10 Sep, 2026 - 13:20

Nuovo Ospedale di Terni, il Comitato boccia la delocalizzazione: “Dati distorti e costi gonfiati, rimanga a Colle Obito”

Nuovo Ospedale di Terni, il Comitato boccia la delocalizzazione: “Dati distorti e costi gonfiati, rimanga a Colle Obito”

Un affondo diretto alla narrazione della giunta regionale sul Nuovo Ospedale di Terni e l'ennesimo richiamo alla scelta definita "più razionale", quella cioè di ripartire da Colle Obito e dall'attuale struttura per il nosocomio del futuro.

Sono questi gli elementi centrali emersi nella conferenza stampa del Comitato civico per la difesa e il rilancio dell’ospedale di Terni, convocata per ribadire la netta contrarietà alla delocalizzazione del presidio Santa Maria e riaffermare il valore strategico dell’insediamento di Colle Obito. Ma anche per criticare il refrain della comunicazione regionale, che si basa sull'assunto che dopo decenni di immobilismo si sarebbe aperta per la prima volta una fase nuova. Al tavolo dei relatori, due figure storiche della sanità e della politica umbra: Federico Di Bartolo, già assessore regionale dell’Umbria, e Gianni Giovannini, ex dirigente regionale alla sanità ed ex direttore dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni.

Nel loro mirino è finita la linea tracciata da Palazzo Donini, accusata di procedere senza coordinamento tra direzioni e di aver escluso a priori un confronto oggettivo tra l’adeguamento del plesso esistente e una faraonica costruzione ex novo. Ma anche di non aver introdotto novità nella programmazione sanitaria (nonostante per mesi si fosse parlato di un ospedale inserito nel Nuovo Piano Sanitario che ancora non c'è), avendo posto a base del percorso la delibera programmatoria della giunta Tesei del 2023 e aver raccontato un obbligo di legge, quello sul dibattito pubblico, come una assoluta novità nel segno della trasparenza e della partecipazione. Nel mirino anche incongruenze sui posti letto, i bilanci energetici, fino agli indici di ammaloramento strutturale, il comitato ha presentato la propria alternativa: un nuovo blocco da circa 300 posti letto nell’area attuale, annunciando battaglia tecnica nell'imminente dibattito pubblico.

La controproposta per Colle Obito: un blocco a sud da 300 posti letto contro l'ipotesi di una spesa da 800 milioni

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Nel corso dell'incontro, l'ex assessore regionale Federico Di Bartolo ha rimarcato l'incongruenza di un iter amministrativo che parrebbe aver già preordinato la scelta finale a discapito di una reale concertazione: “Quello che appare sostanzialmente è che la proposta di partecipazione, che è assolutamente condivisibile, in realtà prevede già un esito, perché si parla solamente di un nuovo ospedale con un costo che va da 600 a 800 milioni partendo da Colle Obito fino a Campitello o Sabbione. Noi siamo portatori di una proposta molto precisa a Colle Obito, di costo molto inferiore con una logica completamente diversa di valorizzazione del patrimonio e zero consumo del suolo pubblico, perché non è scritto da nessuna parte che l'ospedale attuale sia da buttare via”.

La soluzione progettuale sostenuta dal comitato individua la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica da circa 17 mila metri quadrati sul lato sud dell’area ospedaliera, capace di alloggiare circa 300 posti letto in aderenza alle Norme Tecniche per le Costruzioni. Il contestuale alleggerimento dei carichi, attuato destinando gli ultimi tre piani dell'edificio storico ad attività non assistenziali, consentirebbe il miglioramento sismico dell’intera struttura a costi contenuti.

