29 Sep, 2026 - 08:30

Ast Terni, investiti 516 milioni ma pesa il nodo energia: le reazioni dopo il tavolo al Mimit

Ast Terni, investiti 516 milioni ma pesa il nodo energia: le reazioni dopo il tavolo al Mimit

Il primo Comitato esecutivo sull’Accordo di programma per il rilancio di Acciai Speciali Terni certifica la progressione tangibile dei cantieri industriali, ma fa riemergere con forza l’ostacolo strutturale che condiziona la siderurgia nazionale: la forbice insostenibile del costo dell’energia. Nella sede romana del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, davanti al ministro Adolfo Urso, ai rappresentanti del Governo, della Regione Umbria, del Comune di Terni, dei vertici del Gruppo Arvedi e delle parti sociali, l’azienda ha tracciato il consuntivo della messa a terra del piano di rilancio. Dei 557 milioni di euro previsti, 516 milioni risultano formalmente già utilizzati, confermando una decisa spinta all’ammodernamento degli impianti.

Eppure, la traiettoria industriale sconta una pesante ipoteca: rimangono congelati oltre 400 milioni di euro destinati alla partita strategica della produzione di acciaio magnetico. Mentre la maggioranza di governo rivendica la tempestività del monitoraggio e il rispetto degli impegni, l’opposizione del Partito Democratico e le sigle metalmeccaniche invocano interventi rapidi sui listini energetici e sull’approvvigionamento del rottame ferroso. Per le delegazioni di Fiom, Fim, Fismic e Uilm, la tutela dei livelli occupazionali e della capacità produttiva passa unicamente da prezzi calmierati, stabilità delle forniture e scadenze non più derogabili.

Il bilancio degli investimenti al Mimit tra cantieri aperti e il blocco strategico della linea del magnetico

I numeri portati dal management dello stabilimento di viale Brin fotografano una prima fase di trasformazione ad alta intensità economica. Sull’ammontare complessivo di 550 milioni di euro pianificato dal 2022, 516 milioni di euro sono già stati lanciati e impiegati, a cui si sommano circa 104 milioni di euro destinati ad ambiente e sicurezza nei reparti. Un’iniezione di liquidità che attesta l’esecuzione industriale da parte del Gruppo Arvedi, ma che deve fare i conti con lo stallo del secondo grande pilastro dello sviluppo siderurgico di Terni.

A pesare in modo determinante sulla programmazione futura sono infatti i 411-412 milioni di euro stanziati per l’acciaio magnetico, un segmento ad alto valore aggiunto rimasto in stand-by a causa delle incertezze legate a costi e reperibilità delle forniture elettriche. A destare allarme sono soprattutto le prospettive di mercato per il biennio 2027-2028, con proiezioni del Prezzo Unico Nazionale (PUN) superiori ai 100 euro/MWh e quotazioni del gas naturale verso gli 80 euro/MWh: parametri critici per un sito industriale energivoro come quello ternano.

L'avvio formale dei lavori ministeriali viene rivendicato dalla maggioranza parlamentare come un cambio di passo nella gestione delle crisi industriali. Il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, presidente della Commissione Lavoro, Sanità e Previdenza sociale a Palazzo Madama, sottolinea il valore della presenza governativa: “Il primo Comitato esecutivo sull'Accordo di programma per il rilancio dell’acciaieria Ast di Terni conferma una cosa molto chiara: il Governo Meloni mantiene gli impegni e passa dalle parole ai fatti. L’avvio del monitoraggio da parte del Mimit e la presenza del ministro Urso al tavolo dimostra che non basta sottoscrivere un accordo, ma è necessario seguirne concretamente l’attuazione, verificando il rispetto degli obiettivi e del cronoprogramma. Dopo anni di incertezza, oggi c’è un Governo che sceglie di esserci, di assumersi le proprie responsabilità e di accompagnare il rilancio di Ast fino alla sua piena realizzazione. Questa è la politica industriale che serve al Paese: presenza, visione e concretezza”.

