Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, riapre il fronte sull'accesso alla cittadinanza e annuncia una stretta amministrativa senza precedenti sul tavolo di Palazzo Spada.
L’innesco formale arriva dal caso di Cadoneghe, in provincia di Padova, dove il sindaco leghista Marco Schiesaro ha sospeso il giuramento di una donna marocchina dopo aver riscontrato l'incapacità dell'aspirante cittadina di pronunciare la formula di rito e di comprendere basilari frasi in lingua italiana.
Una decisione amministrativa che a Terni trova una sponda immediata, saldandosi a una cronaca cittadina segnata da violenze notturne, culminate nel ferimento con arma da taglio di un giovane e in risse di strada attribuite a bande di maranza, mentre dai canali social del primo cittadino rimbalzano i filmati dei disordini nelle periferie di Francia e Regno Unito.
La risposta di Palazzo Spada si tradurrà in un vaglio restrittivo di ogni singolo incartamento. Bandecchi rivendica il proprio ruolo istituzionale di terminale ultimo del procedimento, anticipando una linea di rigore applicativo.
“Sulle cittadinanze: come tutti sapete io sono per il blocco immediato del rilascio della cittadinanza italiana agli stranieri- afferma il primo cittadino in un reel su Instagram -. Io rilascio cittadinanze dopo aver fatto un'indagine, il Comune opererà insieme alla Prefettura, dopo che l'indagine è compiuta non rilasciamo la cittadinanza".
L'intento dichiarato è quello di utilizzare tutti gli spazi d'azione consentiti dai regolamenti per rallentare o fermare i giuramenti che non offrano garanzie inequivocabili sul profilo del richiedente.
“La mia è l'ultima firma. Io da ora in poi metterò le firme con molta più difficoltà. Adotterò le leggi italiane in maniera restrittiva e in maniera molto chiara”, rimarca il sindaco, deciso a scardinare qualsiasi presunzione di automatismo burocratico nella fase terminale dell'iter anagrafico.
I nuovi paletti prefigurati a Terni oltrepassano la sola competenza linguistica emersa nella controversia di Cadoneghe, spostando l'asse sul terreno dell'assimilazione totale.
L'anzianità di soggiorno sul territorio nazionale non rappresenterà un requisito sufficiente per superare l'esame municipale: “Non basterà parlare male l'italiano e non basterà essere in Italia da 10 anni, 20 anni - coninua il sindaco Bandecchi -. Questi requisiti saranno sufficienti solo se si avrà anche una cultura italiana, se si conoscerà la storia degli italiani, se si conoscerà la geografia degli italiani, se si conoscerà lo stile, il modo e l'essere italiano e se si rinuncerà a essere da dove siamo venuti. Da domani questo sarà annunciato in Comune".
Una formula che impone la dismissione esplicita dell'identità d'origine in cambio della piena appartenenza civica, subordinando la firma alla conoscenza approfondita dell'ordinamento, della geografia e del patrimonio storico della Penisola, elementi ritenuti non negoziabili per chi aspira a diventare parte integrante della comunità nazionale.
Il parallelo tracciato da Bandecchi non è casuale: mette in relazione diretta le tensioni per l'ordine pubblico sul territorio locale con le crepe dei modelli di integrazione europei.
Da giorni il profilo Instagram del sindaco documenta le criticità della città umbra, concentrandosi sui nodi dello spaccio di sostanze stupefacenti in piazza Solferino e sugli scontri registrati durante la movida. Video e interventi che il primo cittadino collega esplicitamente al degrado urbano e alla presenza di seconde generazioni marginalizzate, richiamando quanto accade oltreconfine, tra le banlieue d'Oltralpe e le periferie britanniche.
Per la guida della giunta ternana, il tema della sicurezza urbana non può più essere scisso dai criteri con cui lo Stato concede lo status civico.
La concessione del passaporto, argomenta nei suoi post, rappresenta un “lusso e una benedizione di Dio”, un atto che già oggi impone all'amministrazione comunale “uno sforzo enorme” e che non potrà più seguire percorsi formali privi di un'adeguata verifica sostanziale insieme alla Prefettura.
La posizione odierna conferma la traiettoria intrapresa dal capo dell'amministrazione nell'agosto del 2026, quando avanzò la proposta di un blocco immediato e sine die del rilascio delle cittadinanze italiane agli stranieri, affidando al dibattito pubblico una massima destinata a far discutere. "Meglio l’estinzione che regalare l’italianità”, disse.
In quel frangente, Bandecchi chiarì la propria impostazione sui doveri degli immigrati residenti: rispetto incondizionato delle leggi e versamento regolare dei tributi, senza che il compimento di tali obblighi civici costituisca un titolo sufficiente a pretendere lo status di cittadino.
Con la direttiva annunciata agli uffici comunali, il capoluogo umbro si candida a fare da laboratorio per un'applicazione rigida delle prerogative dei sindaci, trasformando l'atto del giuramento in un filtro discrezionale fondato su criteri identitari, storici e culturali.