20 Oct, 2026 - 11:05

Città di Castello, da Mercatello un pellegrinaggio sulle orme di Santa Veronica e Santa Margherita

Città di Castello, da Mercatello un pellegrinaggio sulle orme di Santa Veronica e Santa Margherita

Quarantadue chilometri a piedi attraverso l'Appennino umbro-marchigiano, tre giorni di cammino e un itinerario che unisce spiritualità, storia e riscoperta delle aree interne.

Si è concluso domenica 18 ottobre nel centro storico di Città di Castello il pellegrinaggio partito venerdì da Mercatello sul Metauro, sulle orme di Santa Veronica Giuliani e Santa Margherita. Un percorso che ha collegato due territori segnati dalla memoria delle sante, attraversando boschi, vallate, piccoli abitati e testimonianze di un passato ancora presente nel paesaggio.

L'iniziativa ha coinvolto le diocesi di Città di Castello e di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado, i Comuni di Città di Castello, San Giustino e Mercatello sul Metauro e i monasteri delle Cappuccine delle due località. Un cammino scandito da momenti di preghiera, visite ai luoghi legati alle due figure religiose e incontri con le comunità, che ha restituito anche l'occasione per osservare da vicino territori spesso considerati marginali, ma ancora capaci di custodire una propria identità.

Il punto di partenza non è stato casuale. Nella Pieve Collegiata di Mercatello sul Metauro, infatti, furono battezzate entrambe le sante, a distanza di secoli.

Da quel luogo il gruppo ha iniziato il percorso che, dopo tre tappe, ha condotto i partecipanti a Città di Castello, dove Santa Veronica Giuliani visse nel monastero delle Clarisse Cappuccine e dove sono custodite le reliquie di Santa Margherita nella chiesa di San Domenico.

Servizio di Manuela Puletti

Da Mercatello sul Metauro a Città di Castello, tre giorni tra borghi e luoghi di fede

La prima giornata, venerdì 16 ottobre, si è svolta a Mercatello sul Metauro, paese natale di Santa Veronica Giuliani. Dopo la partenza dalla piazza principale, i pellegrini hanno visitato il monastero Sacro Cuore delle Clarisse Cappuccine, luogo legato alla nascita della santa, e condiviso un momento di preghiera con la comunità di clausura.

La tappa è proseguita verso la Pieve Collegiata, dove si trova il fonte battesimale legato alle due sante e dove è conservato l'abito di Santa Margherita. Il gruppo ha poi raggiunto la chiesa di San Francesco e lasciato il centro abitato in direzione di Sant'Andrea in Corona, borgo oggi disabitato, prima di arrivare all'Abbazia di Scalocchio.

Qui la Confraternita dell'Immacolata Concezione ha riproposto l'antica Festa delle Rocche, riportando al centro una tradizione legata alla storia del territorio.

Sabato 17 ottobre il cammino è proseguito verso Vallurbana, lungo la tappa più lunga, tra sentieri, boschi e vallate dell'Appennino. La giornata si è conclusa con un momento di incontro nella foresteria, aperto anche ai sacerdoti e alle comunità delle due diocesi, in un'occasione di condivisione che ha affiancato alla dimensione spirituale quella dell'accoglienza.

Domenica mattina, a Vallurbana, il vescovo di Città di Castello e Gubbio, monsignor Luciano Paolucci Bedini, ha presieduto la celebrazione della messa prima della partenza per l'ultima frazione. L'arrivo nel centro storico tifernate ha segnato la conclusione del pellegrinaggio, con la visita al monastero di Santa Veronica Giuliani e alla chiesa di San Domenico, dove riposa Santa Margherita.

Il vescovo Paolucci Bedini: "Un cammino che attraversa le nostre colline"

A raccontare il significato dell'esperienza è stato il vescovo Luciano Paolucci Bedini, che ha descritto le caratteristiche del tracciato e il rapporto con il paesaggio attraversato. Un percorso che, pur sviluppandosi per decine di chilometri, si distingue per la possibilità di procedere lungo mulattiere e sentieri senza affrontare le difficoltà tipiche dei tratti montani più impervi.

"Questo è un cammino che attraversa le nostre colline, che forse non sono ancora montagne, per cui è un cammino piacevole, a differenza di tanti altri che magari salgono su sentieri di montagna, sono un po' più impervi, hanno dei passaggi più faticosi.

Questo è quasi tutto su mulattiere facilmente frequentabili, un po' di salite e discese, perché chiaramente si attraversano alcune valli. Si attraversano i boschi senza mai incontrare nessuno, poi ogni tanto qualche casa, qualche borgo, qualche rudere di vecchie chiese o castelli".

È proprio l'alternanza tra natura e presenza umana a caratterizzare l'esperienza. Il silenzio dei boschi lascia spazio, lungo il tragitto, a piccoli nuclei abitati e testimonianze architettoniche che raccontano la storia di comunità un tempo più numerose. Per il vescovo, uno degli aspetti più significativi è stato l'incontro con chi continua a vivere in queste zone e a prendersene cura.

