“A me non interessa polemizzare con l’assessore regionale Meloni, ma ritengo non abbia inquadrato la situazione dell'emergenza cinghiali”. Parte da questa considerazione la replica del vicepresidente della Provincia di Terni, Francesco Maria Ferranti, all’assessore regionale alla Caccia Simona Meloni, dopo il botta e risposta sulla lettera inviata al prefetto Orlando dalla Provincia di Terni per la situazione dgeli ungulati nel ternano.
La Provincia chiede da mesi l’erogazione dei fondi promessi dalla Regione: 200 mila euro annunciati nel giugno 2025 per potenziare le attività di contenimento e mai arrivati, più i 20 mila euro previsti per il 2025 liquidati solo a marzo 2026. Secondo Ferranti, senza queste risorse non è possibile garantire un’azione efficace contro la crescita dei branchi, ormai presenti in tutti i comuni e spesso dentro i centri abitati.
Il vicepresidente ha portato la questione in Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza, dove anche sindaci di centro sinistra hanno segnalato il peggioramento della sicurezza sulle strade comunali e provinciali. La Regione replica citando i dati ATC3 su abbattimenti in aumento e danni in calo, ma la Provincia insiste: a 2026 quasi chiuso non c’è ancora un euro e il fenomeno è in crescita.

La presa di posizione del vicepresidente Ferranti interviene a stretto giro dopo la nota di Palazzo Donini, contestando sia il merito sia la cronologia degli impegni economici.
“A me non interessa polemizzare con l’assessore regionale Meloni, che mi è anche simpatica. Ma la Regione non ha erogato risorse. La Prefettura è stata coinvolta per la sicurezza strade, sindaci di ogni colore segnalano branchi in crescita. L’assessore parla dei risultati conseguiti grazie alle attività delle polizie provinciali per l’anno 2025, anno per il quale i 20 mila euro di contributo sono arrivati a marzo 2026”, puntualizza l'amministratore provinciale, rimarcando come per l'annualità in corso la cassa sia ancora vuota. Per l'amministrazione di Palazzo Bazzani, l'attuale stato dell'arte si traduce in “zero risorse erogate dalla Regione e fenomeno in crescita”.
Uno stallo che aveva già spinto il presidente della Provincia Stefano Bandecchi a scrivere formalmente alla Regione per chiedere lo sblocco dei 200 mila euro prospettati nel confronto di giugno 2025, passaggio a cui ha fatto seguito il ricorso al tavolo del prefetto Antonietta Orlando.

La contesa non resta confinata ai soli bilanci contabili, ma tocca la tutela dei cittadini e la viabilità.
Il coinvolgimento della Prefettura di Terni, ricorda Ferranti, si è reso necessario durante la seduta del Comitato provinciale per l’ordine pubblico svoltasi a Narni il 24 settembre 2026, dove le segnalazioni sono arrivate anche da sindaci di centrosinistra come quelli di Narni e Calvi dell'Umbria, allarmati dalle incursioni dei branchi di ungulati nei centri urbani e sulle arterie viarie.
Una convergenza che spinge il vicepresidente provinciale a un affondo politico diretto alla Giunta umbra: “Non vorrei che in Regione abbiano addirittura sui cinghiali la medesima confusione che hanno per la gestione della sanità e della relativa individuazione del sito ove realizzare il nuovo ospedale di Terni”.
Parole che confermano come il tema faunistico resti al centro di un aspro confronto istituzionale.

Sul fronte opposto, l’assessore regionale Simona Meloni difende l’efficacia delle misure adottate, sostenendo che le cifre sul campo descrivano un quadro differente rispetto all'allarme lanciato da Terni.
I dati trasmessi dagli uffici di Perugia e dall’ATC3 TR registrano infatti una crescita degli abbattimenti in regime di controllo, saliti da 1.144 nel 2024 a 1.737 nel 2025, con un balzo del 51,8%. Parallelamente, le stime regionali certificano una flessione dei danni alle colture agricole del 37,8%, passati da 328 mila a 204 mila euro.
“Questi numeri documentano un aumento significativo dell’attività di controllo e una diminuzione dei danni agricoli”, ribadisce Meloni, la quale evidenzia anche difficoltà nella rendicontazione dei 20 mila euro da parte della Provincia e fa sapere che non risulta registrato alcun atto formale di impegno per la tranche da 200 mila euro.