Una telefonata, una storia costruita per apparire credibile e la richiesta di muoversi immediatamente verso Perugia. È così che, nel primo pomeriggio di giovedì 3 settembre, è scattato un tentativo di truffa ai danni di una famiglia eugubina residente nella zona di via della Piaggiola, vicino all’Arco di San Pietro.
Secondo quanto ricostruito, due persone italiane, provenienti dal Sud Italia, avrebbero messo in atto un raggiro basato sulla presunta “clonazione della targa” delle automobili appartenenti al padre e al figlio della famiglia.
I due sarebbero poi stati fermati e identificati dai Carabinieri di Gubbio, intervenuti tempestivamente dopo che la famiglia aveva segnalato quanto stava accadendo.
I presunti autori del raggiro si spostavano a bordo di una piccola utilitaria.
Il meccanismo della truffa era costruito per generare allarme e fretta.
La famiglia avrebbe ricevuto una telefonata da un numero fisso durante la quale veniva spiegato che le targhe delle automobili del padre e del figlio erano state clonate e utilizzate per commettere una presunta truffa ai danni di una gioielleria di Perugia.
A quel punto sarebbe stata prospettata la necessità di recarsi immediatamente presso i Carabinieri del capoluogo regionale.
Una richiesta che, nella concitazione del momento, era apparsa verosimile almeno a una parte della famiglia.
«Il padre e il figlio avevano creduto possibile la situazione prospettata», ma è stato proprio durante gli spostamenti successivi che è arrivato l’elemento decisivo.
Padre e figlio avrebbero infatti incrociato per strada una pattuglia dei Carabinieri e raccontato immediatamente ciò che stava accadendo.
È stato questo passaggio a permettere di bloccare sul nascere il raggiro.
Contemporaneamente, la madre aveva già contattato la Caserma dei Carabinieri di Gubbio chiedendo conferma della presunta clonazione delle targhe e della storia relativa alla gioielleria di Perugia.
La verifica ha fatto emergere rapidamente che la situazione descritta al telefono non corrispondeva a una reale iniziativa dell’Arma.
Da quel momento il quadro è diventato chiaro e i militari hanno potuto concentrare l’attenzione sulle persone sospettate di aver organizzato il tentativo di truffa.
Durante quei minuti di forte concitazione, anche la figlia della coppia si è attivata.
Ha raggiunto la madre rimasta in casa e insieme avrebbero cercato di avvisare i vicini, nel timore che lo stesso raggiro potesse essere stato tentato anche ai danni di altre famiglie della zona.
Dalle verifiche effettuate, però, non sarebbero emersi altri episodi analoghi nello stesso momento.
Secondo le informazioni raccolte, i presunti truffatori avrebbero contattato soltanto quella famiglia.

L’episodio rientra in una tipologia di raggiri che sfrutta soprattutto l’urgenza e il timore di conseguenze giudiziarie.
In questo caso non è stato utilizzato il più noto espediente del falso incidente di un figlio o del finto maresciallo, ma una variante più tecnica: la presunta clonazione delle targhe e il coinvolgimento in un reato mai commesso.
La logica, però, è la stessa.
La vittima viene spinta a credere che stia accadendo qualcosa di grave e che sia necessario agire subito, senza avere il tempo di verificare.
Ed è proprio qui che la telefonata ai veri Carabinieri ha fatto la differenza.
L’intervento si inserisce nell’attività preventiva svolta dal Radiomobile e dalle altre pattuglie impegnate a Gubbio e nell’intera Fascia Appenninica eugubino-gualdese.
La presenza sul territorio ha consentito, anche in questo caso, di intercettare rapidamente una situazione sospetta e impedire che il raggiro arrivasse alla fase successiva.
Il fatto che padre e figlio abbiano incontrato per strada una pattuglia ha certamente accelerato l’intervento, ma decisiva è stata anche la verifica fatta dalla madre direttamente con la caserma.
L’episodio offre ancora una volta un’indicazione semplice ma fondamentale.
Quando qualcuno telefona raccontando di incidenti, targhe clonate, arresti, denunce o presunte emergenze giudiziarie, è sempre necessario interrompere la conversazione e contattare direttamente le Forze dell’Ordine attraverso i numeri ufficiali.
Le richieste costruite sulla fretta devono rappresentare il primo campanello d’allarme.
Nel caso di via della Piaggiola, la prontezza della famiglia e l’intervento dei Carabinieri hanno impedito che il tentativo di truffa si completasse.
Un raggiro sofisticato solo in apparenza, ma basato su un meccanismo antico: creare paura per impedire alla vittima di avere il tempo di pensare.