È ancora il futuro dell'Acciai Speciali Terni a riportare al centro del confronto politico ternano il rapporto tra industria, istituzioni e organizzazioni sindacali. A intervenire, questa volta, è Claudio Batini, consigliere comunale di Terni di Alternativa Popolare e presidente dell'associazione “AMICI di Bandecchi”, che interviene dopo le posizioni espresse dalla Fiom-Cgil e dal segretario provinciale Alessandro Rampiconi sul caro energia, sulle prospettive produttive dello stabilimento e sulle ricadute per occupazione e territorio.
La replica di Batini è indirizzata soprattutto al fatto che, a suo giudizio, parte delle contestazioni sarebbe stata rivolta al soggetto istituzionale sbagliato. Il consigliere difende infatti l'operato dell'amministrazione comunale e del sindaco Stefano Bandecchi, sostenendo che le principali leve sulle questioni richiamate nel confronto industriale non siano nella disponibilità di Palazzo Spada, ma facciano capo alla Regione Umbria e al Governo nazionale.
Una distinzione che Batini considera decisiva soprattutto alla luce del tema dell'energia, tornato in primo piano dopo l'allarme lanciato sul futuro della produzione dell'acciaieria. Nella sua presa di posizione richiama inoltre la questione delle concessioni idroelettriche delle centrali di Galleto, la fiscalità, i tavoli ministeriali e il nuovo piano regionale dei rifiuti, collegando tutti questi dossier alla competitività del sistema industriale ternano.
“La linea della Fiom Cgil ha superato ogni limite di coerenza: il segretario provinciale Alessandro Rampiconi tenta di sviare l'attenzione attaccando a testa bassa il Comune di Terni e il sindaco Stefano Bandecchi, dimostrando una sola cosa: la totale incapacità di guardare in faccia i veri responsabili del disastro industriale che si sta consumando sul nostro territorio.”
È dunque sulla corretta individuazione degli interlocutori istituzionali che Batini costruisce la propria replica. Il consigliere sostiene che le difficoltà dell'acciaieria non possano essere ricondotte a decisioni o strumenti nella disponibilità dell'amministrazione comunale e invita la Fiom a rivolgere le proprie richieste alla Regione.
“Siamo davanti al consueto, paradossale teatrino di chi non ha risposte concrete e sbaglia perfino indirizzo dove inviare le richieste dei propri fallimenti. Rampiconi e i suoi compagni vadano a bussare a Palazzo Donini. Vadano a chiedere conto alle stesse identiche persone con cui hanno brindato, sfilato e festeggiato fino a ieri, ignorando sistematicamente gli allarmi lanciati dal sindaco e i dossier che il sottoscritto continua a denunciare pubblicamente da mesi nell'indifferenza generale.” Il riferimento a Palazzo Donini rappresenta il punto politico centrale della nota. Batini attribuisce infatti alla Regione un ruolo determinante rispetto alle questioni che, a suo dire, incidono direttamente sulle condizioni nelle quali opera il polo siderurgico ternano.
Uno dei passaggi più duri della replica riguarda il costo dell'energia. Per Batini, il tema non è soltanto quello dell'attuale livello delle tariffe, ma anche quello delle garanzie e delle scadenze contenute negli accordi che hanno accompagnato il confronto sul futuro dello stabilimento.
Il consigliere contesta in particolare alla Fiom di non aver richiesto garanzie immediate e vincolanti e collega questa posizione all'attuale allarme relativo all'area a caldo di viale Brin.
“Dov’era la Fiom quando si firmavano accordi fumosi senza pretendere garanzie vincolanti e immediate su costi energetici e scadenze certe? Hanno accettato una cambiale in bianco dilazionata al 2029-2030 e oggi che l'azienda paventa concretamente lo spegnimento dell'area a caldo di viale Brin si svegliano dal torpore, cercando disperatamente un capro espiatorio a Palazzo Spada per mascherare la propria inconsistenza contrattuale.”
Il tema dell'area a caldo rappresenta uno degli elementi più delicati richiamati nella nota, perché direttamente collegato alle prospettive produttive dello stabilimento. Batini utilizza quindi l'allarme energetico come chiave per contestare quella che considera una mancata assunzione di responsabilità da parte del sindacato nelle precedenti fasi del confronto.
La critica si sposta quindi sul piano delle competenze istituzionali. Batini elenca gli ambiti che, secondo la sua posizione, non dipendono dall'amministrazione comunale: dalle tariffe energetiche alle concessioni idroelettriche, dalla fiscalità fino ai tavoli ministeriali.