Sulle carenze della macchina amministrativa si è concentrato anche l'intervento dell'ex dirigente regionale alla sanità ed ex direttore dell'Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni, Gianni Giovannini, che ha stigmatizzato i ritardi e gli scambi formali via Pec certificati dalla delibera di giunta 863/2026: “C’è un approccio quantomeno superficiale e distratto a livello tecnico che non fa sentire rassicurati. Nel conteggio delle aree disponibili a Colle Obito è stata completamente esclusa la presenza dell'università, 17 mila metri quadrati non conteggiati. Inoltre, dal punto di vista energetico l'ospedale di Terni spende un milione quando le altre aziende viaggiano su medie di cinque o sei. Sono dati tendenziosi per spingere verso una delocalizzazione che squilibra le proposte progettuali”. Il comitato ha confermato che depositerà osservazioni puntuali durante il confronto pubblico per pretendere un’istruttoria comparativa trasparente.

La programmazione sanitaria sotto accusa: la questione posti letto e le incongruenze con i decreti 

L'analisi dei relatori affonda le radici nella cornice regolatoria, a partire dalla delibera di giunta regionale 1399 del 2023 della giunta Tesei, indicata dal comitato come un atto impropriamente assunto a base della programmazione. Il testo, secondo quanto esposto, non rispetta i tetti fissati dalla legge 135/2012 e interviene in prevalenza sul versante della sanità privata, introducendo 80 posti letto privati nella provincia di Terni, 9 all’Istituto Tiberino e l'ipotesi di riapertura dell'ospedale di Città della Pieve con 20 posti per acuti in partenariato pubblico-privato, a fronte di tagli lineari inferti alle strutture pubbliche di Spoleto, Narni e Amelia.

A preoccupare i tecnici è soprattutto il cortocircuito tra il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (Docfap), il Quadro Esigenziale e i rigidi parametri del decreto ministeriale 70/2015, che impone una dotazione massima di 3,7 posti letto per mille abitanti. Su un bacino provinciale di 214 mila residenti, la programmazione di 995 posti letto a carico del Servizio Sanitario Regionale porterebbe l’indice a circa 4,6 per mille, una soglia che richiederebbe una deroga esplicita e rischia di minare la stabilità dell'intero sistema. Il quadro, sottolinea il comitato, ignora le distorsioni della rete esistente: negli ospedali di base regionali, che assorbono oltre il 10% dei posti letto complessivi, già il Libro Bianco del 2021 rilevava appena 195 letti attivi sui 341 programmati, con oltre il 40% di degenze inutilizzate e tassi di occupazione lontani dagli standard di efficienza.

Il nodo delle perizie tecniche: costi di manutenzione dieci volte sotto soglia e il paradosso delle bollette elettriche

La tesi dell'obsolescenza strutturale addotta per giustificare la dismissione di Colle Obito viene smentita dai documenti contabili dell'azienda sanitaria. Richiamando la letteratura scientifica di Ires Piemonte, che fissa la soglia di non convenienza della manutenzione ordinaria a 58,3 euro per metro quadrato l'anno (oltre la quale diviene conveniente ricostruire ex novo), i dati dei bilanci 2023 e 2024 dell'Azienda Ospedaliera di Terni registrano uscite per interventi e materiali pari a circa 440 mila euro annui. Su una superficie di 78.800 metri quadrati, la spesa reale risulta di appena 5,6 euro al metro quadrato, un valore dieci volte inferiore al limite di ammaloramento.

Altrettanto stridente è il confronto sulle prestazioni energetiche. A fronte di un Docfap che imputa al nosocomio dispersioni termiche non risanabili, il conto economico per la voce utenza elettrica nel triennio 2022-2024 fotografa una spesa media per Terni di appena 0,97 milioni di euro annui, a fronte dei 6,33 milioni registrati dall’Azienda Ospedaliera di Perugia e degli oltre 5 milioni medi sborsati dalle Asl territoriali. A pesare sull'istruttoria tecnica è infine la presunta omissione dei 17 mila metri quadrati della palazzina universitaria edificata nel 2012, immobile in comproprietà con l'azienda la cui esclusione dai calcoli avrebbe falsato le volumetrie disponibili.

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