Le istanze della Regione Umbria e l’incalzare del Pd sulla governance delle concessioni idroelettriche

Sul versante istituzionale territoriale, il confronto ha registrato le misure esposte dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti insieme agli assessori De Rebotti e De Luca. La giunta regionale ha portato sul tavolo il tavolo tecnico sul disegno di legge regionale pre-adottato sulle grandi derivazioni idroelettriche, definendo il cronoprogramma amministrativo in vista della scadenza delle concessioni idroelettriche prevista nel 2029. A ciò si affiancano l'impegno ad avviare la procedura di gara per la centrale idroelettrica di Pentima e la disponibilità a supportare nelle sedi dell'Unione Europea le normative a difesa della competitività della siderurgia.

Dal fronte dell’opposizione regionale, il segretario del Partito Democratico dell’Umbria, Damiano Bernardini, sollecita un’immediata assunzione di responsabilità da parte dell’esecutivo centrale: “Come Pd regionale seguiamo con attenzione la vicenda Arvedi-AST. In gioco c'è sia il futuro di un player nazionale dell'acciaio che un pezzo importante dello sviluppo economico dell’Umbria. Coesistono il rilancio di un settore, con le relative istanze tecno-ecologiche e di performance e la prospettiva per tanti lavoratori e le loro famiglie. In una singola vicenda si tengono insieme tutti gli elementi di una sfida profonda per il nostro territorio. Bene i punti espressi al tavolo del MIMIT da parte della presidente della Regione Stefania Proietti e dagli assessori De Rebotti e De Luca: il tavolo tecnico sul disegno di legge regionale pre-adottato sulle grandi derivazioni idroelettriche, il cronoprogramma con le diverse fasi amministrative fino alla scadenza delle concessioni idroelettriche, prevista nel 2029, l’avvio nel più breve tempo possibile della procedura di gara per la centrale idroelettrica di Pentima e la disponibilità a sostenere in sede europea i provvedimenti nazionali per la competitività della siderurgia sono gli elementi centrali dell'impegno regionale. Rimane però l’allarme circa il costo dell’energia e su questo ci aspettiamo uno scatto in avanti da parte del Governo, anche in Europa. L’azione di sistema proprio sull'energia, richiamata dal Ministro Urso, deve essere rapida, efficace e non annegare nell’imminente dialettica elettorale. Il rilancio dello stabilimento di Terni non può aspettare. Il Partito Democratico dell’Umbria sta già lavorando ad una iniziativa dedicata al fine di evitare ‘distrazioni’ da parte del governo di Giorgia Meloni”.

La voce dei metalmeccanici tra urgenza approvvigionamenti, tenuta degli organici e competitività di fabbrica

Le rappresentanze sindacali hanno ribadito come l'attuazione degli accordi si stia scontrando con un quadro macroeconomico mutato rispetto alle premesse iniziali. Per la Fiom-Cgil, il coordinatore nazionale siderurgia Loris Scarpa e il segretario generale di Terni Alessandro Rampiconi pongono l'accento sulla necessità di definire le partite industriali prima dei termini di concessione: “Si è appena concluso il tavolo di monitoraggio dell’accordo di programma di Acciai Speciali Terni, richiesto otto mesi fa dalle Segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm, in un contesto profondamente diverso da quello attuale. Oggi il percorso assume carattere di urgenza: l’aumento dei costi energetici e la crisi internazionale pesano anche sull’intero comparto siderurgico italiano. L’azienda ha illustrato lo stato di avanzamento del programma di investimenti: a oggi sono stati utilizzati 516 milioni di euro rispetto ai 557 milioni previsti. Restano invece in sospeso i 411 milioni di euro destinati al magnetico. Dal nostro punto di vista, gli investimenti previsti si avviano alla conclusione in uno scenario più difficile di quello in cui erano stati programmati. Per questo è urgente che le istituzioni affrontino e risolvano, prima del 2029, le questioni legate ai costi dell’energia e all’approvvigionamento del rottame. Come Fiom abbiamo chiesto il rispetto degli impegni occupazionali, a partire dal completamento delle stabilizzazioni, e un turnover che contribuisca a migliorare l’organizzazione del lavoro e le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Sulla stessa linea di allerta si colloca la Fim-Cisl, con il segretario nazionale Valerio D’Alò e il segretario generale dell'Umbria Simone Liti, che evidenziano come la sostenibilità economica delle tariffe sia il presupposto per la stabilità sociale: “Come Fim Cisl valutiamo positivamente l'attivazione e la natura di questa convocazione. Il Comitato Esecutivo è uno strumento di governance che abbiamo fortemente rivendicato per monitorare, passo dopo passo, la messa a terra degli Accordi di Programma. L'azienda, ad oggi, sta mantenendo gli impegni assunti sia per quanto riguarda la salvaguardia occupazionale, sia sul fronte degli investimenti, non solo industriali ma anche e soprattutto ambientali. Tuttavia resta il nodo dell'energia. Per la Fim Cisl è impensabile che un Paese – seguendo le direttive europee sulla decarbonizzazione – non garantisca contestualmente le condizioni abilitanti affinché questa transizione avvenga senza contraccolpi sociali. La prima di queste condizioni è il costo dell'energia, che deve essere reso competitivo ma, soprattutto, stabile nel tempo. I costi energetici hanno un impatto strutturale sui bilanci delle aziende siderurgiche: senza stabilità energetica, viene meno la stabilità occupazionale e la qualità del lavoro, e si mette a repentaglio la tenuta industriale del Paese. Come Fim Cisl continueremo a monitorare l'avanzamento degli investimenti nei tempi previsti. Al contempo chiediamo a Regione e Comune che gli impegni assunti vengano tradotti in fatti. Ci aspettiamo, in particolare, che la legge regionale promessa veda la luce entro la fine dell'anno. La continuità di queste sinergie è fondamentale per la buona riuscita di un investimento importante per la siderurgia del nostro Paese”.

