05 Oct, 2026 - 15:06

Cittadinanza italiana, il caso approda in Consiglio comunale a Terni: Spinelli attacca Bandecchi

Cittadinanza italiana, il caso approda in Consiglio comunale a Terni: Spinelli attacca Bandecchi

La cittadinanza italiana entra nel confronto politico del Consiglio comunale di Terni e porta al centro della discussione il rapporto tra indirizzo politico, competenze amministrative e rispetto delle procedure previste dalla legge.

Nel corso della seduta di questa mattina, il sindaco Stefano Bandecchi ha ribadito la propria intenzione di “bloccare” il rilascio delle cittadinanze italiane. Una posizione contestata in aula dal capogruppo del Partito Democratico, Pierluigi Spinelli, che ha riportato la discussione sul perimetro delle competenze istituzionali.

Il nodo sollevato dal consigliere dem riguarda infatti la possibilità, per il primo cittadino, di intervenire sul procedimento di cittadinanza sulla base di una scelta politica.

Spinelli contesta questa impostazione e richiama la natura statale della disciplina sulla cittadinanza, distinguendo la possibilità di esprimere una posizione politica dalle funzioni che un amministratore locale è chiamato concretamente a esercitare.

Il tema, per il capogruppo del Pd, non riguarda quindi soltanto una contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma il principio secondo cui ogni istituzione deve agire entro le competenze che l'ordinamento le attribuisce.

Cittadinanza a Terni, Spinelli replica a Bandecchi: "Il sindaco non può sostituirsi allo Stato"

“Questa mattina, nel corso del Consiglio comunale, il sindaco Stefano Bandecchi ha ribadito la propria intenzione di “bloccare” il rilascio delle cittadinanze italiane.” È da qui che prende inizio l'intervento di Pierluigi Spinelli, che in aula ha posto una questione innanzitutto istituzionale. 

“Sono intervenuto in aula perché su un tema così delicato è necessario ristabilire un principio molto semplice: la cittadinanza italiana non viene concessa dal sindaco e non può essere negata dal sindaco sulla base delle sue convinzioni personali o politiche.”

La posizione espressa dal capogruppo del Partito Democratico punta dunque a separare il piano del confronto politico da quello dell'applicazione delle norme.

La cittadinanza italiana è disciplinata dalla legislazione nazionale e i procedimenti prevedono specifiche verifiche, competenze e passaggi amministrativi. Il quadro normativo di riferimento è principalmente costituito dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e dalle successive modifiche. 

A seconda della procedura seguita, cambiano anche i soggetti competenti ad adottare il provvedimento finale. Per le domande presentate in Italia ai sensi degli articoli 5 e 9 della legge sulla cittadinanza, il Ministero dell'Interno indica competenze differenti: per la concessione per residenza il procedimento porta al decreto del Presidente della Repubblica, mentre per l'acquisto per matrimonio presentato in Italia la competenza finale è attribuita ai prefetti.

Cittadinanza italiana, requisiti e controlli: cosa prevede la procedura

Nel suo intervento in Consiglio comunale, Spinelli richiama anche i diversi requisiti che vengono valutati nell'ambito dei procedimenti previsti dalla legge. “La cittadinanza è materia disciplinata dalla legge dello Stato. Le autorità competenti verificano la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa e svolgono gli accertamenti necessari.

A seconda del procedimento, vengono valutati requisiti quali la durata e la regolarità della residenza, la conoscenza della lingua italiana almeno di livello B1 nei casi previsti, la disponibilità di redditi adeguati e l'assenza di cause ostative connesse alla sicurezza della Repubblica o a determinate condanne penali.”

Per quanto riguarda le concessioni previste dagli articoli 5 e 9 della legge n. 91 del 1992, il Ministero dell'Interno conferma, tra gli elementi della procedura, la verifica della documentazione e dei requisiti e, nei casi previsti, la dimostrazione di una conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento.

Sono inoltre previste verifiche sulla posizione dell'istante e sugli eventuali elementi ostativi. Il procedimento per la concessione della cittadinanza per residenza conserva inoltre una componente di valutazione amministrativa legata al percorso complessivo del richiedente, comprendendo elementi relativi alle condizioni lavorative, economiche e familiari e alla condotta, come evidenziato nel vademecum del Ministero dell'Interno.

