L’undicesima edizione del Festival della Sociologia di Narni si è conclusa con la partecipazione di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e figura di riferimento nella lotta contro le mafie. Sabato 10 ottobre un Teatro Manini gremito ha accolto il magistrato intervenuto nel panel 'Abitare territori ai margini: dai diritti promessi ai diritti agiti tra mafie e legalità'. Nel dialogo con la direttrice scientifica della kermesse, la professoressa Sabina Curti, Gratteri, sotto scorta dall'89, ha affrontato numerosi temi, davanti ad una platea attenta e partecipe.
Prima dell’incontro, rispondendo alle domande dei giornalisti, si è soffermato sulle criticità del sistema penitenziario italiano. Lo spunto è stata la recente operazione 'Iride' che ha riguardato anche le carceri di Spoleto e Terni da dove i detenuti sottoposti al regime del 41bis sono stati trasferiti verso il nuovo polo speciale di Cagliari-Uta, in Sardegna.
"La parte più debole del sistema penitenziario è proprio l’alta sicurezza - ha affemato il magistrato -. Un regime che non è a tenuta stagna". A preoccupare è anche la presenza dei telefoni cellulari con cui, ha spiegato, sia i ristretti comuni che quelli dell'alta sicurezza mantengono i contatti con l'esterno.
Gratteri ha poi menzionato la sperimentazione in corso nel carcere di Secondigliano, dove vengono utilizzati dispositivi per l’inibizione delle frequenze, i cosiddetti 'jammer'. Strumenti che "Mi auguro che possano essere installati in tutte le carceri italiane" ha dichiarato.
È una grandissima capacità di adattamento quella della criminalità organizzata. "Noi abbiamo sempre pensato a una mafia violenta. Oggi la mafia non spara più ma non vuol dire che non esista perché la mafia prova a prendere tutto ciò che è in vendita" ha sottolineato Gratteri. Le organizzazioni criminali, ha osservato, cercano di infiltrarsi nei contesti in cui si concentrano potere e soldi, sfruttando le opportunità offerte dalla corruzione e dalle debolezze del sistema.
"Non esiste una ricetta per il contrasto alla mafia se non si percorrono due strade parallelamente" ha detto chiaramente. La prima, a medio termine con una riforma del sistema penale e processuale affinché "non diventi più coveniente delinquere". La seconda, a lungo termine, passa invece dall’istruzione dei giovani, che da sempre indica come fondamentale strumento di prevenzione.
L'invito è stato a restituire centralità all’insegnamento. "L'istruzione è la base ma abbiamo trasformato le scuole in 'progettifici' - ha detto il procuratore, mettendo in luce anche la necessità di valorizzare gli insegnanti e di "lasciare i genitori fuori dalla scuola" criticando quelle che considera invasioni di campo.

Perché il modello culturale mafioso vince? Gli ha chiesto Curti nel corso del dialogo. "Perché le mafie danno risposte dove la politica non dà risposte. Il mafioso sta sul territorio" ma la cultura dell'onestà, ha detto, è contagiosa e quella viene dalla famiglia. "Io vivo ancora con quelle regole che mi hanno dato i miei genitori" ha ricordato.
E poi parlando del suo lavoro ha aggiunto "mi emoziona ancora. Sono a meno di due anni dalla pensione". Dopo un'ora densa durante la quale sono stati toccati tanti argomenti, in chiusura anche alcune domande da parte del pubblico. Infine la direttrice del Festival ha posto un ultimo quesito: "Qual è la prima parola che le viene in mente pensando allo Stato?". E lui: "Onestà".
"Una conversazione quella con Gratteri di estrema attualità e concretezza, così come attuali e concreti sono stati i temi affrontati in questa edizione che hanno riguardo la relazione tra spazi, diritti e vite delle persone – ha affermato Curti a margine del panel -. Abbiamo trattato le questioni della crisi ambientale, climatica e abitativa e Gratteri ci ha permesso di aggiungere un ulteriore tassello rispetto al ruolo che le mafie e la criminalità organizzata rivestono in tutta una serie di problematiche".
"Questa undicesima edizione – ha concluso - ci ha permesso di arrivare a dei risultati molto importanti sul piano etico, politico e scientifico. Il Festival non è un evento accademico in senso stretto, non è un convegno per esperti ma è un evento che si apre alla cittadinanza e alla società". E ora si guarda già alla dodicesima edizione.