Dalla farmacia comunale al Museo civico di Palazzo dei Consoli, fino al DigiPass e allo IAT: la liquidazione di Gubbio Cultura e Multiservizi riaccende il dibattito sul futuro di attività che fanno capo alla società interamente partecipata dal Comune.
Dopo il via libera del Consiglio comunale, approvato con il voto favorevole della maggioranza dei presenti, i dipendenti della società partecipata interamente dal Comune contestano la scelta e chiedono di valutare un'alternativa. La loro posizione è netta: le difficoltà economiche, sostengono, non sarebbero strutturali e ci sarebbero ancora le condizioni per rilanciare la società.
Nel documento diffuso dopo il voto, il personale individua tra le cause della crisi le conseguenze dei lavori pubblici su alcune delle attività gestite e una serie di scelte amministrative che, secondo la ricostruzione dei lavoratori, avrebbero inciso sull'equilibrio economico della partecipata.
Da qui la richiesta di un piano di rilancio che consenta di affrontare le criticità evidenziate, coinvolgendo il personale nelle decisioni e mantenendo il controllo pubblico sui servizi. I dipendenti esprimono inoltre preoccupazione per le prospettive delle attività nella fase successiva alla liquidazione e per il rischio di un loro eventuale affidamento a soggetti privati.
Contrarie al provvedimento anche le opposizioni, che durante la seduta consiliare hanno votato contro la liquidazione e sollevato dubbi sulle ragioni e sulle conseguenze della decisione. Tra gli interventi, quello di Leonardo Nafissi, capogruppo di Gubbio Futura, che ha messo in discussione la necessità di procedere e ha richiamato la possibilità che i servizi oggi gestiti dalla partecipata possano finire in mano a privati.
Secondo la ricostruzione contenuta nel documento, la società avrebbe mantenuto una situazione di equilibrio, e persino di avanzo, fino al 2023.
Le difficoltà emerse successivamente, sostengono i lavoratori, non sarebbero quindi riconducibili a un modello gestionale necessariamente destinato al fallimento, ma anche a fattori esterni e a decisioni che avrebbero inciso sulle entrate delle singole attività.
Tra gli elementi indicati figura l'impatto dei lavori in piazza Quaranta Martiri sull'andamento della farmacia comunale. I dipendenti sostengono che il cantiere abbia penalizzato l'attività e contestano al Comune di non essere intervenuto sul costo dell'affitto né di aver valutato un trasferimento temporaneo della farmacia per limitare le conseguenze dei lavori.
Un'altra criticità riguarda il Museo civico di Palazzo dei Consoli. Nel documento, il personale collega le difficoltà dell'attività museale ai lavori in piazza Grande e alla chiusura della strada della Contessa, ritenuti fattori che avrebbero inciso sull'accessibilità e, di conseguenza, sull'afflusso dei visitatori.
Si tratta di valutazioni attribuite ai dipendenti, che individuano nelle condizioni esterne e nelle scelte amministrative una parte delle ragioni della crisi. La loro posizione è che tali elementi avrebbero dovuto essere affrontati con misure correttive e strumenti di sostegno, anziché arrivare alla liquidazione della società.
Nel documento viene contestata anche la destinazione degli introiti legati alla biglietteria durante alcune iniziative culturali. Secondo i dipendenti, una parte delle risorse sarebbe stata destinata a soggetti terzi per finanziare eventi, senza restare nella disponibilità della società che gestisce il museo. Il personale ritiene che questa modalità abbia sottratto risorse potenzialmente utili a sostenere le attività e a contribuire all'equilibrio economico della partecipata.
Le osservazioni riguardano anche il DigiPass e il servizio turistico IAT. Per queste attività, i dipendenti giudicano insufficienti i trasferimenti economici riconosciuti rispetto agli accordi, sostenendo che le somme previste non avrebbero coperto adeguatamente le esigenze dei servizi.
Un altro punto centrale del documento riguarda le prospettive future. Secondo i dipendenti, i dati relativi al 2026 dimostrerebbero che la situazione sarebbe ancora reversibile e che la società potrebbe recuperare equilibrio attraverso una strategia di rilancio.
Tra le opportunità indicate figura lo sviluppo della farmacia comunale, anche in relazione alla prospettiva della futura Casa della Salute. Sul versante culturale, il Museo civico di Palazzo dei Consoli potrebbe invece essere inserito in un sistema più ampio, capace di rafforzare l'offerta culturale e turistica della città.
Per il personale, queste possibilità renderebbero necessario un approfondimento prima di rinunciare alla società come strumento di gestione dei servizi. La richiesta è quella di elaborare un piano industriale che individui obiettivi, risorse, tempi e interventi necessari per recuperare sostenibilità economica, accompagnando il percorso con il coinvolgimento dei dipendenti.
La proposta si lega anche alla questione del controllo pubblico. I lavoratori chiedono che farmacia, museo, DigiPass e IAT continuino a essere considerati servizi di interesse collettivo e mettono in guardia dal rischio che la liquidazione possa tradursi, nel tempo, nell'affidamento delle attività a soggetti privati.
La decisione del Consiglio comunale ha trovato la contrarietà delle opposizioni, che hanno votato contro il provvedimento. Tra gli interventi quello di Leonardo Nafissi, capogruppo di Gubbio Futura, che ha espresso dubbi sulle ragioni della liquidazione e sulle possibili conseguenze per la gestione dei servizi.
"Noi abbiamo la sensazione che, purtroppo, a pensare male si fa peccato, come si diceva, ma che o qualcuno ha promesso i servizi che oggi la Gubbio Futura molti servizi svolge a qualche privato, penso alla farmacia, penso alla gestione museale piuttosto che altro, oppure vuol dire che non c'è consapevolezza di quello che comporta mettere in liquidazione una società per la quale, ripeto, non c'è l'obbligo. Lo dice il testo unico delle società partecipate".
Con il voto del Consiglio comunale, il futuro di Gubbio Cultura e Multiservizi entra in una fase decisiva. La liquidazione riguarda una società che riunisce attività differenti, dalla farmacia comunale ai servizi digitali, dall'accoglienza turistica alla gestione di uno dei principali musei cittadini.
Per i dipendenti, la priorità è evitare che la chiusura della società si traduca in una perdita di controllo pubblico e in un indebolimento dei servizi. Da qui la richiesta di un piano alternativo, fondato sui dati economici, sulle prospettive di sviluppo e sulle criticità che, nella loro ricostruzione, hanno contribuito alla situazione attuale.
Le opposizioni chiedono a loro volta chiarimenti sulle conseguenze della decisione e sul futuro delle attività. Resta da capire come saranno gestiti i servizi nella fase successiva al voto e quali scelte verranno adottate per garantire continuità alla farmacia, al museo, al DigiPass e allo IAT.