21 Sep, 2026 - 14:42

Gubbio, il ko con l’Ostiamare riapre il problema: infortuni e mancanza di gioco

Gubbio, il ko con l’Ostiamare riapre il problema: infortuni e mancanza di gioco

Un anno dopo, il copione non è cambiato. Il Gubbio continua a muoversi dentro un loop fatto di infortuni, risultati spesso costruiti sugli episodi e una proposta di gioco che non sembra aver trovato una direzione precisa. La sconfitta contro l’Ostiamare ha soltanto reso più evidente ciò che nelle precedenti giornate era rimasto parzialmente coperto dai punti conquistati.

Non è il ko in sé a rappresentare il problema. Una partita si può perdere. È il modo in cui arriva la sconfitta a riaprire una questione che accompagna il Gubbio da tempo. La squadra di Domenico Di Carlo continua a faticare quando deve essere lei a fare la partita, costruire attraverso il possesso e trovare soluzioni diverse dalla verticalizzazione immediata.

E non è una questione nata ieri. Di Carlo è sulla panchina rossoblù dalla passata stagione e le difficoltà nella proposta erano già emerse nel precedente campionato. Cambiano gli uomini, cambia il modulo, ma il problema di fondo rimane. A questo si aggiunge un’emergenza infortuni che ormai non può più essere derubricata semplicemente alla voce sfortuna.

Gubbio, il problema non è il modulo: manca una proposta alternativa

Dopo la sconfitta contro il Guidonia alla prima giornata, Di Carlo ha modificato il sistema di gioco, passando al 4-3-1-2. Una scelta comprensibile per cercare nuove soluzioni, ma che non ha prodotto finora una trasformazione evidente nella proposta del Gubbio.

Contro l’Ostiamare, così come in altre situazioni, si è visto un ulteriore adattamento: la squadra è partita con una linea difensiva a quattro per concludere con una disposizione a tre. Il problema, però, non può essere ricondotto alla lavagna tattica.

Il Gubbio può giocare con tre o quattro difensori, con un trequartista oppure senza. La questione riguarda ciò che riesce a produrre una volta iniziata la partita. E nelle prime sei giornate la formazione rossoblù raramente è sembrata padrona del campo per lunghi periodi.

Il piano appare spesso abbastanza leggibile: recuperare palla, approfittare di eventuali errori degli avversari, verticalizzare rapidamente e affidarsi alla velocità o alla giocata individuale. Minta (fuori per infortunio, dovrebbe tornare contro il Perugia) può rappresentare una risorsa importante in questo tipo di situazioni, ma non può essere l’unica chiave attraverso la quale provare a scardinare le difese avversarie.

Quando l’avversario concede spazio, il meccanismo può funzionare. Quando invece chiude le linee di passaggio e obbliga il Gubbio a costruire contro una squadra schierata, emergono le difficoltà.

L’Ostiamare ne ha dato una dimostrazione piuttosto netta. La formazione laziale, neopromossa in Serie C e reduce da due sconfitte consecutive, ha giocato con un’idea precisa. Non ha creato una quantità enorme di occasioni da rete, ma ha controllato il pallone e il ritmo della partita per larghi tratti, mostrando una maggiore continuità nella propria proposta.

Il centrocampo dell’Ostiamare ha preso il sopravvento su quello rossoblù. Casolari, ex della gara, ha avuto un ruolo centrale nella gestione del pallone e il reparto eugubino ha faticato a trovare le contromisure. Il risultato è stato un Gubbio costretto spesso a rincorrere e incapace di costruire una reazione attraverso il gioco.

Il dato deve far riflettere anche perché non si tratta di un problema completamente nuovo. La passata stagione il Gubbio aveva chiuso con la miglior difesa e uno tra i peggiori reparti offensivi del campionato, fotografia estrema di una squadra capace di proteggere la propria porta ma con evidenti difficoltà nella produzione offensiva.

Gubbio, gli infortuni sono troppi per parlare ancora soltanto di sfortuna

Poi c’è l’altro capitolo, quello degli infortuni. Contro l’Ostiamare erano sette i giocatori indisponibili. Dopo oltre un anno caratterizzato da numerosi problemi fisici, continuare a parlare soltanto di casualità diventa difficile. Se un problema si ripete con una certa frequenza, qualche domanda va necessariamente posta.

La domanda, in questo caso, riguarda la gestione complessiva degli infortuni: preparazione, carichi di lavoro, recupero, prevenzione, caratteristiche della rosa. Una parte dello staff medico è cambiata, ma il quadro non sembra essersi modificato in maniera sufficiente.

Anche il mercato merita una riflessione. Il caso Pinato è significativo, senza trasformarlo naturalmente in un giudizio sul calciatore. Il centrocampista è arrivato da svincolato dopo un lungo periodo di stop per un problema al pube. Ha avuto pochissimo spazio, scendendo in campo per pochi minuti in due occasioni, prima di fermarsi nuovamente per problemi fisici.

Gli infortuni, però, non possono diventare la spiegazione universale. Perché anche con sette assenti rimane il tema della proposta. E nascondere le difficoltà di gioco dietro l’infermeria rischierebbe soltanto di rimandare un problema già emerso nella passata stagione.

Il Gubbio ha un obiettivo preciso: la salvezza. Ma per raggiungerlo servono punti e, possibilmente, una squadra riconoscibile. Anche per provare a riavvicinare una tifoseria che negli ultimi tempi appare sempre più distante dalle vicende del club.

Non servono proclami né paragoni con categorie superiori. Basta guardare ciò che accade nello stesso girone. L’Ostiamare, appena salita in Serie C, ha mostrato di avere un’identità basata sul possesso, sulle combinazioni e su meccanismi evidentemente preparati. Non è necessario avere una rosa costruita per vincere il campionato per avere un’idea di calcio.

Il Gubbio, invece, sembra ancora alla ricerca di quella continuità.

Le prossime tre partite contro Ravenna, Perugia e Spezia alzeranno il livello della difficoltà e saranno utili anche per capire se i rossoblù riusciranno a modificare qualcosa. Non soltanto nei risultati, ma nel modo di stare in campo.

Perché il campionato è lungo e una sconfitta non cambia tutto. Ma quando gli stessi problemi tornano per più di una stagione, smettono di essere semplici episodi e diventano questioni da affrontare.

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