Il sindaco Stefano Bandecchi parte da un assunto chiaro: il Comune di Terni non può più permettersi l’attuale organico e serve un piano di riorganizzazione del personale. Una presa di posizione netta, formalizzata al tavolo sindacale di Palazzo Spada, che apre una faglia profonda con la Rsu e le sigle confederali e autonome.
Il numero uno dell’amministrazione di Palazzo Spada fissa i paletti temporali ed economici: se per l’anno in corso l'assetto operativo non subirà scossoni immediati, la traiettoria di medio periodo impone una revisione radicale dei costi della macchina amministrativa.
"Ringrazio le parti sindacali che partecipano alla riunione necessaria ad affrontare in maniera condivisa e diretta la questione del personale del comune di Terni", ha esordito Stefano Bandecchi, scandendo le priorità dell’ente: "Voglio subito precisare che per il 2026 non cambia niente, ma detto ciò bisogna aprire un dibattito per capire la sostenibilità in ottica futura del personale del comune. Pochi anni fa i dipendenti erano il doppio. Oggi, con la metà dei dipendenti, il comune funziona lo stesso, non ci sono servizi che non funzionano. Ma il dato va considerato e impone una riflessione. Se oggi ci fossero stati 1200 dipendenti invece che 600 ci sarebbero voluti 64 milioni di euro per pagarli, una cifra insostenibile".
La fotografia contabile tracciata dall’esecutivo cittadino poggia su dati finanziari precisi: 100 milioni di euro di liquidità complessiva, a fronte di 85 milioni di entrate ordinarie, una cassa attestata a 75 milioni e 10 milioni derivanti dalle anticipazioni vincolate del Pnrr. Un equilibrio che, secondo il primo cittadino, rischia di incrinarsi sotto la spinta della dinamica inflattiva, dei costi vivi di gestione e, soprattutto, dell’adeguamento contrattuale dei salari pubblici.
"Nella gestione complessiva dell'Ente dobbiamo considerare che ci sono una serie di aumenti dovuti all'innalzamento dei prezzi e dei costi di gestione", ha argomentato Bandecchi, illustrando lo scostamento registrato nell’ultimo biennio.
"Quando sono entrato in comune gli stipendi ammontavano a meno di 30 milioni, erano 27 milioni e siamo arrivati a oltre 32. Il comune non potrà sostenere nei prossimi anni, tenendo conto degli aumenti, più di 400 unità di personale. Dobbiamo ragionare sui dati e dobbiamo far tornare i nostri conti".
Da qui l'avvio formale di una riflessione strutturale sulle funzioni dell'ente locale. "Dobbiamo iniziare a pensare a una possibile riorganizzazione del personale. In un’era poco virtuosa come quella attuale diventa difficile sostituire quelli che vanno in pensione. Abbiamo il dovere di chiederci cosa possiamo accorpare? Quali sono i servizi insostituibili?".
Nel computo della forza lavoro effettiva, il sindaco inserisce anche l'impatto delle tutele di legge, rigettando letture strumentali della sua analisi ma chiedendo pragmatismo: "Tanti sono gli elementi da analizzare per far funzionare il comune senza sprechi. Sgombriamo il campo da facili speculazioni, so che tanti dipendenti comunali fanno il loro dovere con professionalità, non sono contro la 104 che considero una norma dal grande valore in termini di evoluzione dei diritti. 104 e malattia sono diritti, ma quando parliamo di forza lavoro dobbiamo considerarne anche le assenze".
Un passaggio cruciale riguarda i trattamenti economici accessori e gli adeguamenti retributivi: "Ho visto molta ipocrisia, io invece voglio aprire un dibattito sincero oggi, prima che diventi una esigenza emergenziale. Possiamo negare gli aumenti a chi spettano? No, non possiamo punire alcuni per ricavare qualcosa per altri".
I flussi anagrafici verso la quiescenza delineano già una riduzione spontanea: 15 unità lasceranno il servizio entro la fine del 2026, una cinquantina hanno già formalizzato l’istanza per il 2027 e un'ulteriore trentina riguarda il 2028.
"Noi dobbiamo sapere che arriveremo a 500 dipendenti tra due anni. C’è da fare un piano. Il problema è la tenuta della cosa pubblica che può permettersi di pagare un tot numero di unità di personale. Il costo del lavoro deve essere circoscritto a determinate spese. Qual è il numero perfetto di personale per questo comune? Se non ci interroghiamo su questo non stiamo facendo il nostro dovere. Il mondo è cambiato e sta cambiando velocemente, dobbiamo organizzarci per rispondere nel modo migliore, per tenere insieme il livello dei servizi con quello della spesa".
Il perimetro tracciato da Palazzo Spada aveva innescato nei giorni scorsi la protesta delle sigle di categoria. FP CGIL, UIL FP e CSA RAL avevano contestato le analisi numeriche dell'amministrazione, definendo l'organico attuale ampiamente sottodimensionato per garantire i servizi essenziali e ravvisando, nell’impostazione della giunta, la volontà di procedere a tagli progressivi per poi esternalizzare le funzioni comunali.
A inasprire il clima sindacale è intervenuta anche la nota formale della Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) del Comune di Terni, scaturita dall'ultima manovra di riallineamento dei vertici dirigenziali e dalla contestuale soppressione della struttura complessa.
"L’amministrazione Bandecchi pensa agli assetti della macchina comunale da lui stessa diretta con una marcata approssimazione, a partire dalle continue ridefinizioni delle strutture, che ci lasciano fortemente perplessi", denuncia la Rsu, puntando l'indice contro le ricadute operative delle continue modifiche.
"In merito al benessere organizzativo, c’è grande senso di incertezza tra il personale dipendente, che temiamo possa tradursi anche in una difficoltà nell’organizzazione ed erogazione dei servizi ai cittadini cui l’amministrazione in primis è preposta".
La rappresentanza unitaria sollecita impegni vincolanti e scadenze certe su quattro direttrici fondamentali: l'applicazione immediata della riqualificazione professionale fondata sulle graduatorie vigenti, la stesura del piano del fabbisogno, il rimpiazzo del personale mediante contratti a termine coperti da canali di finanziamento ministeriali e, non da ultimo, la stabilizzazione e proroga dei tecnici assunti a tempo determinato nell'ambito del Pnrr.
"Abbiamo portato avanti un percorso di confronto con la delegazione trattante del Comune", conclude il documento della Rsu, "la quale, forte del mandato acquisito dall’amministrazione Bandecchi, ci ha presentato un piano assunzionale, con tanto di relative coperture finanziarie, che noi abbiamo condiviso. A sostegno di tutti i dipendenti del Comune di Terni chiediamo risposte e tempi certi agli impegni presi. In assenza di adeguate risposte, ci riserviamo di attuare le necessarie forme di mobilitazione".
La contesa sulla tenuta del bilancio e sul futuro della pianta organica del capoluogo è formalmente aperta.