"Sicuramente la cosa che fa più piacere è arrivare là dove c'è un piccolo abitato, dove qualcuno ancora abita. Gli abitanti sono contenti di vedere attraversare questo territorio dai pellegrini, perché sono territori tutto sommato vivi, che noi conosciamo poco, ma che custodiscono una bellezza molto vicino ai nostri abitati".

Il passaggio dei pellegrini diventa così anche un'occasione per restituire visibilità a luoghi che, pur trovandosi a una distanza relativamente contenuta dai centri urbani, restano spesso fuori dagli itinerari quotidiani. Un patrimonio paesaggistico e storico che emerge attraverso il cammino e il contatto diretto con le persone che lo abitano.

Aree interne e spopolamento, il valore dei territori attraversati dal pellegrinaggio

Nelle parole di Paolucci Bedini, il pellegrinaggio ha rappresentato anche un'occasione per superare l'immagine delle aree interne come territori isolati e ormai marginali. Il cammino ha permesso di incontrare comunità ancora presenti, persone che continuano a prendersi cura dell'ambiente e luoghi nei quali la memoria del passato convive con nuove possibilità di vita.

"I territori che abbiamo attraversato vengono dette oggi delle aree interne e noi pensiamo che siano spopolati o che ormai siano fuori dai giri normali che viviamo ogni giorno. Invece abbiamo attraversato dei territori dove ancora qualcuno abita e custodisce l'ambiente".

Il vescovo ha richiamato anche l'interesse crescente verso questi luoghi da parte di chi sceglie di recuperare vecchi casali e di vivere a contatto con la natura, cercando ritmi più semplici. Una prospettiva che invita a guardare alle aree interne non soltanto attraverso le difficoltà legate allo spopolamento, ma anche attraverso le risorse paesaggistiche e umane che continuano a conservarne il valore.

"In fondo queste aree non sono lontane dalla città, dai servizi di cui abbiamo bisogno, sono meno distanti e meno abbandonati di quello che pensiamo".

A colpire Paolucci Bedini è stato soprattutto l'incontro con gli abitanti e la consapevolezza del legame che ancora li unisce alla storia dei luoghi. Comunità più ridotte rispetto al passato, ma ancora orgogliose della propria identità e custodi di una memoria che racconta territori un tempo animati da una presenza diffusa e da comunità cristiane vive.

"Sentire quanto loro custodiscono la memoria di una storia che vedeva questi territori molto vivaci, con delle comunità anche cristiane presenti e vive, orgogliosi della loro bellezza".

In questa prospettiva, le chiese, i monasteri, i borghi e le antiche costruzioni incontrati lungo il percorso non sono soltanto testimonianze della storia religiosa locale, ma anche tracce di una presenza umana che continua a dare significato al paesaggio. Il pellegrinaggio diventa così un modo per riscoprire questi territori attraverso chi li abita e ne custodisce, ancora oggi, la memoria.

Santa Veronica Giuliani e Santa Margherita, una storia che unisce Marche e Umbria

Il cammino ha riportato al centro il legame tra Mercatello sul Metauro e Città di Castello attraverso le vicende di Santa Veronica Giuliani e Santa Margherita. La prima, nata a Mercatello nel 1660 con il nome di Orsola Giuliani, raggiunse Città di Castello nel 1677 per entrare nel monastero delle Clarisse Cappuccine, dove trascorse il resto della propria vita religiosa.

Il percorso riprende simbolicamente quel viaggio, collegando il paese natale al luogo nel quale la santa maturò la propria vocazione e dove oggi è conservata la sua memoria.

Santa Margherita rappresenta l'altro riferimento spirituale dell'iniziativa. Il legame con la Pieve Collegiata di Mercatello e con Città di Castello, dove sono custodite le sue reliquie nella chiesa di San Domenico, ha dato al pellegrinaggio una dimensione condivisa, capace di coinvolgere istituzioni civili, diocesi e comunità religiose di entrambe le regioni.

I 42 chilometri percorsi in tre giorni hanno unito la devozione alla conoscenza diretta di un territorio fatto di paesaggi, storia e relazioni umane. Il punto di partenza e quello di arrivo, legati alla memoria delle due sante, hanno racchiuso un itinerario che ha permesso ai partecipanti di attraversare luoghi spesso poco conosciuti e di incontrare chi continua a custodirli.

La conclusione nel centro storico tifernate ha chiuso il percorso riportando i pellegrini nei luoghi simbolo della spiritualità delle due figure religiose. Ma l'esperienza ha lasciato anche un messaggio che guarda oltre la dimensione strettamente devozionale: riscoprire le aree interne significa riconoscerne la bellezza, ascoltare le comunità che le abitano e valorizzare un patrimonio che continua a legare passato e presente tra Marche e Umbria.

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