“L'ipocrisia regna sovrana: le leve sulle tariffe energetiche, sulle concessioni idroelettriche delle centrali di Galleto, sulla fiscalità e sui tavoli ministeriali spettano per legge a Regione Umbria e Governo nazionale, non al Comune. Addossare all'amministrazione comunale il costo delle bollette industriali è un miserabile scaricabarile da parte di chi a Perugia e a Roma non tocca palla.” La linea sostenuta dal consigliere è quindi precisa: il Comune può svolgere un ruolo politico e istituzionale di interlocuzione, ma non dispone degli strumenti normativi e decisionali che Batini considera necessari per intervenire direttamente sui principali fattori economici indicati nella discussione sul futuro di Ast.
Oltre all'energia, nella nota compare un altro dossier che secondo Batini potrebbe avere ricadute sul tessuto produttivo ternano: quello dei rifiuti. Il consigliere afferma di aver sollecitato pubblicamente i vertici sindacali sul nuovo piano regionale dei rifiuti, sostenendo che le scelte adottate a livello regionale possano tradursi in un ulteriore peso economico per le imprese del territorio e, in particolare, per il ciclo dell'acciaieria.
“E il silenzio della Cgil assume i contorni della totale corresponsabilità politica quando si parla di rifiuti: da settimane sollecito pubblicamente i vertici sindacali sulla mazzata imminente del nuovo piano regionale dei rifiuti calato dall'alto da Perugia, un salasso colossale che si accollerà sulle spalle del tessuto produttivo ternano a partire proprio dal ciclo dell'acciaieria. Anche su questo fanno finta di non sentire, girano la testa dall'altra parte e tacciono per non disturbare i manovratori politici regionali.” Anche su questo fronte, dunque, Batini colloca il confronto soprattutto sul rapporto tra Terni e Regione. La questione dei costi del ciclo dei rifiuti viene inserita dal consigliere nel quadro più generale della competitività del territorio, insieme al costo dell'energia e agli altri fattori economici richiamati nella nota.
Il passaggio successivo riguarda direttamente il sindaco Stefano Bandecchi. Batini rivendica all'amministrazione comunale la capacità di assumere posizioni e di intervenire nel confronto pubblico, ma ribadisce contemporaneamente i limiti delle competenze di Palazzo Spada rispetto alle decisioni regionali e nazionali.
“Poi, quando il banco salta e la situazione precipita, vengono a piangere dall'unico che sa prendere decisioni, metterci la faccia e risolvere i problemi: Stefano Bandecchi. Ma Bandecchi guida il Comune di Terni, non una Regione che continua scientemente a curare interessi che sono l'esatto opposto di quelli dei lavoratori e della città di Terni.”
Nel suo intervento Batini affronta anche il tema del progetto stadio-clinica, chiamato in causa nel confronto politico. Il consigliere respinge l'idea che un investimento privato nel settore sanitario e nelle infrastrutture cittadine possa essere contrapposto alle esigenze del sistema industriale.
“Fa ridere, se non facesse piangere, tirare in ballo il progetto stadio-clinica: rinfacciare investimenti privati su sanità e infrastrutture cittadine svela la miopia ideologica e ottusa di una sinistra sindacale che vorrebbe un territorio immobile, depresso e condannato per sempre alla monocultura e all'elemosina di Stato. Lo stadio-clinica porta ricchezza, lavoro e diversificazione economica, non ne toglie.” È qui che la replica assume una prospettiva più ampia sul modello di sviluppo della città.
Batini contrappone infatti alla tradizionale centralità della siderurgia la necessità di favorire una maggiore diversificazione dell'economia ternana, indicando nel progetto stadio-clinica un esempio di investimento che, nella sua lettura, potrebbe contribuire a questo processo.
La conclusione della nota è un nuovo affondo nei confronti della Cgil e della Fiom. Batini chiede al sindacato di rispondere nel merito alle contestazioni sollevate e lega il confronto politico alla necessità di individuare con precisione responsabilità e competenze.
“Le chiacchiere stanno a zero e il tempo dei comodi silenzi è scaduto: o la Cgil esce dall'ambiguità e risponde punto su punto a queste accuse aperte, oppure accetti la realtà dei fatti e chieda scusa ai lavoratori per averli portati dritti contro un muro.”