12 Sep, 2026 - 10:00

Il caro energia frena Arvedi AST: asse tra Regione Umbria e Fiom per la convocazione urgente del Mimit

Il caro energia frena Arvedi AST: asse tra Regione Umbria e Fiom per la convocazione urgente del Mimit

Il costo dell’energia torna al centro del confronto sul futuro di Arvedi AST. Dopo l’allarme lanciato dall’amministratore delegato Dimitri Menecali sui prezzi sostenuti dall’industria siderurgica italiana, nettamente svantaggiati rispetto ai principali concorrenti europei, la Fiom-Cgil, la Regione Umbria e l'azienda stessa chiedono risposte immediate al Governo.

Il sindacato avverte senza mezzi termini che i costi energetici attuali possono mettere a rischio la continuità produttiva e occupazionale del polo siderurgico di Terni. Una preoccupazione che ha spinto gli assessori regionali Francesco De Rebotti e Thomas De Luca a sollecitare la riconvocazione del tavolo di verifica dell’Accordo di programma, ricordando gli impegni istituzionali già ampiamente rispettati dalla Regione e indicando nel Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) il soggetto chiamato ad accelerare il confronto. A rafforzare l'azione diplomatica è intervenuta la presidente Stefania Proietti, la quale ha già chiesto formalmente al ministro Adolfo Urso un incontro urgente incentrato proprio sui nodi della produzione e dell’energia.

L'allarme sui costi e l'impatto sulla competitività europea

La questione energetica non rappresenta un ostacolo imprevisto, ma una criticità strutturale che da mesi pende sul rilancio delle acciaierie ternane. Il differenziale di costo tra l'Italia e il resto d'Europa penalizza in modo severo le produzioni nazionali, rendendo ardua la competizione sui mercati internazionali. L'assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro, Francesco De Rebotti, inquadra politicamente le dichiarazioni dei vertici aziendali: “Il tema posto oggi da Arvedi-Ast sul costo dell'energia obbliga ad accelerare la riconvocazione del tavolo dell'Accordo di programma. È quello lo strumento attraverso il quale istituzioni e azienda hanno assunto, con reciproci e dettagliati impegni, una responsabilità fondamentale nel tracciare il futuro produttivo e occupazionale del sito ternano”.

La consapevolezza istituzionale ruota attorno a un dato di fatto ineludibile: l'energia è la variabile decisiva per la sopravvivenza del sistema economico umbro. Una criticità emersa già durante la complessa stesura dell'Accordo, un percorso irto di ostacoli e rinvii. Oggi gli amministratori locali non chiedono sussidi fuori mercato, ma il ripristino di un campo di gioco equo. “Il punto non è chiedere condizioni di favore per Ast”, sottolineano congiuntamente gli assessori De Luca e De Rebotti, “ma mettere l'azienda nelle condizioni di competere in un mercato europeo nel quale oggi esistono differenziali di costo energetico molto significativi”.

Il cronoprogramma della Regione Umbria: "Noi abbiamo fatto la nostra parte"

centrale idroelettrica galleto

Di fronte alle inerzie nazionali, la Regione Umbria rivendica la tempestività del proprio operato istituzionale. L'assessore all'Ambiente e all'Energia, Thomas De Luca, rimarca come l'attuale amministrazione sia riuscita a sbloccare l'Accordo di Programma in soli 7-8 mesi dall'insediamento, superando una fase di stallo politico durata oltre due anni.

I dati forniti dall'ente di Palazzo Donini delineano il rispetto certosino della tabella di marcia: entro i fatidici nove mesi dalla firma, si sono concluse le valutazioni del Gruppo di Lavoro regionale (con informativa del 15 luglio 2026). Pochi giorni dopo, il 20 luglio 2026, la Giunta ha preadottato un disegno di legge in materia idroelettrica (delibera n. 800) per garantire la partecipazione societaria alle aziende energivore "hard to abate". Sul fronte ambientale, la Regione ha fornito il massimo supporto amministrativo per l'istruttoria del "landfill mining" e della discarica. L'unica sbavatura temporale registrata riguarda la rampa scorie: la sua entrata in funzione è fissata per il primo ottobre, benché gli impegni iniziali dell'azienda ne prevedessero l'operatività ad aprile.

“Non possiamo tuttavia nascondere un forte rammarico”, affonda De Luca, “nel constatare come si tenda a mettere impropriamente sullo stesso piano chi, come la Regione, ha fatto interamente il proprio dovere e chi invece non ha ancora dato le risposte necessarie”. Il riferimento alle responsabilità romane è diretto: i dossier sugli accordi strategici con Enel, i costi dell'energia e le regole sul recupero dei rottami ferrosi dipendono esclusivamente dalle dinamiche e dalle decisioni del Governo nazionale.

L'allerta della Fiom-Cgil: a rischio decenni di conquiste e investimenti

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Sul versante occupazionale, il clima si fa sempre più teso. Le dichiarazioni dell'amministratore delegato sui costi energetici ormai fuori controllo confermano in toto le apprensioni che il sindacato manifesta da tempo sulle sorti della siderurgia e di Arvedi AST. Il coordinatore nazionale Loris Scarpa e il segretario generale di Terni Alessandro Rampiconi evidenziano come questa vertenza mostri in modo plastico la profonda disconnessione tra le istituzioni e la vita reale del Paese. Mentre il mondo del lavoro subisce i rincari, l'inflazione e la crisi energetica, le decisioni governative continuano a essere procrastinate.

L'allarme rosso riguarda un patrimonio industriale e umano che non può essere disperso. Negli ultimi anni, Arvedi AST ha portato a termine importanti investimenti di carattere produttivo e ambientale. A questi si affianca la stabilizzazione di oltre 250 lavoratori precedentemente in somministrazione, un processo virtuoso che dovrà andare avanti. Non solo: dal 2014, gli accordi sui premi di risultato hanno garantito cospicui incrementi salariali per le tute blu. La totale assenza di una politica industriale ed energetica su scala nazionale rischia ora di spazzare via tutte queste conquiste.

Il silenzio ministeriale e lo scoglio della decarbonizzazione

Il nodo cruciale per sbloccare la situazione risiede negli uffici di Via Veneto. L'articolo 9 dell'Accordo di Programma parla chiaro: il Comitato Esecutivo deputato al monitoraggio degli impegni è presieduto dal rappresentante del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. È per questo motivo che la presidente Stefania Proietti ha formalizzato la richiesta al ministro Adolfo Urso affinché assuma le proprie responsabilità, convocando d'urgenza l'organismo.

Il ritardo ministeriale è oggetto di dure critiche da parte dei sindacati, che denunciano una paralisi inaccettabile. Le segreterie nazionali dei metalmeccanici hanno richiesto la convocazione del tavolo di monitoraggio fin dal mese di gennaio 2026, accumulando oltre sette mesi di silenzi e mancate risposte. Questa inerzia incomprensibile, avverte la Fiom-Cgil, rischia di affossare definitivamente anche il cruciale percorso di decarbonizzazione, cuore pulsante dell'Accordo di programma rimasto finora lettera morta.

Il tempo della diplomazia attendista è esaurito: servono decisioni tempestive su risorse, investimenti e salvaguardia dei livelli occupazionali. “La Regione è pronta a fare la propria parte e a portare con determinazione il tema sui tavoli nazionali”, concludono i rappresentanti umbri, difendendo migliaia di posti di lavoro diretti e legati all'indotto. La palla, ora, passa definitivamente al Governo.

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