19 Oct, 2026 - 15:46

Alunni con disabilità, in Umbria il numero è più che raddoppiato dal 2011: i risultati dello studio

Alunni con disabilità, in Umbria il numero è più che raddoppiato dal 2011: i risultati dello studio

Il numero degli alunni con disabilità nelle scuole umbre è più che raddoppiato dal 2011 a oggi. Un dato che testimonia i cambiamenti avvenuti nel sistema scolastico regionale e richiama l’attenzione sulla necessità di garantire percorsi di inclusione efficaci, capaci di accompagnare i ragazzi non soltanto durante le ore di lezione, ma anche nella vita sociale e nella costruzione del proprio futuro.

È quanto emerge dalla ricerca “Una scuola per tutti. L'inclusione socio scolastica delle alunne e degli alunni con disabilità in Umbria”, presentata venerdì 16 ottobre nella sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni, a Perugia.

Dallo studio emerge un quadro articolato. I genitori esprimono, nel complesso, una valutazione positiva del percorso scolastico dei figli, riconoscendo in particolare il ruolo degli insegnanti di sostegno. Il livello di soddisfazione, tuttavia, tende a diminuire in presenza di disabilità più gravi, di condizioni economiche familiari più fragili e di difficoltà nelle relazioni con i compagni.

La crescita del numero degli studenti costituisce il punto di partenza di un’indagine che amplia lo sguardo alle condizioni in cui si realizza concretamente l’inclusione.

L’attenzione non si limita alla frequenza scolastica e al rapporto con gli insegnanti, ma si estende alle opportunità di socializzazione, al sostegno offerto alle famiglie e alla possibilità di costruire percorsi di autonomia anche dopo la conclusione degli studi. Un passaggio centrale per valutare quanto l’inclusione riesca a tradursi in opportunità concrete, dentro e fuori la scuola.

Servizio di Manuela Puletti

Inclusione scolastica in Umbria, la ricerca tra scuola, famiglie e servizi

Lo studio è stato promosso dall'associazione Elisa 83 con la collaborazione dell'Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità.

Il lavoro è stato curato da Ugo Carlone, docente di Programmazione delle politiche sociali all'Università degli Studi di Perugia, insieme a Patrizia Cecchetti, dirigente del servizio sociale della Usl Umbria 1, Pierangelo Cenci, funzionario della stessa azienda sanitaria, e alle assistenti sociali specialiste Giulia Mandoloni e Lucia Maracaglia.

La ricerca nasce dall'esigenza di raccogliere informazioni capaci di descrivere il processo educativo nel suo insieme, affiancando ai dati quantitativi un approfondimento qualitativo sulle esperienze degli studenti e dei loro familiari.

Il questionario è stato rivolto ai genitori di alunni con certificazione ai sensi della legge 104/92, frequentanti scuole umbre di ogni ordine e grado. Alla rilevazione si sono aggiunte interviste e focus group con genitori, rappresentanti delle associazioni, dirigenti scolastici, insegnanti, neuropsichiatri, operatori, ricercatori, alunni ed ex alunni.

L'obiettivo è osservare l'inclusione da più punti di vista, mettendo in relazione l'esperienza scolastica con quella vissuta fuori dall'aula. Un approccio che consente di individuare non soltanto gli aspetti del percorso educativo valutati positivamente, ma anche le difficoltà che possono condizionare la partecipazione alla vita della comunità.

Alunni con disabilità in Umbria, il giudizio delle famiglie e il ruolo degli insegnanti di sostegno

Tra gli elementi emersi dall'indagine figura il giudizio complessivamente positivo dei genitori sul percorso scolastico dei figli. In particolare, viene riconosciuto il ruolo degli insegnanti di sostegno, una componente centrale nell'accompagnamento degli alunni e nella costruzione di condizioni favorevoli all'apprendimento.

La valutazione, tuttavia, non è uniforme. La ricerca segnala una minore soddisfazione quando la disabilità è più grave, le condizioni economiche della famiglia sono più difficili o le relazioni con i compagni presentano maggiori ostacoli. Fattori diversi, che possono intrecciarsi e incidere sulle possibilità di partecipazione degli studenti.

