Per la prima volta, una squadra composta interamente da detenuti della casa di reclusione di Orvieto prenderà parte a un campionato regionale ufficiale di calcio a cinque. La formazione, iscritta come Asdcr Orvieto C5, è inserita nel girone B della Serie C2 e farà il suo esordio sabato 24 ottobre contro l'Alfina Lupi-Orvietofc Aca.
Il progetto coinvolge complessivamente 19 detenuti, con 14 giocatori convocabili per ciascuna partita. Gli incontri si disputeranno il sabato alle 15 sul campo in erba sintetica della struttura penitenziaria, che ospiterà tutte le gare in calendario, comprese quelle del girone di ritorno. Saranno dunque le squadre avversarie a raggiungere il carcere per affrontare la formazione orvietana.
L'iniziativa è stata presentata a Perugia, nella sede del Comitato regionale umbro della Lega Nazionale Dilettanti, e nasce dalla collaborazione tra il mondo sportivo, le istituzioni e l'amministrazione penitenziaria. La sua realizzazione ha richiesto un lavoro organizzativo complesso, dalle procedure per consentire l'accesso all'istituto agli adempimenti sanitari necessari per garantire ai giocatori l'idoneità alla pratica sportiva.
Oltre alla partecipazione al campionato, il progetto punta a valorizzare il ruolo dello sport nel percorso rieducativo dei detenuti. Allenarsi con regolarità, rispettare le regole della competizione e condividere gli obiettivi della squadra sono parte di un'esperienza che va oltre il risultato agonistico e offre ai partecipanti un'occasione di confronto e responsabilizzazione.
L'esordio del 24 ottobre segnerà così l'avvio di un percorso che mette in relazione il mondo sportivo e la realtà penitenziaria, con lo sguardo rivolto anche al reinserimento sociale.
Il risultato delle partite avrà naturalmente il proprio peso, ma il significato del progetto si misura soprattutto nella possibilità di costruire relazioni, condividere regole e vivere un'esperienza collettiva capace di guardare oltre la quotidianità della detenzione.
Servizio a cura di Giampiero Tasso
La Asdcr Orvieto C5 è stata inserita nel girone B del campionato regionale di Serie C2, composto complessivamente da 13 formazioni. Per il gruppo della casa di reclusione si tratta della prima partecipazione a una competizione federale di questo livello, un traguardo raggiunto attraverso un percorso di preparazione e organizzazione che ha coinvolto più soggetti.
A seguire i giocatori sono due allenatori, che lavorano con il gruppo da circa due mesi e si occupano della preparazione in vista delle gare ufficiali. Saranno loro a scegliere, di volta in volta, i 14 componenti della formazione da convocare per le partite, all'interno di un gruppo complessivo di 19 detenuti, italiani e stranieri. Il primo appuntamento è in programma sabato 24 ottobre, in occasione della seconda giornata di campionato, contro l'Alfina Lupi-Orvietofc Aca.
La partecipazione al torneo richiede un impegno che va oltre la singola partita. Gli allenamenti settimanali, la preparazione atletica e tattica, il rispetto delle indicazioni dei tecnici e la necessità di collaborare con i compagni concorrono a costruire una routine fondata su obiettivi condivisi.
Per chi prende parte al progetto, il campionato rappresenta così un'occasione per sperimentare la dimensione di una squadra, con le responsabilità individuali e collettive che comporta.
Tra i protagonisti del progetto che porterà la Asdcr Orvieto C5 a disputare il campionato regionale di Serie C2 troviamo Luigi Repace, presidente del Comitato regionale Umbria della Figc-Lnd.
Un'iniziativa che, prima ancora di arrivare al fischio d'inizio, ha richiesto un lavoro organizzativo articolato, necessario per conciliare le esigenze di una competizione ufficiale con le procedure e le condizioni di sicurezza proprie di una struttura penitenziaria.
A rendere possibile il campionato è stata la collaborazione tra il mondo sportivo, le istituzioni e l'amministrazione della casa di reclusione. L'organizzazione ha dovuto affrontare questioni tutt'altro che secondarie, a partire dall'accesso delle società avversarie, degli arbitri e degli altri soggetti coinvolti nelle gare, fino agli accertamenti sanitari necessari per consentire ai detenuti di praticare attività agonistica in sicurezza.
Nel suo intervento, Repace ha voluto ringraziare la Regione Umbria, l'Asl Umbria 2 e il dottor Boranga per il contributo offerto, sottolineando inoltre la disponibilità dimostrata dalla dirigenza e dal personale dell'istituto penitenziario.
Un riconoscimento che si estende alle società partecipanti al campionato, chiamate a disputare a Orvieto sia le partite di andata sia quelle di ritorno, rendendo possibile lo svolgimento dell'intero calendario all'interno della struttura.
"Non pensate che sia stato facile: far entrare in carcere le società sportive, le televisioni, gli arbitri e tutte le altre persone coinvolte non è stata cosa di poco conto. Devo ringraziare anche la Regione e l'Asl Umbria 2, che ci hanno permesso di effettuare gli accertamenti necessari per consentire ai detenuti di giocare in sicurezza, comprese le visite di idoneità sportiva.
Anche loro si sono dati da fare e ci ha aiutato il dottor Boranga. L'istituzione carceraria è stata eccezionale, dalla dirigente a tutto il personale. Che dire? Speriamo che tutto vada bene".
