La fotografia come strumento per raccontare l’identità, confrontarsi con la pluralità e riflettere sul modo in cui ciascuno guarda l’altro. È il percorso al centro di “NESSUNO ESCLUSO”, mostra dell’artista visivo Christian Tasso che sarà ospitata dal 2 ottobre all’8 novembre 2026 negli spazi de I Casalini, in via del Gonfalone 29 a Foligno. Un percorso espositivo che porta nel cuore della città la ricerca dell’artista sui temi della diversità e della rappresentazione, mettendo in dialogo la fotografia d’autore con le esperienze nate sul territorio.
L’esposizione, promossa e finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno e curata da Maggioli Cultura e Turismo, sarà inaugurata venerdì 2 ottobre alle ore 17 e sarà visitabile con ingresso gratuito. Al centro del progetto ci sono circa 30 opere fotografiche, di grande e medio formato, attraverso le quali Tasso sviluppa una ricerca sull’identità e sulla rappresentazione della diversità, mettendo in relazione il proprio lavoro con quello prodotto dai partecipanti al progetto laboratoriale “Autoritratto Emotivo”.
Non un semplice accostamento di opere, dunque, ma un confronto tra due esperienze differenti che si incontrano all’interno dello stesso spazio espositivo: da una parte la ricerca dell'artista, sviluppata nel corso degli anni e in oltre 15 Paesi; dall'altra il percorso di persone coinvolte direttamente in un'esperienza laboratoriale dedicata alla costruzione e alla rappresentazione della propria identità.
Il progetto nasce da una ricerca condotta da Christian Tasso in oltre 15 Paesi, tra cui Nepal, Cuba, Mongolia, Kenya, Paraguay ed Etiopia. Attraverso il linguaggio della fotografia d'autore, l'artista affronta il tema della diversità cercando di superare una rappresentazione fondata esclusivamente sulla distanza o sulla differenza. Il lavoro si concentra infatti sulla singolarità dell'individuo e sulla sua capacità di costruire una propria narrazione della realtà.
La persona ritratta non viene quindi considerata soltanto come soggetto dell'immagine, ma come parte di un racconto nel quale identità, contesto e percezione si intrecciano. Una prospettiva che attraversa l'intero progetto e che trova una precisa corrispondenza anche nelle modalità con cui le fotografie sono state realizzate. Le circa 30 opere presenti a Foligno sono infatti rigorosamente scattate su pellicola analogica e sviluppate manualmente dall'artista in camera oscura.
La scelta dell'analogico non costituisce soltanto una caratteristica tecnica del lavoro, ma definisce un preciso rapporto con il tempo e con la materia fotografica. Il processo di realizzazione dell'immagine passa attraverso la pellicola, lo sviluppo e la stampa, restituendo alla fotografia una dimensione artigianale e fisica che diventa parte della ricerca formale dell'artista.
A completare il percorso sarà il dialogo con “Autoritratto Emotivo”, progetto laboratoriale realizzato presso il Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC) di Foligno e dedicato alla produzione di autoritratti da parte dei partecipanti. Il laboratorio ha coinvolto circa 35 giovani e adulti appartenenti a quattro realtà cooperative del territorio, che hanno aderito al progetto: La Locomotiva Cooperativa Sociale, con gli utenti dei centri semiresidenziali Il Laboratorio e L’Orizzonte; Ellelle Cooperativa Sociale, con gli utenti di Casadina, Pollicino e Quattro elementi; Comunità La Tenda Cooperativa Sociale, con gli utenti del servizio per le dipendenze Caino; Dinamica Cooperativa Sociale, con gli utenti de La Serra di Borroni.
Gli esiti di questo percorso saranno ora portati all'interno della mostra. Insieme alle opere di Tasso sarà infatti presentata una selezione degli autoritratti emotivi realizzati durante il workshop al CIAC, creando un secondo livello di lettura dell'esposizione.
Il confronto permette di avvicinare due modalità differenti di raccontare l'identità. Le fotografie dell'artista sono il risultato di una ricerca sviluppata attraverso differenti Paesi e contesti culturali; gli autoritratti nascono invece da un'esperienza partecipativa nella quale i protagonisti sono stati chiamati a confrontarsi con la propria immagine e con la dimensione emotiva del rappresentarsi.
È proprio nel passaggio tra queste due esperienze che il progetto assume una dimensione più ampia. “NESSUNO ESCLUSO” porta infatti all'interno dello stesso spazio la fotografia d'autore e una produzione nata da un'attività laboratoriale, facendo della mostra il punto di incontro tra arte contemporanea, cultura e realtà sociali del territorio. L'esposizione diventa così anche la restituzione pubblica di un percorso che ha coinvolto persone e realtà differenti, dando agli autoritratti prodotti durante il laboratorio la possibilità di uscire dal contesto nel quale sono stati realizzati per entrare in relazione con le opere di un artista professionista.
Il risultato è un percorso nel quale la dimensione individuale e quella collettiva si sovrappongono. L'identità viene affrontata attraverso immagini differenti, ma accomunate dalla necessità di raccontare una persona nella sua specificità, senza ridurla a una definizione prestabilita.
Il tema della diversità attraversa dunque l'intera esposizione. La ricerca di Tasso, sviluppata in contesti geografici e culturali differenti, mette in discussione i canoni tradizionali con cui la diversità viene abitualmente rappresentata. Il laboratorio, parallelamente, trasferisce questa riflessione sul piano dell'esperienza personale, affidando ai partecipanti la possibilità di costruire e restituire la propria immagine.
Il punto di contatto è la necessità di guardare e raccontare l'altro senza cancellarne la singolarità. Una questione che riguarda tanto la fotografia quanto il rapporto quotidiano con le persone e con le differenze che attraversano una comunità. In questo senso, il titolo “NESSUNO ESCLUSO” diventa anche la chiave di lettura dell'intero percorso. L'esposizione non propone una semplice galleria di immagini sulla diversità, ma costruisce un confronto tra differenti forme di autorappresentazione e di rappresentazione dell'altro.
“NESSUNO ESCLUSO” si presenta come un progetto costruito attorno alla fotografia, ma non limitato alla fotografia. Le immagini diventano il punto di partenza per una riflessione sull'identità, sulla percezione e sulla possibilità di raccontare la pluralità senza trasformarla in distanza.
Le opere di Christian Tasso e gli autoritratti prodotti durante “Autoritratto Emotivo” saranno chiamati a convivere nello stesso spazio, lasciando al pubblico il compito di costruire connessioni, differenze e corrispondenze tra i diversi linguaggi. È in questa relazione che la mostra trova il proprio elemento più significativo: la diversità non come categoria da osservare dall'esterno, ma come condizione attraverso la quale riconoscere la complessità delle persone.