Il quadro invita quindi a distinguere tra la presenza degli alunni nel sistema scolastico e la qualità dell'esperienza di inclusione. La frequenza e il sostegno educativo sono elementi fondamentali, ma non esauriscono la complessità dei bisogni: contano anche le relazioni, la possibilità di condividere attività con i coetanei e il supporto che accompagna le famiglie nel percorso di crescita.

È proprio nell'intreccio tra scuola, servizi e contesto familiare che la ricerca individua uno degli ambiti da approfondire per orientare gli interventi futuri.

Inclusione sociale, le difficoltà fuori dalla scuola e il rischio di isolamento

Le criticità più evidenti riguardano ciò che accade oltre l'orario delle lezioni. Costruire relazioni al di fuori della scuola può risultare difficile, con il rischio che i ragazzi e le loro famiglie sperimentino situazioni di solitudine e isolamento.

La questione amplia il significato stesso dell'inclusione scolastica. La possibilità di frequentare la scuola rappresenta una componente essenziale del percorso, ma non garantisce automaticamente opportunità di socializzazione nel tempo libero e nella vita quotidiana. Per questo, secondo quanto emerge dalla ricerca, è necessario considerare anche le condizioni che permettono ai ragazzi di coltivare relazioni e partecipare alle attività della comunità.

Le difficoltà economiche possono rendere ancora più complesso affrontare questo percorso, soprattutto quando si sommano a bisogni di sostegno più articolati. La soddisfazione delle famiglie risente infatti anche delle risorse disponibili e della possibilità di contare su una rete di servizi e relazioni in grado di accompagnarle.

Un altro momento delicato è quello della conclusione degli studi. Per molti nuclei familiari, il termine del percorso scolastico può coincidere con un vuoto nelle prospettive future, soprattutto quando manca un Progetto di vita concreto, capace di individuare obiettivi e opportunità per il periodo successivo.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto l'inclusione durante gli anni della scuola, ma anche la continuità degli interventi e la possibilità di costruire percorsi di autonomia, formazione e partecipazione sociale nel tempo.

Patrizia Cecchetti: "Speriamo che questa ricerca possa essere una base solida"

A illustrare il valore dello studio è stata anche Patrizia Cecchetti, dirigente del servizio sociale della Usl Umbria 1, che ha sottolineato l'importanza di disporre di informazioni utili a comprendere la condizione degli alunni con disabilità sia durante il tempo scolastico sia in quello extrascolastico.

La ricerca, ha spiegato, consente di approfondire le esperienze dei ragazzi e il modo in cui le famiglie vivono i rapporti con la scuola, i servizi e il contesto sociale. Un patrimonio di informazioni che può essere messo a disposizione dell'Osservatorio regionale per contribuire alla definizione delle future politiche sociali.

"Speriamo che questa ricerca possa essere una base solida per conoscere meglio anche dal punto di vista qualitativo la vita di questi ragazzi", ha dichiarato Cecchetti.

L'intento è affiancare alla fotografia quantitativa del fenomeno una conoscenza più approfondita delle esperienze quotidiane, così da individuare bisogni e criticità che non sempre emergono dai soli dati numerici. Il lavoro dell'Osservatorio punta, in questa prospettiva, a offrire strumenti di analisi utili alla programmazione degli interventi.

Palazzo Cesaroni, le istituzioni: accessibilità, pari opportunità e Progetto di vita

Il convegno ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni regionali, provinciali e comunali, insieme ai referenti del mondo scolastico e dell'Osservatorio. I saluti istituzionali sono stati aperti dalla presidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, Sarah Bistocchi.

Sono intervenuti la presidente della Regione Stefania Proietti, la consigliera provinciale delegata all'edilizia scolastica Francesca Pasquino, l'assessora del Comune di Perugia Costanza Spera, che ha portato i saluti della sindaca Vittoria Ferdinandi, e l'assessore regionale Fabio Barcaioli.