Le parole del presidente del Comitato regionale restituiscono la portata del lavoro necessario per trasformare il progetto in una competizione concreta. Non si è trattato soltanto di iscrivere una squadra a un campionato, ma di creare le condizioni affinché giocatori, avversari e direttori di gara potessero partecipare regolarmente agli incontri, nel rispetto delle procedure previste.
Determinante, in questo senso, è stata anche la disponibilità delle società coinvolte, che hanno accettato di adattarsi a una formula organizzativa particolare. Una collaborazione che, come emerge dal riconoscimento espresso da Repace, contribuisce a dare all'iniziativa un significato che supera la dimensione strettamente sportiva: mettere in relazione realtà differenti attraverso il calcio, costruendo un'occasione di partecipazione, confronto e crescita.
La valenza sociale dell'iniziativa è stata evidenziata anche da Bianca Maria Tagliaferri, vicepresidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, intervenuta in rappresentanza della Regione. Il progetto, nella sua prospettiva, offre ai detenuti la possibilità di vivere un'esperienza formativa durante una fase particolarmente delicata della propria vita, attraverso un'attività che unisce impegno, rispetto delle regole e relazioni con gli altri.
"Ci auguriamo che questo percorso rieducativo possa rappresentare una grande esperienza formativa, capace di accompagnarli verso un pieno reinserimento nella società e un ritorno alla vita di tutti i giorni, quando sarà possibile".
Il senso dell'intervento si inserisce nel più ampio dibattito sul ruolo delle attività educative e sportive all'interno degli istituti penitenziari. Il calcio a cinque, con le sue dinamiche di gruppo, richiede capacità di ascolto, collaborazione, disciplina e rispetto dell'avversario.
Il valore del progetto non consiste, quindi, soltanto nell'offrire ai detenuti un'attività con cui impegnare il proprio tempo, ma nel creare un contesto strutturato nel quale sperimentare responsabilità e appartenenza. La squadra diventa un gruppo chiamato a perseguire un obiettivo condiviso, affrontando le difficoltà e accettando le regole che rendono possibile una competizione.
In questo quadro, la partecipazione al campionato regionale assume una dimensione che coinvolge non soltanto i giocatori, ma anche le istituzioni e le società sportive chiamate a collaborare alla riuscita dell'iniziativa. È proprio nell'incontro tra queste realtà che lo sport può diventare uno strumento concreto di inclusione e di apertura verso la comunità.
Una delle caratteristiche più rilevanti del progetto riguarda lo svolgimento dell'intero calendario all'interno della casa di reclusione. Il campo in erba sintetica presente nella struttura consentirà alla squadra di ospitare le gare ufficiali, con appuntamenti fissati al sabato pomeriggio alle 15.
La scelta comporta un'organizzazione particolare, poiché le società avversarie dovranno raggiungere l'istituto per disputare gli incontri. Proprio per questo, il lavoro preparatorio ha richiesto il coinvolgimento dell'amministrazione penitenziaria e delle realtà sportive, chiamate a coordinarsi per garantire il rispetto delle procedure di accesso e delle condizioni necessarie allo svolgimento delle partite.
Il contributo della Regione e dell'Asl Umbria 2, richiamato da Repace, si inserisce nel percorso necessario a consentire la partecipazione dei detenuti in condizioni adeguate, attraverso gli accertamenti sanitari previsti per l'attività agonistica.
Un passaggio fondamentale per trasformare il progetto in una competizione ufficiale e garantire che la dimensione sportiva possa svilupparsi nel rispetto delle regole.
L'iniziativa dimostra così come l'apertura dello sport al contesto penitenziario richieda un lavoro condiviso, nel quale l'organizzazione rappresenta una condizione essenziale per raggiungere l'obiettivo.
La disponibilità delle società partecipanti e la collaborazione istituzionale hanno consentito di superare le difficoltà che avrebbero potuto ostacolare il progetto, permettendo alla squadra di prepararsi al debutto.
L'esordio del 24 ottobre contro l'Alfina Lupi-Orvietofc Aca segnerà l'inizio di una nuova esperienza per i detenuti coinvolti. Per la squadra sarà il momento di mettere alla prova il lavoro svolto durante gli allenamenti e di confrontarsi con gli avversari secondo le regole del campionato. Ma, oltre alla dimensione agonistica, resterà centrale il significato educativo dell'iniziativa.
La preparazione, la continuità degli allenamenti e il rispetto degli impegni contribuiscono a creare una routine nella quale ogni partecipante è chiamato a svolgere il proprio ruolo.
Il confronto con i compagni e con gli avversari può favorire la capacità di gestire le relazioni, accettare le decisioni arbitrali e riconoscere il valore delle regole condivise.
È in questa prospettiva che il progetto della Asdcr Orvieto C5 assume una portata che supera il campo. La partecipazione al campionato regionale rappresenta un'occasione di incontro tra il mondo sportivo e quello penitenziario, con il coinvolgimento di istituzioni e società chiamate a collaborare per rendere possibile un'esperienza concreta.
Il calcio non cancella le difficoltà del percorso detentivo, né può sostituirsi agli altri strumenti educativi e rieducativi. Può però offrire uno spazio nel quale allenare la responsabilità e il rispetto reciproco, dando ai partecipanti la possibilità di misurarsi con un obiettivo comune.
Sabato 24 ottobre il pallone tornerà a rotolare sul campo della casa di reclusione di Orvieto. Sarà l'inizio di un campionato, ma anche la prima tappa di un'esperienza nella quale il risultato sportivo non esaurisce il significato della partita.
Perché, in questo caso, fare squadra significa anche costruire relazioni, assumersi responsabilità e trovare nello sport un'occasione concreta di crescita personale e sociale.