25 Sep, 2026 - 15:51

Dal lupo al drago, Cardini racconta il bestiario medievale: animali come simboli per leggere il mondo

Dal lupo al drago, Cardini racconta il bestiario medievale: animali come simboli per leggere il mondo

Al Festival del Medioevo di Gubbio lo storico ha presentato il nuovo volume dedicato agli animali reali e fantastici. Nel Medioevo lupo, aquila, cervo, drago e unicorno appartenevano a un unico universo di simboli, religione e conoscenza.

Per l’uomo medievale un animale non era mai soltanto un animale. Poteva essere una presenza concreta nella vita quotidiana, ma nello stesso tempo rappresentare una virtù, un vizio, una verità religiosa o una forza misteriosa della natura. È questa la chiave della serata che Franco Cardini ha tenuto giovedì 24 settembre al Padiglione Spadalonga del Convento di San Francesco, nell’ambito della dodicesima edizione del Festival del Medioevo.

Al centro dell’incontro il nuovo volume “Bestiario. Animali reali e fantastici nella cultura medievale”, opera inedita di Cardini curata dal Festival del Medioevo e pubblicata in occasione della manifestazione. Un lavoro che mette sullo stesso piano, per comprenderne la funzione culturale, animali realmente esistenti e creature dell’immaginazione: dal lupo al leone, dall’aquila al cervo, fino a drago, fenice e unicorno.

Quando l’animale diventava una chiave per interpretare il mondo

La distinzione moderna tra zoologia e fantasia aiuta poco a comprendere il Medioevo. Nei bestiari, infatti, ciò che contava non era soltanto stabilire se una creatura esistesse realmente, ma capire che cosa significasse.

La presentazione ufficiale del volume definisce gli animali «segni attraverso i quali leggere il mondo»: immagini capaci di spiegare le Scritture, rappresentare comportamenti umani e rendere comprensibile ciò che sfuggiva all’esperienza diretta.

È un campo di ricerca sul quale Cardini lavora da molti anni. Nei suoi studi dedicati a Mostri, belve e animali nell’immaginario medievale ha mostrato come le fonti siano estremamente varie: documenti agricoli e militari, statuti comunali, cronache, vite dei santi, enciclopedie, bestiari, testimonianze iconografiche e perfino reperti archeologici. L’obiettivo non è ricostruire soltanto la presenza materiale degli animali, ma comprenderne ruolo e significato all’interno della cultura medievale.

Alla base di una parte importante di questa tradizione c’è il Physiologus, testo di origine tardoantica nel quale le caratteristiche attribuite agli animali venivano associate a interpretazioni cristiane. Da quella matrice si sviluppò nei secoli un universo simbolico nel quale osservazione della natura, racconti antichi, Bibbia e allegoria finirono continuamente per intrecciarsi.

Il drago, per esempio, poteva rappresentare il demonio e il caos ma assumere anche significati differenti nell’araldica e nella simbologia militare. L’unicorno, a sua volta, poteva diventare immagine cristologica ma conservare una natura profondamente ambivalente. Anche animali reali come l’orso o l’aquila venivano caricati di significati che andavano molto oltre la loro presenza nel mondo naturale.

Il lupo di Gubbio tra storia, leggenda e simbolo

In una edizione del Festival dedicata a “Il tempo di Francesco. Homo homini lupus”, il passaggio al lupo di Gubbio era inevitabile.

Il programma della giornata del 24 settembre aveva già affrontato il tema da prospettive diverse: Riccardo Rao ha parlato di uomini e lupi nel Medioevo, Alberto Luongo dei dati storici e delle interpretazioni legate al lupo di Gubbio, mentre Antonio Montefusco ha analizzato la costruzione del mito francescano. La serata di Cardini ha allargato ulteriormente il campo, inserendo il lupo nel più vasto sistema simbolico degli animali medievali.

Il nuovo libro dedica infatti una parte centrale proprio al rapporto di Francesco con gli animali e all’episodio eugubino, esaminato nelle sue dimensioni storiche, religiose, sociali e antropologiche.

Ed è forse qui che il bestiario medievale incontra più direttamente Gubbio. Il lupo non è soltanto la belva addomesticata dal santo secondo la tradizione. Diventa un’immagine attraverso la quale interrogarsi sul rapporto tra paura e convivenza, natura e cultura, violenza e riconciliazione.

Il valore della lezione di Cardini sta quindi anche nel ribaltare uno stereotipo ancora diffuso: quello di un Medioevo incapace di distinguere realtà e fantasia. Più correttamente, quella cultura attribuiva alle creature reali e immaginarie funzioni conoscitive e simboliche diverse dalle nostre.

Per comprenderla occorre dunque rinunciare per qualche momento alla classificazione moderna e accettare di entrare in un mondo nel quale un lupo poteva essere insieme animale, minaccia, metafora e protagonista di una storia religiosa; e nel quale un drago mai incontrato poteva essere, culturalmente, altrettanto reale.

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