Circa tremila volumi specialistici lasciano Cambridge e arrivano a Gubbio, destinati alla Biblioteca Comunale Sperelliana.
È il primo nucleo del Fondo Stoddart-Malone, la nuova raccolta libraria nata dalla donazione degli archeologi dell’Università di Cambridge Simon Stoddart e Caroline Malone, studiosi che da oltre quarant’anni hanno legato una parte della propria attività scientifica al territorio eugubino.
Non si tratta soltanto del trasferimento di una biblioteca specialistica da un Paese all’altro. Dietro quei volumi c’è una lunga storia di ricerca, scavi, ricognizioni archeologiche e rapporti costruiti nel tempo tra Gubbio e il mondo accademico britannico.
Un patrimonio che torna quindi idealmente nel territorio dal quale, almeno in parte, hanno preso avvio gli studi che hanno accompagnato il percorso scientifico dei due archeologi.
Il Fondo è stato inaugurato nei giorni scorsi alla Sperelliana e rappresenta una nuova tessera nel rapporto tra la città, l’Università di Cambridge e l’Università degli Studi di Perugia. La raccolta è dedicata soprattutto alla protostoria, all’archeologia e alla storia dell’Italia antica, con particolare attenzione al mondo italico e all’Italia centrale.
L’obiettivo è quello di fare della biblioteca non un semplice luogo di conservazione, ma uno spazio effettivamente utilizzabile per la ricerca, aperto a studiosi, studenti, ricercatori e appassionati.
Servizio a cura di Elisa Neri
Il legame tra Stoddart, Malone e Gubbio affonda le proprie radici tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, quando i due studiosi, insieme a un’équipe di archeologi inglesi, avviarono importanti campagne di scavo e ricognizione nel territorio eugubino.
Quelle attività rientravano nel più ampio Gubbio Project, progetto archeologico legato all’Università di Cambridge e dedicato allo studio dell’evoluzione del popolamento e delle pratiche rituali nell’area della media valle del Tevere, con particolare attenzione al territorio di Gubbio.
La documentazione scientifica dell’Università di Cambridge ricostruisce una lunga attività di ricerca avviata negli anni Ottanta e proseguita attraverso pubblicazioni, scavi e studi sul territorio.
È da questa esperienza, e più in generale da decenni di attività accademica, che si è sviluppata la biblioteca specialistica oggi destinata alla Sperelliana. I volumi costituiscono quindi anche una traccia materiale del percorso scientifico dei due archeologi: testi utilizzati per studiare le civiltà antiche, confrontare dati, approfondire metodologie e ricostruire la storia dei territori.
La donazione assume così un significato particolare proprio perché i libri tornano a Gubbio. Non arrivano in una città casualmente scelta come nuova sede, ma in un luogo direttamente collegato alla storia delle ricerche di Stoddart e Malone.
La biblioteca originaria dei due professori comprende una quantità di materiale molto più ampia. Il progetto ha previsto infatti una selezione scientifica dei volumi più pertinenti, con la prima parte destinata alla città composta da circa 3.000 libri.
La selezione è stata realizzata attraverso la collaborazione tra il Comune di Gubbio, l’Università degli Studi di Perugia e l’Università di Cambridge, con il contributo scientifico del professor Francesco Marcattili, docente di Archeologia Classica dell’Università degli Studi di Perugia e responsabile scientifico della selezione del fondo.
Il progetto non si è fermato alla scelta dei libri. Per accogliere il patrimonio è stata infatti prevista una nuova sala della Biblioteca Sperelliana, con oltre cento metri lineari di scaffalature, spazi dedicati allo studio e alla consultazione e un ambiente pensato per rendere il fondo realmente fruibile dalla comunità scientifica.
È questo uno degli elementi che distinguono l’operazione da una semplice donazione libraria. Il trasferimento dei volumi è stato accompagnato dalla costruzione di una struttura capace di valorizzarli e di inserirli stabilmente nel patrimonio culturale della città.
Il progetto rappresenta, dunque, un ponte tra due realtà geograficamente lontane ma unite da una storia scientifica ormai pluridecennale. Da una parte Cambridge, sede di una delle più importanti università del mondo; dall’altra Gubbio, città che attraverso il proprio patrimonio archeologico è diventata nel tempo un laboratorio di ricerca di interesse internazionale.
