30 Sep, 2026 - 17:20

Allarme cinghiali a Terni, scontro Bandecchi-Regione: "Senza fondi impossibile contenerli"

Allarme cinghiali a Terni, scontro Bandecchi-Regione: "Senza fondi impossibile contenerli"

Cinghiali sempre più numerosi e risorse ancora insufficienti per contenerli. Dopo la replica del vicepresidente della Provincia di Terni, Francesco Ferranti, anche il presidente Stefano Bandecchi interviene nella polemica con l’assessore regionale Simona Meloni e respinge l’accusa di una gestione carente dei fondi.

“È inesatto dire che abbiamo problemi a rendicontare”, precisa Bandecchi, ricordando che le spese della Polizia provinciale sono state documentate e rimborsate dalla Regione. Il punto, secondo il presidente, resta la mancanza di finanziamenti adeguati. Nel 2025 gli agenti hanno contribuito all’abbattimento di 1.737 cinghiali, ma il dato non basta a fronteggiare la capacità riproduttiva della specie.

Per il 2026 la Provincia attende ancora i 200mila euro richiesti e la firma della nuova convenzione. Stefano Bandecchi accusa la Regione di non aver mantenuto gli impegni e chiude con una frase ternana: “Senza lilleri non si lallera”.

Emergenza cinghiali a Terni: lo scontro sui fondi regionali

Il dibattito politico e amministrativo sulla gestione della fauna selvatica sul territorio umbro si accende. Al centro della querelle istituzionale c'è la dotazione finanziaria destinata alla Polizia provinciale di Terni. Rispondendo direttamente alle dichiarazioni diffuse dall'esponente della giunta regionale, Stefano Bandecchi ha voluto chiarire in via preliminare la correttezza contabile del proprio ente.

Il presidente sottolinea come fino a giugno 2025 l'attività di vigilanza ittico-venatoria sia stata svolta nel pieno rispetto della convenzione. La rendicontazione, regolarmente inviata il 27 novembre 2025, ha infatti prodotto un rimborso di 20.000 euro erogato dalla Regione il 28 aprile 2026. “È inesatto che abbiamo problemi a rendicontare”, ribadisce con fermezza.

Abbattimenti insufficienti e lettera di 33 sindaci al prefetto Orlando

L'attenzione si sposta poi sui numeri operativi. I dati esibiti dall'assessore Meloni parlano di un incremento del 51,8% per gli abbattimenti del 2025, pari a 593 capi in più rispetto allo storico, portando il totale a 1.737 esemplari neutralizzati. Un bilancio che Bandecchi definisce senza mezzi termini “mediocre”, non per demerito degli agenti - operativi per un solo semestre e con risorse esigue - ma per la natura stessa dell'emergenza faunistica.

La matematica riproduttiva degli ungulati, ricorda la Provincia, è impietosa: una singola scrofa partorisce in media otto suinetti per due volte l'anno. Il calcolo dimostra che, prendendo in esame un campione di sole 500 femmine, si generano circa 8.000 nuovi esemplari ogni dodici mesi.

Una proliferazione incontrollata che ha già spinto 33 sindaci del territorio a rivolgersi direttamente al Prefetto di Terni, il quale, avvertendo la gravità della situazione, ha paragonato i 1.700 abbattimenti a una “goccia d'acqua in un mare”.

Costi legali, promesse mancate e l'impasse del 2026

Oltre all'impatto sulla sicurezza stradale e sull'agricoltura locale, l'invasione dei cinghiali produce un grave danno economico pubblico. Gli incidenti causati dalla specie generano un contenzioso continuo, costringendo l'ente regionale a esborsi onerosi tra cause giudiziarie e risarcimenti diretti che vanno a incidere pesantemente sul bilancio. Arrivati a ottobre 2026, la paralisi amministrativa appare evidente: la nuova convenzione non è ancora stata sottoscritta e la Provincia di Terni attende lo stanziamento vitale di 200mila euro, reputato essenziale per riattivare i mezzi di contenimento. Un'impasse che, stando alle parole di Bandecchi, coinvolgerebbe anche la Provincia di Perugia, la quale si troverebbe in attesa di un contributo di 400mila euro.

Mantenendo un profilo istituzionale, Bandecchi riconosce a Simona Meloni di essere una “persona ragionevole”, pur non lesinando critiche sugli impegni disattesi. Il presidente rievoca un vertice tenutosi a giugno 2025, in cui l'assessore aveva prospettato un'integrazione di circa 80mila euro per le attività faunistico-venatorie dell'anno in corso; fondi poi mai arrivati a causa di limiti di bilancio, un esito accettato “serenamente” dall'amministrazione provinciale.

Tuttavia, sulla pianificazione del 2026 le distanze sono rimaste incolmabili: a fronte della formale richiesta di 200mila euro, la Regione aveva ipotizzato un contributo massimo compreso tra i 100 e i 150mila euro, cifra mai concretizzatasi in un accordo siglato. Ad oggi, la Polizia provinciale è costretta a limitarsi alla mera verifica delle comunicazioni degli interventi disposti dall'Atc3 per questioni di stretta sicurezza pubblica. L'ente di Palazzo Bazzani si dichiara a completa disposizione di sindaci e cittadini per sviluppare piani coordinati di gestione del problema, ma il messaggio finale di Stefano Bandecchi suona come un aut aut finanziario definitivo in slang ternano: “Senza lilleri non si lallera”.

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