È su questo terreno che Spinelli inserisce uno dei passaggi più netti della propria presa di posizione: “Non esiste, invece, un requisito chiamato “gradimento del sindaco”.”

Il Comune e il giuramento: il ruolo dell'ufficiale di stato civile

Un altro passaggio centrale della posizione espressa da Spinelli riguarda ciò che accade una volta concluso positivamente il procedimento.

“Quando il procedimento si conclude positivamente e viene adottato il decreto di concessione, il Comune interviene per gli adempimenti di stato civile previsti dalla legge, compreso, nei casi previsti, il giuramento. Il sindaco non dispone di un potere politico né amministrativo di veto sulla decisione dello Stato.”

Il ruolo del Comune assume in questa fase una funzione precisa. Il Ministero dell'Interno indica che il decreto di concessione viene notificato al richiedente e che, entro sei mesi dalla notifica, l'interessato deve prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica davanti all'ufficiale dello stato civile; in caso di mancato giuramento entro il termine, il decreto perde efficacia.

Per le concessioni legate alla residenza, una volta conclusa favorevolmente l'istruttoria, il provvedimento viene quindi trasmesso nell'ambito della procedura prevista e il Comune di residenza interviene per gli adempimenti successivi, compreso il giuramento. La cittadinanza viene acquisita dal giorno successivo al giuramento.

È proprio nella distinzione tra la fase decisionale e quella degli adempimenti di stato civile che Spinelli individua il cuore della questione sollevata in Consiglio.

Spinelli: “Un sindaco può contestare le leggi, non attribuirsi competenze”

La critica del capogruppo Pd non riguarda, nella sua impostazione, la possibilità per un sindaco di avere una propria posizione sull'immigrazione o sulla disciplina della cittadinanza. La questione riguarda invece il limite entro il quale quella posizione può essere tradotta nell'esercizio di una funzione pubblica.

“Un sindaco può avere le proprie opinioni sull'immigrazione e può persino contestare le leggi vigenti, chiedendo al Parlamento di cambiarle. Quello che non può fare è attribuirsi competenze che l'ordinamento non gli riconosce.”

È un passaggio che sposta il confronto dalla singola dichiarazione politica al più generale rapporto tra enti locali e Stato. La possibilità di contestare una legge o di proporne una modifica appartiene infatti al terreno del confronto politico; altro discorso è l'applicazione delle norme vigenti da parte della pubblica amministrazione.

La discussione sulla cittadinanza diventa così, nella lettura proposta da Spinelli, anche una discussione sul principio di legalità dell'azione amministrativa e sulla necessità che le istituzioni mantengano distinti il proprio indirizzo politico e le funzioni esercitate in qualità di pubblica amministrazione.

Cittadinanza a Terni, il Pd richiama il Comune al rispetto delle procedure

Il tema torna quindi al livello locale, con il capogruppo del Pd che richiama il Comune alla necessità di garantire il corretto svolgimento degli adempimenti previsti dall'ordinamento.

“La cittadinanza italiana è una cosa seria. Proprio per questo esistono requisiti, controlli e procedure rigorose. Chi li possiede e conclude positivamente l'iter previsto dalla legge ha diritto a trovare nelle istituzioni comunali il rispetto ordinario delle procedure.”

Nella ricostruzione di Spinelli, la questione non riguarda soltanto chi ottiene o meno la cittadinanza, ma anche il modo in cui le istituzioni sono chiamate a rapportarsi con i cittadini e con chi percorre un procedimento amministrativo previsto dalla legge.

È su questo punto che la presa di posizione del capogruppo dem assume un valore più ampio rispetto alla singola polemica del Consiglio comunale. Le procedure sulla cittadinanza prevedono una pluralità di soggetti e responsabilità, con competenze distribuite tra amministrazione statale e uffici comunali nelle diverse fasi dell'iter.

Il Comune, secondo la ricostruzione delle procedure, interviene in particolare nelle fasi di propria competenza, tra cui gli adempimenti dello stato civile successivi al provvedimento e il giuramento.

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