È proprio questa dimensione internazionale a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa. La Sperelliana si arricchisce infatti di una raccolta specialistica che nasce all’interno di un percorso accademico internazionale ma viene resa disponibile in una biblioteca pubblica, trasformando un patrimonio personale in una risorsa collettiva.
L’operazione consolida inoltre la collaborazione scientifica tra Università degli Studi di Perugia e Università di Cambridge, che negli ultimi anni hanno continuato a lavorare insieme nel campo dell’archeologia.
Per Gubbio significa rafforzare ulteriormente il proprio ruolo come luogo di studio della storia antica e dell’archeologia, mettendo a disposizione un patrimonio bibliografico altamente specialistico proprio nel territorio che è stato oggetto di alcune delle ricerche condotte dagli stessi donatori.
Per rendere possibile l’intera operazione è stato necessario anche un intervento sul piano organizzativo ed economico. Il progetto è stato sostenuto da Brunello Cucinelli S.p.A. attraverso l’Art Bonus, strumento che consente di finanziare interventi di interesse culturale e di sostenere la valorizzazione del patrimonio.
Il coinvolgimento dell’azienda di Solomeo ha permesso di accompagnare il Comune nel percorso necessario al trasferimento, alla selezione e all’allestimento del nuovo fondo. Un'operazione che si inserisce anche nella più ampia attenzione riservata da Brunello Cucinelli al mondo del libro e alla costruzione di luoghi dedicati alla conoscenza.
Riccardo Stefanelli, amministratore delegato di Brunello Cucinelli, ha sottolineato il significato culturale dell’iniziativa: “Per noi tutti a Solomeo i libri hanno un valore inestimabile: sono ponti fra culture, sguardi gettati su posti e luoghi lontani nel tempo e nello spazio.
Proprio con questo spirito stiamo lavorando alla Biblioteca Universale di Solomeo, che aspira a custodire fino a 500mila volumi in tutte le lingue del mondo. È in virtù di questa attenzione e sensibilità che il nostro presidente Brunello Cucinelli ha trasmesso a tutti noi, che siamo particolarmente felici di aver potuto collaborare a questo progetto così importante.
È per me, e per tutti noi, fonte di grande soddisfazione aver potuto fare in modo, insieme al Comune di Gubbio, l’Università degli Studi di Perugia e l’Università di Cambridge, che il patrimonio costituito così sapientemente nel corso degli anni dai professori Simon Stoddart e Caroline Malone trovi dimora nel posto che loro stessi avevano immaginato.
Sono certo che una volta accessibile sarà una risorsa preziosa per quel territorio, per la nostra amata Umbria e per gli studiosi e le studiose di oggi e di domani”.
Alla base della donazione c’è anche un rapporto personale con Gubbio che si è consolidato nel corso dei decenni. Stoddart e Malone non hanno infatti soltanto studiato il territorio: attraverso il loro lavoro hanno contribuito a ricostruire parti della storia più antica della città e a inserirle in un più ampio quadro di ricerca internazionale.
Lo stesso Stoddart ha raccontato il senso della scelta come una forma di restituzione verso una città alla quale i due archeologi hanno ricevuto molto nel corso della loro attività.
I libri diventano in questo senso una legacy, una traccia destinata a rimanere anche oltre la vicenda personale dei loro proprietari. Una biblioteca privata costruita nel corso di una vita accademica si trasforma in una biblioteca pubblica e, soprattutto, in uno strumento per chi continuerà a studiare l’archeologia dell’Italia centrale.
Il Fondo Stoddart-Malone nasce infatti con una prospettiva rivolta al futuro. La raccolta è destinata alla consultazione e alla ricerca e punta a offrire alla Sperelliana un patrimonio specialistico capace di sostenere nuove attività di studio.
L’inaugurazione del primo nucleo rappresenta quindi un punto di partenza. Il progetto è stato concepito come una sezione destinata a crescere nel tempo attraverso nuove acquisizioni, collaborazioni scientifiche e rapporti internazionali.
La stessa piattaforma culturale del territorio presenta il fondo come “una prima tessera di un mosaico”, con l’obiettivo di svilupparlo negli anni attraverso ulteriori acquisizioni e collaborazioni.
In questa prospettiva, i circa tremila volumi arrivati da Cambridge sono soltanto l'inizio di un percorso più ampio. Il loro valore non risiede esclusivamente nella quantità, ma soprattutto nella specializzazione e nella storia scientifica che custodiscono.