07 Oct, 2026 - 17:50

Aumento Tari Terni, Bandecchi e Confartigianato contro Acea: patti da riscrivere

Aumento Tari Terni, Bandecchi e Confartigianato contro Acea: patti da riscrivere

La stangata sui rifiuti si abbatte su Terni e riaccende lo scontro frontale sulla gestione di Asm. Il sindaco Stefano Bandecchi non ci sta e, dai suoi profili social, lancia un duro attacco contro Acea e le scelte passate del centrodestra.

Secondo il primo cittadino, i rincari della Tari non sono il frutto di un imprevisto contabile, ma la conseguenza diretta degli accordi parasociali siglati dalla giuta Latini con la multiutility romana, che garantiscono al socio privato la clausola del voto doppio.

"La nettezza urbana aumenta perché Acea ha deciso di aumentarla", tuona Bandecchi, respingendo le accuse sulle responsabilità della propria amministrazione e chiedendo che a coprire i costi siano i dividendi incassati dai privati, non le tasche dei cittadini.

Una posizione che trova una sponda netta in Confartigianato Terni. L’associazione di categoria, attraverso una nota ufficiale diramata in giornata che rappresenta una durissima presa di posizione, torna a denunciare quella che definisce la "trappola dello statuto", ricordando come già nel 2022 avesse invitato la giunta Latini-Masselli a bloccare la nascita della società mista pubblico-privato.

Aumento Tari Terni: le accuse di Bandecchi ad Acea

Il nodo centrale della polemica è la governance dell'azienda municipalizzata. Con un intervento senza filtri, Bandecchi definisce le società miste tra amministrazioni pubbliche e privati come "società ladre in partenza", sostenendo che l'interesse privato non possa mai coincidere con quello pubblico.

L'affondo del sindaco è diretto contro la politica degli ultimi trent'anni, colpevole a suo dire di aver ceduto ai privati le risorse migliori della città. La leva che fa scattare l'aumento della tariffa risiede nel meccanismo decisionale: il "casting vote" in mano agli amministratori espressione di Acea.

"Voglio dire a tutti quelli che potrebbero usare il milione e quattro che Acea ha preso di dividendi - incalza Bandecchi - che la multiutility potrebbe rimetterli in cassa per non aumentare le tariffe".

Il messaggio è chiaro: se il Comune ha incassato legittimamente la sua parte, il socio privato, che si oppone all'utilizzo degli utili per calmierare i prezzi, dovrebbe fare un passo indietro.

Confartigianato e la trappola dello statuto ASM

Sulla stessa barricata si posiziona Confartigianato, che inquadra il caro-Tari all'interno di un più ampio e preoccupante svantaggio territoriale. Nel lungo comunicato diffuso alla stampa, l'associazione evidenzia che "mentre altrove in Umbria le tariffe scendono, a Terni salgono e aggravano lo spopolamento e la crisi della città".

I rincari, infatti, si abbattono su un tessuto economico già provato dall'isolamento infrastrutturale e dalla crisi del commercio di vicinato. L'associazione punta il dito contro l'inefficienza gestionale e contro il vizio d'origine dell'operazione voluta dalla giunta Latini, parlando esplicitamente di "cortocircuito di governance".

Tutto ruota attorno all'articolo 20.1 dello statuto: quando il Comune si oppone ai rincari, l'amministratore delegato di Acea fa valere in Cda il proprio voto doppio. Un meccanismo che Confartigianato stigmatizza senza mezzi termini: "In questo modo il partner privato blinda la copertura dei propri costi, mettendo il Comune di fronte a un ricatto contabile: far pagare il conto ai cittadini o tagliare i fondi destinati ai servizi pubblici essenziali".

La proposta: usare gli utili e riscrivere i patti

Non è una sorpresa per l'associazione di categoria, che rivendica di aver lanciato l'allarme già nel luglio del 2022. All'epoca del dibattito sulla cessione di Asm, Confartigianato aveva formalmente chiesto di fermare l'accordo, denunciando "l'assenza di garanzie sulla tenuta delle tariffe" e i rischi per l'economia locale, restando però inascoltata.

Oggi, di fronte all'aumento inesorabile dei costi, la linea da seguire per la parte pubblica e per i rappresentanti delle imprese converge su un unico fronte. L'obiettivo immediato, sottolinea l'associazione, "è disinnescare questo drenaggio di risorse impiegando in primo luogo gli utili e i dividendi societari a copertura dei maggiori costi".

Ma la vera partita si gioca sul lungo periodo: la richiesta congiunta è di aprire una vertenza cittadina per revisionare lo statuto e i patti parasociali. Lo scopo è "restituire alla parte pubblica la piena sovranità sul bilancio comunale", disinnescando poteri ritenuti impropri e garantendo un'efficienza che porti finalmente a tariffe decrescenti.

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