Il Gubbio è in crisi e nasconderlo dietro i singoli episodi non serve più. Sette punti nelle prime sette giornate, quattro sconfitte, un pareggio e appena due vittorie raccontano soltanto una parte del problema, perché a preoccupare maggiormente è ciò che la squadra sta mostrando sul campo. La proposta di gioco è ridotta, la produzione offensiva quasi inesistente e quella solidità difensiva che aveva rappresentato il principale punto di forza nella passata stagione oggi sembra essersi smarrita.
Il problema, però, non nasce con questo campionato. Le avvisaglie erano già emerse nella precedente stagione, quando il Gubbio di Mimmo Di Carlo aveva costruito gran parte delle proprie fortune su equilibrio, organizzazione difensiva e capacità di sfruttare gli episodi. Un modello che ha prodotto risultati, ma che aveva già evidenziato una contraddizione: rossoblù tra le migliori difese e contemporaneamente tra i peggiori attacchi del campionato.
La società ha scelto di proseguire con Di Carlo, anche grazie al rinnovo automatico previsto dal contratto in caso di piazzamento tra le prime dieci. Oggi quella decisione va necessariamente analizzata alla luce di ciò che sta accadendo.
Per comprendere la situazione del Gubbio bisogna allargare lo sguardo e non fermarsi alle prime sette giornate dell’attuale campionato. Prendendo in considerazione le ultime otto partite della passata stagione e le prime sette di quella attuale, il bilancio complessivo diventa particolarmente significativo: quattro vittorie, quattro pareggi e ben sette sconfitte. Numeri che raccontano una squadra incapace di trovare continuità e che, soprattutto, certificano come le difficoltà non siano esclusivamente legate all’avvio dell’attuale torneo.
Nella passata stagione, infatti, il Gubbio riusciva spesso a trasformare una proposta calcistica limitata in risultati concreti. Le vittorie per 1-0 erano diventate quasi una consuetudine: grande attenzione nella fase difensiva, partita sporca, capacità di sfruttare l’episodio e poi difendere il vantaggio. Un meccanismo che ha funzionato per buona parte dell’annata, anche quando il gioco lasciava qualcosa da desiderare. Ma proprio la classifica finale raccontava una contraddizione evidente: una delle migliori difese accompagnata da uno dei peggiori attacchi.
Le vittorie nei derby contro Perugia e Ternana hanno contribuito a rendere meno evidente il problema. Sono partite che, per peso specifico e valore emotivo, possono cambiare la percezione di una stagione. Il risultato positivo nei derby ha finito per coprire alcune fragilità strutturali che, invece, erano già presenti. Il Gubbio aveva difficoltà a costruire occasioni, affidandosi spesso alla verticalizzazione e alla ricerca dell’episodio, ma la solidità del reparto arretrato permetteva di compensare.
Oggi quella compensazione non sembra più esserci. Le prime sette giornate hanno prodotto quattro sconfitte, un pareggio e due successi, con una squadra che non ha ancora trovato un’identità riconoscibile. Il problema non è soltanto perdere: è il modo in cui il Gubbio sta arrivando alle sconfitte. Manca una reazione, manca una risposta tecnica e spesso manca persino la sensazione di poter cambiare l’inerzia di una partita attraverso il gioco.
La gara contro il Ravenna rappresenta, sotto questo aspetto, un esempio particolarmente indicativo. Il Gubbio è sembrato incapace di modificare lo spartito quando la partita lo richiedeva, quasi fosse una gara di allenamento del giovedì. Non è soltanto una questione di qualità individuale o di episodi: quando una squadra non riesce a costruire una soluzione alternativa al lancio lungo e alla speranza che qualcosa accada, il problema diventa strutturale.
Gli infortuni rappresentano certamente un elemento da considerare. La rosa ha dovuto fare i conti con diverse assenze e questo può incidere sulle possibilità di scelta dell’allenatore. Anche la campagna acquisti non ha ancora fornito tutte le risposte attese. Sono elementi concreti, ma non possono diventare una spiegazione totale. Gli alibi possono spiegare alcune difficoltà, non possono cancellare quindici partite nelle quali il rendimento complessivo è rimasto troppo basso.
E qui torna il tema della proposta calcistica. Il Gubbio può certamente essere più competitivo recuperando gli indisponibili e inserendo meglio i nuovi acquisti, ma deve contemporaneamente costruire qualcosa sul piano del gioco. La squadra non può dipendere esclusivamente dalla verticalizzazione verso gli attaccanti, dall’episodio o dalla speranza di trovare il gol prima dell’avversario. Servono principi riconoscibili, una capacità di risalire il campo e soprattutto la possibilità di cambiare spartito durante i novanta minuti.