26 Sep, 2026 - 18:30

Amanda Knox torna sul caso Kercher in tv: da Meredith a Sollecito e Lumumba

Amanda Knox torna sul caso Kercher in tv: da Meredith a Sollecito e Lumumba

A Verissimo Knox affronta le polemiche sullo spettacolo Cartwheel e ripercorre i passaggi più dolorosi della vicenda di Perugia: il rapporto con la famiglia Kercher, Raffaele Sollecito, Patrick Lumumba e il ritorno in Italia.

Amanda Knox torna a parlare pubblicamente del delitto di Meredith Kercher e delle conseguenze che quella vicenda continua ad avere, a quasi vent'anni dall'omicidio avvenuto a Perugia. Lo fa a Verissimo, nell'intervista con Silvia Toffanin che andrà in onda domenica alle 16.30 su Canale 5.

Per la prima volta Knox sarà ospite della trasmissione insieme al marito Christopher Robinson e ai figli Eureka ed Echo. Al centro dell'intervista, anticipata da Mediaset, ci sono soprattutto le polemiche suscitate dal suo recente spettacolo di stand-up comedy Cartwheel, nel quale ripercorre anche gli anni successivi all'omicidio della studentessa inglese.

Knox respinge l'accusa di avere trasformato una tragedia in materiale da spettacolo. «Non faccio ironia su un omicidio», afferma, contestando anche l'idea che il suo lavoro possa contribuire a banalizzare la violenza contro le donne.

Il rapporto con la famiglia Kercher e il nome di Rudy Guede

Uno dei passaggi più delicati riguarda proprio i familiari di Meredith Kercher. Knox riconosce pienamente il loro dolore: «La famiglia di Meredith ha perso una figlia e una sorella nel modo più atroce possibile e quindi è giustificata nel sentirsi per sempre arrabbiata». Subito dopo, però, aggiunge: «Mi spiace che si sentano feriti dalla persona sbagliata».

È il punto centrale della sua ricostruzione. Knox sostiene che ogni volta che racconta ciò che è accaduto a lei finisce inevitabilmente per parlare anche di Meredith. E torna sul ruolo di Rudy Guede, condannato per il delitto, osservando come il suo nome, a suo giudizio, sia rimasto molto meno impresso nell'immaginario collettivo rispetto a quello suo e di Raffaele Sollecito.

«Il fatto che nessuno ricordi il nome della persona che l'ha violentata e uccisa è una tragedia», afferma nell'intervista.

Knox interpreta inoltre l'intera vicenda attraverso il tema della misoginia: «Le è stata tolta la vita come se non valesse niente e io sono stata messa in carcere come se non valessi niente, quando eravamo entrambe innocenti».

La morte di Meredith Kercher, studentessa britannica di 21 anni, avvenne a Perugia nel novembre 2007. Knox e Sollecito furono coinvolti in un lunghissimo procedimento giudiziario conclusosi, per l'accusa di omicidio, con la loro assoluzione.

Sollecito, il viaggio a Gubbio e le scuse a Lumumba

Nell'intervista trova spazio anche il rapporto con Raffaele Sollecito, all'epoca fidanzato di Knox. I due, racconta, hanno mantenuto un legame affettivo: «Ci vogliamo ancora bene».

Knox ricorda anche un episodio dal forte valore simbolico. Tornata in Italia, ha finalmente compiuto insieme a Sollecito quel viaggio a Gubbio che i due avrebbero dovuto fare proprio la mattina in cui venne scoperto l'omicidio.

«Lui spingeva il passeggino di mia figlia. Un artista di strada si è avvicinato e gli ha chiesto se fosse sua la bambina e lui ha risposto di no. In quel momento mi è venuto in mente che le nostre vite potevano essere diverse», racconta.

Un altro capitolo ancora aperto riguarda Patrick Lumumba, che Knox accusò inizialmente dell'omicidio e che risultò poi completamente estraneo alla vicenda. Per quelle accuse Knox è stata condannata per calunnia.

A Verissimo torna sull'episodio: «Ho chiesto scusa a Patrick Lumumba, perché è stato messo in carcere, ha perso il suo locale, ha perso tanto, ma le mie scuse non gli bastano».

Sono quindi molti i fili che l'intervista riannoda: il rapporto con la memoria di Meredith, il processo, Sollecito, Lumumba, il ritorno in Italia e ora le polemiche sul modo in cui Knox ha scelto di raccontare pubblicamente la propria esperienza.

A chiudere l'anticipazione è il marito Christopher Robinson, che descrive Knox come «la persona più coraggiosa che io conosca». «Sono veramente orgoglioso di lei», aggiunge, sottolineando quanto la moglie rappresenti per lui un esempio di forza personale.

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