Fatiha El Afghani, la donna brutalmente aggredita a martellate su un bus a Stroncone dal marito, non ce l'ha fatta. Si è spenta all'ospedale di Terni dove era ricoverata e dove ha lottato fra la vita e la morte per cinque lunghi mesi.
Servizio di Francesca Secci
I fatti risalgono allo scorso mese di maggio. Era il primo pomeriggio di sabato 9 maggio quando dal paese di Stroncone, non distante da Terni, arrivò la notizia di un efferato tentato femminicidio.
A bordo di un bus di linea, il 622, un uomo, successivamente identificato in Mohammed El Messaudi, 42 anni, marito della vittima, aveva preso a martellate la donna riducendola in fin di vita.
L'aggressione era avvenuta davanti agli occhi inorriditi degli altri passeggeri e della conducente del mezzo. Almeno otto i colpi inferti, principalmente al volto e al cranio. Immediati i soccorsi ma le condizioni di Fatiha erano apparse fin da subito gravissime.
El Messaoudi si era poi allontanato, fuggendo nelle campagne di Stroncone, dove era rimasto per tre giorni. La caccia all'uomo era stata estesa in tutta Italia mentre in zona si erano portati anche i reparti specializzati dell'Arma dei Carabinieri, battendo centimetro su centimetro i dintorni del paese.
L'uomo era stato infine riconosciuto dal personale e dai clienti di un bar di Vascigliano, una frazione di Stroncone, dove era entrato per fare colazione. Sono stati loro ad avvisare le forze dell'ordine. Al bar, hanno riferito, lui si era presentato in "maniera molto tranquilla", si era seduto, aveva consumato il pasto e poi aveva pagato. Agli operatori intervenuti per arrestarlo era apparso "soprattutto stupito" e non aveva opposto alcuna resistenza.
Fatiha viveva da tempo a Terni, con la madre e la figlia adolescente. Una famiglia ben integrata e una donna descritta da tutti come serena, sorridente e instancabile lavoratrice. Aveva intrecciato una relazione con El Messaoudi dal 2023, arrivato in Italia dopo lei, a novembre 2025, ma lui si era dimostrato un violento.
Fatiha aveva preso coraggio e l'aveva denunciato. Per l'uomo, dallo scorso aprile, era scattato l'allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento alla donna e l'applicazione del braccialetto elettronico. Il dispositivo però non aveva lanciato l'allarme come avrebbe dovuto quando Fatiha è stata presa a martellate su quell'autobus. Appreso dell'aggressione della figlia, la mamma di Fatiha aveva avuto un infarto ed era stata ricoverata al Santa Maria anche lei.
Secondo la ricostruzione della Procura ternana, quel pomeriggio El Messaoudi avrebbe preso il pullman a Terni, sapendo che la moglie sarebbe salita a Stroncone, dove lavorara. Appena a bordo, le si era scagliato contro.
Dopo l'aggressione ora risultata mortale, il bracialetto era stato trovato dagli investigatori strappato nei pressi del bus, era stata una signora del posto a consegnarglielo. Trovato e sequestrato anche il martello secondo quanto riferito il procuratore Antonio Laronga, sarebbe stato acquisatato da poco "ad hoc". Aveva ancora attaccato il prezzo: tre euro e 90 centesimi.
El Messaoudi dopo l'arrestato era stato portato incarcere, dove si trova tuttora. All'interrogatorio di garanzia davanti al Gip, aveva scelto di rimanere in silenzio. Ora, con la morte della donna, la sua posizione giudiziaria è destinata ad aggravarsi.