Il rimpasto di Palazzo Spada diventa ufficiale e ridisegna, con effetto immediato, gli equilibri dell'amministrazione comunale di Terni. Il sindaco Stefano Bandecchi ha firmato nelle ultime ore il decreto che allarga l'esecutivo: Sergio Cardinali è il nuovo assessore con deleghe strategiche allo sviluppo economico, ai rapporti con le multinazionali, alle organizzazioni sindacali, al commercio, all’artigianato, all’agricoltura e al terziario.
Un innesto che porta la squadra di governo cittadino da sei a sette elementi, innescando una necessaria rimodulazione degli incarichi preesistenti. Gabriele Ghione cede il passo a Cardinali sulle attività produttive, ma mantiene le deleghe a innovazione, Ict, digitalizzazione e smart city, assumendo anche la cruciale competenza all’ambiente, fino a oggi trattenuta dallo stesso primo cittadino.
Restano al loro posto, con le deleghe già assegnate gli altri componenti dell'esecutivo: Paolo Tagliavento (vicesindaco), Sergio Anibaldi, Michela Bordoni, Tiziana Audadio e Alessandra Sainetti. Il perimetro del provvedimento è chiaro: garantire la piena funzionalità della giunta e imprimere una maggiore efficacia all’azione amministrativa, ma la mossa muove tessere ben più complesse sullo scacchiere politico ed economico della città.
La nomina di Sergio Cardinali rientra nei margini di manovra previsti dall'architettura istituzionale dell'ente. A livello normativo, il sindaco Stefano Bandecchi ha la facoltà di nominare fino a un massimo di nove assessori, escluso se stesso. Un tetto fisiologico dettato dalla composizione del Consiglio comunale ternano, strutturato su 32 consiglieri più il primo cittadino: la legge vigente fissa infatti il limite a un quarto dei 33 componenti totali, con arrotondamento all’unità superiore. Una disposizione recepita e confermata dal nuovo Statuto comunale approvato nel 2026. Allo stato attuale, con sette assessori in carica, la giunta dispone ancora di due caselle teoricamente riempibili.
Tuttavia, l'attenzione del vertice amministrativo è concentrata soprattutto sull'Aula. Il gioco degli incastri politici a Palazzo Spada deve tenere conto di variabili precise, a partire dalla recente genesi del gruppo “Con Bandecchi per Terni”, che raggruppa i quattro consiglieri comunali Severoni, Colasanti, Mengaroni e Sterlini. In questo quadro, il pallottoliere del sindaco impone una soglia di sicurezza: servono almeno 17 consiglieri per garantire la maggioranza e un minimo di 14 presenti in seconda convocazione per rendere valide le sedute.
Su questo fronte, prima della pausa estiva e al rientro a Palazzo Spada, la linea del sindaco era stata chiara. Nessuna preoccupazione sulla tenuta della sua maggioranza con la certezza sulla sussistenza dei numeri in Consiglio e la determinazione di tenere unita la maggioranza e di consolidare l'ultima fase di mandato, nonostante le fisiologiche critiche dell'opposizione. A questo si aggiungono gli assetti variabili del fronte avverso, dove spiccano le posizioni del capogruppo di Forza Italia Francesco Maria Ferranti e del consigliere della Lista Terni Masselli Sindaco, Valdimiro Orsini, attestati su una linea di “opposizione costruttiva” nei confronti dell'amministrazione.
Se a Palazzo Spada la squadra si rafforza, l'ingresso di Sergio Cardinali in giunta innesca una reazione a catena immediata su ASM Terni, la multiutility cittadina di cui lo stesso Cardinali ricopriva la carica di presidente. L'assegnazione dell'assessorato impone un cambio di vertice che si intreccia con una delicata vicenda amministrativa in corso. Sulla precedente nomina ai vertici dell'azienda, infatti, l'Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha avviato un procedimento di vigilanza.
Il faro dell'autorità era stato acceso a luglio a seguito degli esposti formali presentati dai consiglieri comunali di opposizione Valdimiro Orsini e Marco Celestino Cecconi. L’istruttoria dell'Anac non entra nel merito delle dinamiche politiche della nomina, né si concentra sulla posizione lavorativa di Cardinali come dipendente Enel. Il nucleo tecnico dell'indagine aveva riguardato unicamente la potenziale inconferibilità dell’incarico, legata al pregresso passaggio diretto da assessore del Comune di Terni alla presidenza della multiutility. Un cavillo normativo e procedurale che ora rischia di condizionare pesantemente anche le scelte per il futuro management dell'azienda.
Con la poltrona di presidente di Asm vacante, le scorse settimane sono state dominate dai rumors su un possibile ritorno in prima linea dell'ex vicesindaco Riccardo Corridore. La sua figura era stata al centro del radicale rimpasto di giunta consumatosi lo scorso febbraio, a ridosso di San Valentino, quando il sindaco Stefano Bandecchi aveva deciso di azzerare l'intero esecutivo, per poi recuperare in un secondo momento soltanto le assessore Michela Bordoni (titolare al Bilancio) e Alessandra Sainetti (con delega al Welfare).
Negli ambienti politici, l'ipotesi Asm era stata al centro di rumors come una sorta di sliding door proprio per Corridore. Professionista in ambito forense, l'ex vicesindaco è dotato di competenze legali che lo avrebbero reso un nome possibile nella complessa fase di riassetto della governance che attende la partecipata. Tuttavia, la strada appare sbarrata dall'ostacolo di natura tecnico-giuridica: l'ex numero due di Palazzo Spada si troverebbe esattamente nella medesima situazione di “inconferibilità” dell'incarico che ha portato l'Anac ad accendere un faro sulla nomina di Cardinali. Un cortocircuito normativo che, di fatto, depenna le potenziale candidature di coloro che hanno ricperto incarichi nell'esecutivo comunale senza aver affrontato il periodo di "raffreddamento" imposto dalle normative,con Bandecchi che sembra intenzionato a guardare altrove per la guida dell'azienda.
Insomma, adesso si apre ufficialmente il totonomine per Asm. La ricerca del Comune non può limitarsi a un profilo di mera rappresentanza: la ricerca è quella di una figura dotata della competenza tecnica e, soprattutto, dell'autorevolezza istituzionale necessaria per gestire il vero nodo critico dei prossimi 18 mesi, ovvero il dossier Acea. Il sindaco Bandecchi ha più volte dichiarato la volontà ferma di ridiscutere i patti parasociali con il colosso romano.
L'obiettivo è sanare quello che l'amministrazione giudica un palese sbilanciamento della governance aziendale, attualmente piegata in direzione della multiutility capitolina. Acea, infatti, esercita un controllo di fatto su Asm Terni a seguito dell'acquisizione del 45% del pacchetto azionario e dei patti parasociali che furono firmati nell'ambito dell'operazione portata a compimento sotto la precedente giunta Latini. Il nuovo vertice dovrà navigare in un mare denso di incognite: dal controllo dei servizi a rete, alla delicata gestione dei rifiuti, fino alla determinazione delle tariffe TARIC e idriche. La partita è vitale per il territorio: si tratta di ridisegnare i nuovi equilibri tra l'indirizzo politico locale e un partner industriale che, negli ultimi anni, ha esercitato un ruolo egemone sulle politiche del settore utility a Terni.