A Terni si accende un duro scontro politico sull’aumento della Taric. Nonostante il voto contrario espresso dalla maggioranza in consiglio comunale, che aveva respinto la delibera sul piano economico e finanziario, il consiglio di amministrazione di Asm ha deliberato l’approvazione delle nuove tariffe, con un blitz dei consiglieri in quota Acea.
La decisione ha innescato un serrato botta e risposta tra Palazzo Spada e le forze di minoranza. Il Movimento 5 Stelle e il consigliere del gruppo misto Guido Verdecchia chiamano in causa il sindaco Stefano Bandecchi. Gli esponenti dell'opposizione contestano l’incasso di 1,65 milioni di euro di dividendi della municipalizzata senza destinarli a calmierare i costi delle bollette. L'obiettivo, sostengono, dovrebbe essere la creazione di un fondo ad hoc per sostenere famiglie e imprese.
L’amministrazione replica con l’assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali, che definisce fuorvianti i rilievi pentastellati. Secondo l'assessore, nel biennio 2024-2025 le tariffe ternane sono state inferiori a quelle di Perugia. La partita, conclude l'esponente della giunta, non si risolve con sussidi tampone ma affrontando i costi industriali del ciclo dei rifiuti.
La vicenda affonda le proprie radici nel percorso amministrativo del Piano Economico Finanziario (Pef) 2026. L’atto, validato da Auri per il territorio comunale di Terni, ha quantificato un importo complessivo di circa 26 milioni di euro.
Questa cifra, secondo le stime, determina un incremento tariffario del 9,69%. Un livello che ha oltrepassato il limite di crescita standard fissato al 4,18%. Quest'ultimo parametro avrebbe invece contenuto il Pef a una quota di circa 24,7 milioni di euro circa, come evidenziato dalle stesse strutture tecniche comunali.
Di fronte a queste evidenze contabili, la maggioranza consiliare aveva espresso formale parere contrario, bocciando il documento nell’aula di Palazzo Spada. Il passaggio formale, tuttavia, non ha interrotto l'iter gestionale.
Il consiglio di amministrazione dell'azienda municipalizzata Asm ha proceduto con l'approvazione delle tariffe necessarie alla copertura integrale del servizio. Una scelta che ha riacceso le tensioni politiche cittadine.
Dall'opposizione, la reazione è immediata e convergente sulla destinazione degli utili aziendali. Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle, con un proprio comunicato stampa, va all'attacco sostenendo come l'esito del braccio di ferro certifichi l'inefficacia dell'azione politica del sindaco.
“L’aumento della Taric conferma ciò che avevamo denunciato mesi fa - dice il coordinamento ternano dei pentastellati -: bocciare il Piano Economico Finanziario poteva servire a Bandecchi per dire di aver fermato l’aumento, ma non poteva far sparire i costi del servizio, che oggi puntualmente riemergono”.
I 5 Stelle respingono gli addebiti verso l'attuale amministrazione regionale, ricordando che il metodo di calcolo Arera si fonda sui dati dell'annualità 2024, periodo in cui la Regione era guidata dal centrodestra, sostenuto anche dallo stesso Bandecchi.
Il M5S sottolinea inoltre che, mentre Perugia segna una flessione tariffaria superiore al 4% insieme ad altri dodici Comuni umbri, a Terni il conto viene presentato ai contribuenti.
“Pochi mesi fa Bandecchi festeggiava 1,65 milioni di euro di dividendi Asm, rivendicandoli come prova della buona gestione e vantandosi di aver tenuto bassa la Taric. Oggi, davanti a quasi un milione di maggiori costi, il sistema diventa improvvisamente ‘fasullo’ e la responsabilità è sempre degli altri”.
La compagine propone di vincolare l'intero ammontare dei dividendi a un fondo calmieratore destinato a famiglie a basso reddito, nuclei numerosi e attività commerciali esposte, richiamando gli indirizzi del nuovo Piano regionale su riuso, riciclo ed esclusione di impianti da oltre 250 milioni di euro.
Sulla stessa linea si colloca il consigliere Guido Verdecchia (Gruppo Misto), che parla di “ennesimo, imbarazzante scaricabarile” da parte della maggioranza.
