Stefano Bandecchi dà voce allo sconcerto di una città ferita e di una comunità in lutto per Fatiha El Afghani morta a cinque mesi dall'aggressione da parte dell'exx marito su un autobus di linea a Stroncone.
Il sindaco Bandecchi. in una nota di cordoglio diffusa dall'amministrazione comunale, descrive la vittima come una “donna vittima di un gesto brutale da condannare con tutte le energie”.
L'epilogo clinico giunto dopo oltre venti settimane di agonia trasforma irrimediabilmente anche la vicenda giudiziaria: Mohamed El Messaoudi dovrà rispondere non più di tentato femminicidio, ma di omicidio volontario consumato, con aggravanti plurime.
Le lesioni provocate lo scorso 9 maggio avevano causato danni neurologici irreversibili, portando al decesso che oggi apre scenari processuali ben più severi.
“A nome dell'intera città - dichiara il sindaco Stefano Bandecchi, nella sua nota - esprimo dolore e sconcerto per la morte di Fatiha El Afghani. Una morte a termine di una agonia durata ben cinque mesi, vittima di un atto brutale e di particolare violenza. Si tratta di un femminicidio che naturalmente non trova alcuna attenuante né tantomeno la minima giustificazione, un atto barbaro che colpisce una persona indifesa”.
Il primo cittadino richiama la fermezza già espressa nei passaggi dell'intervista rilasciata a Tag Umbria + all'indomani dell'aggressione, rinnovando l'impegno istituzionale.
“Esprimiamo vicinanza alla famiglia, a tutte le donne che sono vittime di soprusi e violenze e adotteremo ogni iniziativa utile di ricordo e di sensibilizzazione. Non è la prima volta che Terni si trova al centro della cronaca per la violenza contro le donne, occorre dunque una risposta forte e corale della nostra comunità”.
La Procura della Repubblica di Terni ha disposto l’autopsia sulla salma per stabilire con rigore peritale il nesso causale tra i colpi inferti il 9 maggio e la morte sopraggiunta dopo la lunga degenza ospedaliera.
Gli accertamenti tecnici serviranno a esaminare l'intero decorso clinico e a verificare l’eventuale presenza di concause, anche se le risultanze investigative evidenziano come i traumi avessero determinato lesioni cerebrali non recuperabili fin dal primo momento.
Con il deposito degli esiti autoptici e la conclusione delle verifiche peritali, il quadro probatorio a disposizione dei magistrati potrà dirsi consolidato.
Mohamed El Messaoudi resta in carcere, dove si trova fin da tre giorni dopo il fatto, quando scattò il fermo per tentato femminicidio pluriaggravato.
Il decesso della 43enne muta radicalmente la sua posizione di fronte alla legge. Il processo non è ancora iniziato per la fattispecie di omicidio: la Procura aggiornerà il capo d'imputazione e chiederà il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato, valutando la contestazione della finalità di genere qualora confermata dalle indagini.
In caso di condanna, la pena prevista dal codice per il delitto consumato risulterà notevolmente più alta rispetto a quella comminabile per il reato tentato.