24 Sep, 2026 - 09:15

Perugia, neonato morto dopo il parto, 22 sanitari indagati per omicidio colposo: sabato l’autopsia

Perugia, neonato morto dopo il parto, 22 sanitari indagati per omicidio colposo: sabato l’autopsia

È ora affidata soprattutto alla medicina legale la ricerca delle risposte sulla morte di Pietro Porzi, il neonato deceduto il 16 settembre nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia dopo essere nato al San Giovanni Battista di Foligno. La Procura di Perugia ha iscritto nel registro degli indagati 22 sanitari coinvolti, a vario titolo e nei rispettivi ruoli, nel percorso assistenziale del piccolo. L’ipotesi di reato è quella di concorso in omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario.

L’autopsia, in programma sabato e affidata al medico legale Donatella Fedeli di Bologna. Sarà questo esame, insieme alla documentazione sanitaria già acquisita e agli ulteriori accertamenti che verranno disposti, a dover contribuire a ricostruire la sequenza clinica e a stabilire innanzitutto quali siano state le cause della morte. L’inchiesta è coordinata dal pm Massimo Casucci della Procura di Perugia e prende le mosse dalla denuncia presentata dai familiari del bambino, residenti nel Folignate. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria hanno acquisito le cartelle cliniche e la documentazione relativa alla madre e al neonato, materiale ritenuto necessario per ricostruire il quadro della gravidanza, le condizioni della donna al momento del parto e tutto ciò che è avvenuto nelle fasi successive alla nascita.

La dinamica dell'accaduto

La ricostruzione finora emersa parte dall’ospedale San Giovanni Battista di Foligno, dove Pietro è venuto alla luce. Dopo il parto sarebbero insorte complicazioni che hanno reso necessario il trasferimento d’urgenza al polo ospedaliero regionale di Perugia.

Il piccolo è stato quindi trasportato al Santa Maria della Misericordia, dove è stato ricoverato nella terapia intensiva neonatale. Nonostante le cure ricevute, il neonato è morto il 16 settembre.

Sono ore che ora dovranno essere ricostruite nel dettaglio dagli investigatori e, soprattutto, attraverso gli accertamenti medico-legali. Per la Procura sarà necessario comprendere l’evoluzione delle condizioni cliniche del piccolo, le decisioni assunte dai professionisti nelle diverse fasi dell’assistenza e il rapporto tra le complicazioni insorte dopo il parto e l’esito finale.

Il fascicolo giudiziario si è aperto dopo la denuncia dei familiari, che ha dato impulso agli accertamenti. Da quel momento la documentazione sanitaria è diventata uno degli elementi centrali dell’indagine.

Cartelle cliniche e documentazione al vaglio degli investigatori

Nelle ultime ore sono stati acquisiti i documenti sanitari relativi sia al neonato sia alla madre. Si tratta di materiale indispensabile per ricostruire il percorso clinico nella sua interezza e non soltanto il momento immediatamente precedente al decesso.

Gli investigatori dovranno infatti esaminare il quadro della gravidanza, le condizioni della donna quando è arrivata al parto, le modalità dell’assistenza ricevuta, gli interventi eseguiti dopo la nascita e le circostanze che hanno portato al trasferimento del neonato da Foligno a Perugia.

Agli atti dell’inchiesta sono confluite anche le informative dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria relative alle attività di acquisizione della documentazione.

È da questo insieme di elementi che dovrà partire la ricostruzione della Procura. Un lavoro necessariamente complesso, perché l’obiettivo non è soltanto individuare una causa medica del decesso, ma verificare se esista un eventuale rapporto causale tra quella causa e le condotte dei professionisti che hanno preso parte al percorso assistenziale.

Ventidue sanitari iscritti nel registro degli indagati

L’iscrizione di 22 professionisti nel registro degli indagati rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’inchiesta. Nell’avviso di fissazione degli accertamenti irripetibili, la Procura indica per i sanitari l’ipotesi secondo cui avrebbero, «per avere nei rispettivi ruoli, desumibili dal contenuto delle cartelle cliniche e della documentazione sanitaria in atti, cagionato la morte di Pietro Porzi a seguito del parto». La formulazione deve essere letta nel contesto della fase attuale del procedimento. L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale infatti a un accertamento di responsabilità, ma consente agli interessati di esercitare le proprie garanzie difensive anche rispetto agli accertamenti irripetibili disposti dalla magistratura.

Ed è proprio la natura dell’autopsia a spiegare, sotto il profilo processuale, l’ampiezza del coinvolgimento dei sanitari nell’atto. Gli indagati potranno partecipare all’esame attraverso i propri consulenti, contribuendo alle attività di carattere tecnico che saranno svolte sul corpo del neonato.

Sabato l’autopsia

Il prossimo appuntamento dell’inchiesta è fissato per sabato alle 11, quando nell’ufficio del pm Massimo Casucci verrà conferito l’incarico al medico legale Donatella Fedeli. Dopo il conferimento, l’esame sarà eseguito all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.

L’autopsia dovrà innanzitutto stabilire le cause della morte di Pietro. Ma il quesito posto dalla Procura va oltre il semplice accertamento della causa del decesso. Il magistrato chiede infatti di verificare se la morte sia collegata all’operato dei medici che hanno avuto in cura il neonato e, nel caso in cui emergano profili di responsabilità, di individuare la natura delle condotte colpose.

Nell’atto, il pm chiede di "accertare se il decesso di Pietro sia in rapporto causale con l’operato dei medici che l’hanno avuto in cura; in particolare stabilire se i medici abbiano agito con imperizia, imprudenza ovvero negligenza nella fase diagnostica e terapeutica e descrivere in caso positivo il tipo di responsabilità dei singoli professionisti e/o dei soggetti coinvolti".

Il quesito introduce quindi tre possibili profili di condotta colposa (imperizia, imprudenza e negligenza) che dovranno essere valutati alla luce delle circostanze concrete e delle conoscenze medico-scientifiche che emergeranno dall’esame della documentazione e dall’autopsia.

Il decesso poteva essere evitato?

C’è poi un secondo interrogativo sul quale la Procura chiede al consulente di fare chiarezza. Casucci punta infatti a sapere "se una diversa condotta dei professionisti e dei soggetti coinvolti, avrebbe, con alto grado di credibilità razionale e probabilità logica, evitato il decesso".

È questo il nodo sul quale si concentrerà la valutazione del consulente: non solo stabilire cosa abbia provocato la morte del piccolo, ma comprendere se, sulla base degli elementi disponibili, una condotta differente da parte dei professionisti avrebbe potuto modificare l’esito della vicenda.

Le difese dei sanitari

I 22 professionisti coinvolti sono difesi d’ufficio dall’avvocato Andrea Chinea. Alcuni degli indagati hanno inoltre nominato propri difensori di fiducia: tra questi risultano gli avvocati Delfo Berretti e Alessandro Di Baia. La partecipazione all’autopsia attraverso i consulenti tecnici rappresenterà per le difese il primo passaggio di carattere peritale dell’inchiesta.

Anche questo elemento assume particolare rilievo perché l’esame autoptico, una volta eseguito, non potrà essere semplicemente ripetuto nelle medesime condizioni. Per questo la Procura ha disposto l’avviso agli indagati e alle rispettive difese, consentendo loro di prendere parte all’accertamento e di formulare, attraverso i propri consulenti, le osservazioni di carattere tecnico.

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