La discesa in campo in Sardegna di Stefano Bandecchi e Roberto Felleca parte da Olbia, dove i due vertici della Ternana hanno presentato il partito Dimensione Bandecchi nel giorno in cui un'intervista su Libero ne fissa le ambizioni centriste.
Svestiti per un giorno i ruoli sportivi, il sindaco di Terni e il neopresidente rossoverde hanno scelto la Gallura per inaugurare una partita tutta politica. Atterrato con un volo mattutino da Roma Fiumicino, il leader ha debuttato nell'isola guidata da Alessandra Todde per ufficializzare la nomina del nuovo coordinatore regionale, l’avvocato Alberto Piccinnu.
Una trasferta che ha coinciso con l'ampio articolo dedicatogli dal quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, che ha acceso i riflettori sulla traiettoria del movimento, pronto a contendersi lo spazio al centro: linea ferma al fianco di Kiev, via libera al nucleare e netta chiusura alle derive di Roberto Vannacci.
Ad attenderlo all'arrivo c'era proprio Felleca, promotore dell'incontro pubblico che ha richiamato un centinaio di persone tra operai, impiegati, docenti e imprenditori, per un confronto di oltre un'ora e mezza su sviluppo e sanità.

L'indicazione dell'avvocato Alberto Piccinnu alla guida del coordinamento sardo rappresenta il primo tassello organizzativo di una campagna destinata ad allargarsi rapidamente oltre i confini della Gallura.
Il piano messo a punto dal vertice del movimento prevede infatti una serie di tappe che toccheranno a breve Sassari, Cagliari e gli altri principali centri dell'isola, con l'intento di aggregare forze produttive e professionali rimaste ai margini della dialettica tra i poli tradizionali.
Davanti alla platea olbiese, l'imprenditore prestato alla politica ha toccato le questioni che condizionano da decenni il tessuto sardo: dalla gestione delle risorse primarie al rilancio dell'agricoltura, dalla tenuta industriale alla valorizzazione del turismo integrato.
Al centro del dibattito è emersa con forza anche la questione sanitaria, terreno su cui il leader ha avanzato una proposta di rottura: superare la frammentazione dei sistemi regionali e riportare la sanità sotto l'amministrazione diretta dello Stato. Una visione liberale fondata su servizi essenziali uniformi e sull'efficienza della macchina pubblica, che ha intercettato le aspettative di una platea eterogenea, divisa tra le difficoltà quotidiane dell'economia isolana e la ricerca di riferimenti pragmatici.

A fare da raccordo tra l'imprenditoria locale e il progetto politico è stato proprio Roberto Felleca.
L'imprenditore, fresco di nomina alla presidenza della squadra umbra e profondo conoscitore delle dinamiche economiche dell'isola, ha curato i dettagli dell'incontro, tracciando un bilancio puntuale del confronto e definendo le ragioni che hanno spinto il sodalizio sportivo a estendersi sul terreno della rappresentanza civile e istituzionale. Nelle parole di Felleca emerge il profilo di una trasferta costruita per misurarsi direttamente con il territorio.
“È stato un Bandecchi moderato, misurato, molto attento alle sollecitazioni della platea - racconta il presidente della Ternana -. Qui in Sardegna bisogna parlare un linguaggio concreto, pieno di fatti e di esempi. A testimonianza che un uomo del fare come Stefano Bandecchi può raccogliere sicuramente le istanze di un territorio che è stanco della politica politicante e della scarsa esperienza di chi sta nei palazzi nell'affrontare le problematiche di tutti i giorni".
Secondo il socio sportivo di Bandecchi, c'è una Sardegna che - come avvenuto a Terni dove Bandecchi è riuscito a cavlcare la delusione per le ricette tradizionali delle due coalizioni maggioritarie - aspetta il cambiamento e uomini pragmatici e che sappiano interpretarlo.
"Chi è stato al governo in Italia fino a questo momento - conclude Roberto Felleca - non si è preoccupato delle aziende, delle imprese, dell'economia, ma ha lasciato troppo spazio alla conservazione del potere e nonostante il consenso ricevuto non è riuscito a cambiare le cose. Bandecchi vuole dare una mano a chi ha la buona volontà di traghettare l'Italia verso un nuovo rilancio economico con le sue ricette applicate in decenni di esperienza nel mondo imprenditoriale”.

La convergenza temporale tra l'iniziativa di Olbia e l'intervento apparso sulle pagine di Libero fotografa un disegno politico che travalica l'orizzonte amministrativo locale. Nel colloquio con la testata milanese, il primo cittadino ternano ha chiarito le coordinate della sua creatura politica, presentandola come il perno di un'area moderata capace di dare stabilità a un quadro istituzionale segnato da forti polarizzazioni e velleitarismi.
Il fondatore del movimento Dimensione ha spiegato al quotidiano di Alessandro Sallusti senza infingimenti la propria collocazione strategica: “All'Italia serve un vero centro, liberale e pragmatico, che dia stabilità a un sistema tirato da una parte da Conte e dall'altra da Vannacci. Noi guardiamo a destra e non lo nascondo. Lì stanno i valori dell'impresa e della sicurezza. Ma le cose, prima di essere di destra o di sinistra, sono giuste o sbagliate”.
Un approccio che punta a intercettare i delusi delle attuali formule parlamentari: “Serve un centro serio capace di parlare all'elettore riformista. Quello che su Kiev non tratta e il nucleare lo farebbe domani. Nel campo largo quell'elettore non ha più casa. Serve al centro un programma realizzabile. Quello di Giorgia Meloni è il governo più longevo della storia repubblicana, ma con tutta questa stabilità poteva e doveva fare di più. Lo dico da uomo di centro-destra”.
La fisionomia del partito si definisce anche attraverso linee di demarcazione esplicite nei confronti della destra radicale. Il giudizio espresso sulle tesi dell'europarlamentare eletto con la Lega fissa un confine politico invalicabile per chi intende costruire un'alternativa di governo credibile e ancorata ai conti pubblici.
Rispondendo sui temi sollevati dal generale, il leader centrista è stato categorico: “Tra le idee vannacciane non ci sono proposte realizzabili, non ne ho sentita una, e nemmeno un'indicazione su dove troverebbe i soldi per quello che promette: solo slogan e rancore e con gli slogan non si governa. Se entra nel centrodestra, il centrodestra è finito”.
Al rigore programmatico si affianca una fermezza atlantista che non ammette ambiguità nella collocazione internazionale dell'Italia: “Le posizioni in politica estera devono essere chiare e forti. Sia Kiev e non Mosca il nostro interlocutore”. Un manifesto sintetizzato nell'appello finale: “Chi vuole ragionare così, da qualunque parte venga, sa dove trovarci”.
La tappa sarda, avviata sotto la regia del neopresidente rossoverde e affidata al neo-coordinatore regionale, delinea così il primo banco di prova di una formazione che guarda dritta alla prossima tornata elettorale nazionale.