29 Sep, 2026 - 18:30

Cinghiali nel Ternano, la Regione replica alla Provincia: "Più abbattimenti, meno danni"

Cinghiali nel Ternano, la Regione replica alla Provincia: "Più abbattimenti, meno danni"

Due versioni contrapposte, lette attraverso registri e bilanci differenti. Si apre un nuovo fronte nel confronto istituzionale tra la Regione Umbria e la Provincia di Terni sulla gestione e sul contenimento della fauna selvatica. L’assessore regionale alla Caccia, Simona Meloni, è intervenuta formalmente per replicare alle dichiarazioni del vicepresidente provinciale Francesco Maria Ferranti e alle note trasmesse al prefetto e a Palazzo Donini dal presidente Stefano Bandecchi.

Il tema del contendere riguarda lo stato di attuazione delle misure contro i cinghiali e il destino dei 200.000 euro che, secondo l'amministrazione provinciale, sarebbero stati annunciati dalla Regione nel giugno 2025 per rafforzare le operazioni sul campo. La posizione dell'ente regionale poggia su un quadro statistico di segno opposto: secondo i dati dell'ATC3 TR, gli abbattimenti in regime di controllo sono aumentati del 51,8 per cento, mentre le stime dei risarcimenti per le colture mostrano una sensibile diminuzione. Al tempo stesso, sul fronte contabile, gli uffici perugini precisano che non esiste alcun atto di impegno per il finanziamento richiesto e sollevano riserve sulla rendicontazione dei contributi già erogati a Palazzo Bazzani.

Il quadro statistico nel territorio dell’ATC3 TR: il confronto tra capi abbattuti e danni agricoli

Nel merito della vertenza, l’assessorato regionale oppone alle contestazioni della Provincia le rilevazioni fornite dalle proprie strutture tecniche e dall'Ambito Territoriale di Caccia 3 (ATC3 TR). Stando a questo resoconto, l'attività venatoria di contenimento registra una progressione quantitativa: il numero dei capi prelevati in regime di controllo è salito da 1.144 nel 2024 a 1.737 nel 2025, con un incremento complessivo di 593 unità. Parallelamente, i riscontri economici sulle produzioni agricole descrivono un calo delle richieste di indennizzo per le devastazioni provocate dagli ungulati. I danni liquidati nel medesimo comprensorio sono passati da 328.000 euro nel 2023 a 204.000 euro nel 2025, determinando una contrazione di 124.000 euro, corrispondente al 37,8 per cento in meno.

“I dati sull’attività di contenimento dei cinghiali nella provincia di Terni raccontano una storia diversa da quella rappresentata dal vicepresidente della Provincia Ferranti”, argomenta l'assessore Simona Meloni. Pur riconoscendo l'esistenza di problematiche irrisolte sul territorio, la titolare della delega alla Caccia rivendica le priorità dell'azione regionale: “Aumentare gli abbattimenti è una nostra priorità, ribadita fin dall’inizio: per tutelare il lavoro e il reddito degli agricoltori, ridurre i rischi per le persone e i danni provocati dagli incidenti stradali, contribuire alla prevenzione della peste suina africana. È su questi obiettivi che stiamo lavorando e sui risultati deve misurarsi il confronto tra istituzioni”. La titolare dell'assessorato aggiunge che “le criticità restano e richiedono ulteriore impegno, soprattutto per la sicurezza delle strade e dei centri abitati. Proprio per questo dobbiamo rafforzare il lavoro di chi interviene sul territorio, riconoscere i risultati raggiunti e individuare con precisione dove occorre fare di più”.

La disputa sulle risorse economiche: lo stato dei 200 mila euro e la rendicontazione delle spese

Accanto alla lettura dei numeri sui prelievi, la replica regionale affronta il nodo delle risorse finanziarie richieste dai vertici provinciali. Sia Stefano Bandecchi sia Francesco Maria Ferranti hanno sollecitato lo sblocco di uno stanziamento straordinario da 200.000 euro ritenuto necessario per sostenere l'operatività della Polizia provinciale e delle squadre di coadiutori. Su questo punto, la smentita amministrativa formulata dagli uffici regionali è netta: allo stato attuale non risulta adottato alcun provvedimento di impegno contabile relativo all'erogazione di tale cifra in favore di Palazzo Bazzani per la gestione dei cinghiali. Al contrario, dall'esecutivo umbro viene posta l'attenzione sulla gestione dei fondi pregressi, segnalando le difficoltà riscontrate dalla Provincia di Terni nella corretta rendicontazione di un contributo da 20.000 euro già erogato in precedenza per le medesime finalità.

“Quando si discute una convenzione, le cifre devono corrispondere a un programma di attività, a risorse effettivamente disponibili e alla capacità di realizzare gli interventi”, chiarisce Simona Meloni, subordinando qualsiasi nuovo stanziamento al rigore amministrativo. “Servono obiettivi chiari, responsabilità definite e rendicontazioni puntuali”.

Le prerogative della legge 157 e le condizioni per la futura convenzione tra gli enti

La presa di posizione della Regione richiama infine l'assetto normativo che regola le competenze in materia faunistica, citando l’articolo 19 della legge 157 del 1992. La disposizione affida alle Regioni la titolarità del controllo sulla fauna selvatica, stabilendo al contempo che il coordinamento operativo dei piani spetti agli agenti dei corpi di polizia regionale o provinciale, con facoltà di coinvolgere la polizia locale e il supporto operativo degli Ambiti Territoriali di Caccia. Nell'impostazione regionale, gli accordi bilaterali e i relativi trasferimenti monetari rappresentano strumenti integrativi e non sostitutivi delle ordinarie funzioni istituzionali.

Come parametro di riferimento viene citato il percorso avviato nell'altro comprensorio umbro: “Con la Provincia di Perugia siamo partiti da una dotazione di 40.000 euro per il 2025, con l’obiettivo di rafforzare progressivamente la collaborazione”, precisa l'assessore regionale. La disponibilità a sottoscrivere un'intesa formale con Terni resta condizionata a una verifica puntuale dei piani operativi: “Siamo disponibili a seguire un percorso di potenziamento anche con la Provincia di Terni, definendo insieme attività, fabbisogni e risorse sostenibili. Chiediamo alla Provincia di esercitare pienamente le proprie funzioni e di contribuire alla costruzione di questo percorso”. La nota si chiude con un richiamo alla cooperazione tra istituzioni: “Agricoltori e cittadini hanno bisogno di interventi tempestivi, strade più sicure e una presenza efficace sul territorio: è questa la responsabilità comune sulla quale dobbiamo lavorare”.

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