Proietti ha richiamato il legame tra istruzione e pari opportunità: "La scuola e l'università - ha affermato la presidente Proietti - sono, per loro natura, i luoghi in cui includere e accogliere. Ma l'inclusione passa per un concetto di pari opportunità molto più ampio dell'accezione che spesso diamo a questo termine".

Sul fronte dell'accessibilità degli edifici scolastici si è soffermata Francesca Pasquino, sottolineando il ruolo degli spazi e dell'eliminazione delle barriere architettoniche.

"Una scuola è davvero inclusiva - ha affermato Pasquino - quando è capace di accogliere ogni studente, anche attraverso spazi adeguati. Per questo la Provincia è impegnata nella cura degli edifici delle scuole superiori: accessibilità, abbattimento delle barriere architettoniche e sicurezza sono condizioni indispensabili perché il diritto all'inclusione non resti solo sulla carta".

Costanza Spera ha posto invece l'accento sulla necessità di costruire percorsi personalizzati e su una collaborazione che coinvolga anche le famiglie e il territorio.

"Garantire una scuola accessibile a una persona con disabilità - ha sottolineato Spera - non significa semplicemente assicurarle un banco, ma costruire percorsi personalizzati, tarati sulle sue capacità di apprendimento e sulla sua visione di futuro.

La scuola non può farlo da sola: serve una rete tra le famiglie, le associazioni e le istituzioni, una comunità attiva anche dopo il suono della campanella".

Una scuola per tutti, il lavoro dell'Osservatorio regionale per il futuro degli studenti

A introdurre il convegno sono stati Bianca Maria Tagliaferri, presidente dell'Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità, Giancarlo Cencetti dell'Ufficio scolastico regionale e Adolfo Orsini, presidente dell'associazione Elisa 83.

La giornata è proseguita con una tavola rotonda dedicata ai diversi ambiti di attività dell'Osservatorio. Riccardo Magni ha approfondito il tema dell'accessibilità universale, Pierangelo Cenci quello del Progetto di vita, Rita Coccia il settore dell'educazione e dell'istruzione, mentre Valeria Meo è intervenuta per formazione, occupazione e lavoro in sostituzione di Antonio Francese.

Le conclusioni sono state affidate a Sabrina Boarelli, già dirigente tecnica del Ministero dell'Istruzione ed ex dirigente dell'Ufficio scolastico regionale dell'Umbria. A moderare i lavori è stato Paolo Giovagnoni, responsabile dell'Ufficio stampa dell'Assemblea legislativa.

Nel suo intervento, Tagliaferri ha richiamato la necessità di considerare la persona con disabilità protagonista delle scelte che la riguardano: "La persona con disabilità - ha spiegato Bianca Maria Tagliaferri - non ha solo diritto a un progetto di vita, ma deve parteciparvi ed esprimersi con le proprie aspettative e i propri desideri.

La scuola resta centrale, ma si colloca in un orizzonte più ampio. Le esperienze riuscite dimostrano che è possibile: il cammino è lungo e difficile, ma dobbiamo affrontarlo con coraggio".

La ricerca presentata a Palazzo Cesaroni consegna quindi un quadro nel quale ai progressi e alla valutazione positiva di una parte significativa dell'esperienza scolastica si affiancano bisogni che richiedono risposte coordinate.

Il raddoppio degli alunni con disabilità dal 2011 conferma la rilevanza del tema per il sistema educativo regionale; le difficoltà nelle relazioni sociali e nel passaggio alla vita adulta indicano, invece, la necessità di rafforzare la continuità tra scuola, servizi e comunità.

La sfida è fare in modo che l'inclusione non si esaurisca con la frequenza scolastica, ma possa tradursi in opportunità concrete di partecipazione, relazioni e autonomia. È su questa prospettiva che i dati raccolti potranno contribuire al lavoro dell'Osservatorio regionale e alla programmazione delle politiche dedicate agli alunni con disabilità e alle loro famiglie.

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