“Si tenta di addossare ad altri le colpe di rincari previsti e prevedibili, al solo scopo di nascondere la scelta di incamerare i dividendi milionari della municipalizzata rifiutandosi di restituirli ai cittadini ternani per abbattere le tariffe”.
Verdecchia richiama l'atto di indirizzo da lui depositato il 23 giugno 2026 e discusso nell'assise del 15 luglio 2026, con cui proponeva di utilizzare gli 1,65 milioni per un “Bonus Rifiuti” a premio della differenziata, lamentando la bocciatura subita e sollecitando Asm a trovare soluzioni di efficienza.
A replicare in modo analitico alle contestazioni è l'assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali, che definisce (in una lunga nota diffusa dal Comune di Terni) parziale e strumentale l'interpretazione dei dati offerta dalle minoranze.
“Leggo che il Movimento 5 Stelle utilizza la diminuzione della Tari di Perugia nel 2026 per spiegare ai ternani che l'aumento della Taric sarebbe semplicemente responsabilità dell'amministrazione Bandecchi. È una ricostruzione comoda, ma basta allargare lo sguardo agli ultimi tre anni per scoprire una realtà molto diversa”.
Cardinali ricostruisce l'evoluzione tariffaria pregressa: “Nel 2024, mentre a Perugia la spesa della famiglia-tipo aumentava dell'8,9%, a Terni diminuiva dell'1,2%. Nel 2025 Perugia ha registrato un ulteriore aumento del 6,47% per le utenze domestiche”.
L'assessore rincara la dose, evidenziando il vantaggio per i cittadini ternani negli anni precedenti. “Il risultato è che nel 2025, secondo l'Osservatorio di Cittadinanzattiva, una famiglia-tipo pagava 445 euro a Perugia e 326 euro a Terni. Sono 119 euro l'anno in meno a Terni, circa il 27%”.
Di conseguenza, la contrazione del 4,47% a Perugia nel 2026 rappresenta “l'ultimo fotogramma” di una sequenza che ignora il bilancio pluriennale. L'assessore concorda sul fatto che le delibere consiliari non bastino a cancellare le spese reali, ma sposta il baricentro dell'analisi.
“La politica deve smettere di discutere soltanto di come ripartire la tariffa e cominciare a chiedersi perché il ciclo dei rifiuti continui a produrre costi crescenti. Questa è la domanda politica e industriale: da dove arrivano questi maggiori costi e come li riduciamo strutturalmente?”.
L'analisi dell'amministrazione comunale si concentra poi sui limiti strutturali dell'attuale filiera. Terni ha raggiunto una quota di raccolta differenziata pari a circa il 78%, corrispondente a oltre 51 mila tonnellate di materiale avviato a recupero.
Un comportamento virtuoso della cittadinanza che, tuttavia, si scontra con una resa economica nulla: i ricavi derivanti dal libero mercato delle frazioni recuperate risultano azzerati, a fronte di costi vivi di raccolta e movimentazione superiori agli 8 milioni di euro. Per Cardinali, la criticità risiede nell'assenza di impianti industriali dedicati.
“Servono impianti di selezione e valorizzazione capaci di trasformare carta, plastica, vetro, Raee e le altre frazioni in materia prima seconda con maggiore valore commerciale. Asm questo problema lo aveva individuato già anni fa con il progetto del polo impiantistico delle ex Officine Bosco. Quel progetto non è stato realizzato. Oggi paghiamo anche l'assenza di quella capacità industriale”.
A questo si aggiunge la questione dei trasporti fuori regione per i rifiuti ternani da trattare, generata dalla chiusura verso i conferimenti speciali esterni.
“Riduciamo i camion che entrano e aumentiamo quelli che escono. E quelli che escono non viaggiano gratis”. L'assessore interroga infine l'opposizione anche sull'ipotesi regionale relativa al combustibile solido secondario (Css) per i cementifici.
Cardinali chiede trasparenza sui costi di trasformazione, pretrattamento, logistica e ricadute sulle famiglie. Una dinamica che rende, a suo dire, inadeguata la proposta sui dividendi: “Utilizzare un dividendo per coprire un aumento significa semplicemente spostare risorse del Comune da altri servizi o investimenti alla bolletta dei rifiuti”.