La richiesta di anticipare le tappe dell’accordo per non scaricare i rincari sulla forza lavoro

Anche la Fismic Confsal, attraverso il segretario territoriale Andrea Difino e il coordinatore di stabilimento Marco Bruni, insiste sul fatto che il piano di crescita non possa prescindere dalla risoluzione delle forniture strategiche e del mercato del rottame: “Valutiamo positivamente il confronto e la presenza del ministro Adolfo Urso perché confermano l’attenzione delle istituzioni verso uno stabilimento strategico per il territorio e per l’intero sistema siderurgico nazionale. Gli investimenti realizzati dal Gruppo Arvedi rappresentano un segnale importante, ma oggi è necessario affrontare con urgenza il nodo dell’energia. Per un sito come quello di Terni il costo dell’energia incide direttamente sulla competitività, sulla capacità di continuare a investire e, di conseguenza, sulle prospettive occupazionali. È positivo che Governo e Regione stiano lavorando su questo fronte, ma servono soluzioni concrete e tempi compatibili con le esigenze dell’industria: AST deve essere messa nelle condizioni di competere già oggi. Per la Fismic Confsal resta inoltre strategico il tema del rottame, sia nel percorso di decarbonizzazione sia rispetto alla competitività del ciclo produttivo. La priorità per noi è chiara: difendere produzione, investimenti e occupazione a Terni. Gli investimenti già realizzati dimostrano che esiste una prospettiva industriale. Adesso occorre tutelarla, facendo seguire agli impegni strumenti concreti, tempi certi e risultati verificabili”.

A chiudere il quadro delle istanze è la Uilm, che richiama l’attenzione sui carichi di produttività già sostenuti dalle maestranze. Il segretario nazionale Guglielmo Gambardella e il segretario provinciale Simone Lucchetti ribadiscono l’esigenza di riallineare il cronoprogramma operativo: “Abbiamo chiesto di anticipare la realizzazione degli impegni previsti dall’Accordo di programma di Terni. Il contesto, ad un anno dalla firma dell’accordo, è cambiato e quindi occorre adeguare il cronoprogramma degli interventi per attenuare l’impatto dell’incidenza del costo dell’energia arrivato, negli ultimi mesi, a livelli insostenibili. L’azienda ha fatto la sua parte effettuando gli investimenti, per oltre un miliardo fra quello realizzato e quello già pianificato, oltre il budget inizialmente previsto, e incrementando l’occupazione di oltre 50 unità. Anche i lavoratori hanno fatto la propria parte contribuendo con la riorganizzazione del lavoro efficientando la produttività. Per questo motivo non accetteremo che l’eventuale accentuarsi del problema del costo dell’energia si scarichi sui lavoratori”.

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