Venerdì 23 ottobre il Grifo ospita il Delfino al Curi. Un nome che per i tifosi biancorossi rappresenta una leggenda, ma che racconta anche un pezzo della storia calcistica di Pescara.
Ci sono partite che si giocano soltanto sul campo e altre che offrono l'occasione per riscoprire storie capaci di andare oltre il risultato. Perugia-Pescara, in programma venerdì 23 ottobre alle 20:30 allo stadio Renato Curi, appartiene anche a questa seconda categoria. Perché proprio nel nome dell'impianto che ospita le gare interne del Grifo si nasconde un legame particolare con la città abruzzese.
Il protagonista è Renato Curi, centrocampista entrato nella memoria del calcio italiano per la sua esperienza con il Perugia, ma legato profondamente anche a Pescara, dove si trasferì da bambino con la famiglia e mosse i primi passi nel mondo del pallone. Una storia che mette in relazione due città calcisticamente rivali, unite dal ricordo di un giocatore che ha lasciato un segno indelebile.
Nato il 20 settembre 1953 a Montefiore dell'Aso, in provincia di Ascoli Piceno, Curi arrivò in Abruzzo durante l'infanzia. Fu a Pescara che iniziò il suo percorso calcistico nella Marconi, società giovanile che in seguito avrebbe assunto il nome del centrocampista in suo onore.
La sua carriera proseguì con il Giulianova e il Como, prima dell'approdo al Perugia nel 1974. Con la maglia biancorossa contribuì alla conquista della Serie A nella stagione 1974-1975, diventando uno dei protagonisti della crescita della squadra guidata da Ilario Castagner.
Curi non era soltanto un centrocampista di grande dinamismo: per i tifosi perugini è diventato un simbolo di un'epoca irripetibile. Tra i momenti più ricordati della sua esperienza c'è il gol segnato alla Juventus il 16 maggio 1976, decisivo per la vittoria del Perugia e per le conseguenze che quel risultato ebbe nella corsa scudetto, poi vinto dal Torino.
Il 30 ottobre 1977 la storia di Renato Curi si interruppe tragicamente. Durante Perugia-Juventus, disputata allo stadio Comunale di Pian di Massiano, il centrocampista si accasciò sul terreno di gioco e morì a soli 24 anni per un arresto cardiaco.
Poche settimane dopo, il 27 novembre 1977, l'impianto venne intitolato alla sua memoria. Da allora il nome di Renato Curi accompagna le partite casalinghe del Perugia e rappresenta uno dei riferimenti più forti dell'identità sportiva della città.
Ma il ricordo del calciatore non è rimasto confinato in Umbria. Anche in Abruzzo il suo nome ha continuato a vivere attraverso il calcio giovanile e dilettantistico, proprio nella terra in cui era cresciuto e aveva cominciato a giocare.
Il rapporto con Pescara emerge soprattutto attraverso la storia della società che lo aveva accolto da ragazzo. La Marconi, infatti, diventò in seguito la Renato Curi, trasformando il nome del centrocampista in un omaggio duraturo alla sua memoria.
Nel Pescarese la sua eredità, ne tempp, si è ritrovata anche nelle denominazioni di altre società calcistiche che hanno attraversato stagioni e categorie differenti.
Tra queste la Folgore Delfino Curi Pescara, realtà del calcio dilettantistico cittadino che milita in Eccellenza Abruzzo. Il suo percorso societario è legato all'unione di diverse esperienze calcistiche locali e a una tradizione che mantiene vivo il riferimento a Curi. La squadra rappresenta oggi una presenza nel massimo campionato regionale, dove continua a confrontarsi con le altre realtà del calcio abruzzese.
Accanto a questa società opera l'ASD Curi Pescara (ex Renato Curi nata dalla Marconi), con una particolare attenzione alla formazione dei giovani calciatori.
Il lavoro sul vivaio, come lo fu per la società originaria, è uno degli elementi centrali della sua identità: proprio nell'ambiente calcistico pescarese sono cresciuti talenti che avrebbero poi raggiunto importanti traguardi professionali, tra cui Fabio Grosso e Massimo Oddo, entrambi campioni del mondo con la Nazionale italiana nel 2006. La società, tornata a vestire i classici colori biancorossi, è presente anche con una prima squadra iscritta alla Terza Categoria.
Due realtà differenti per dimensioni, obiettivi e campionati, ma accomunate dal richiamo a un nome che nel calcio abruzzese ha acquisito un significato particolare. Il legame con Renato Curi non si esaurisce, dunque, nella memoria del calciatore: si traduce anche in un riferimento identitario per chi continua a fare calcio sul territorio.
Un altro riferimento è stata negli anni, la Renato Curi Angolana, società che aveva sede a Città Sant'Angelo, un'altra cittadina dell'interland pescarese, legata alla tradizione sportiva abruzzese che aveva fatto del proprio settore giovanile un punto di forza cosi come della propria prima squadra arrivata a sfiorare la promozione in Serie C. Oggi questa realtà, per via di un fallimento che ne ha decretato definitivamente la sua fine, non esiste più.
Tornando però sul match di venerdì, l'aspetto più curioso si rintraccia in questo: mentre il Perugia gioca nello stadio dedicato a Curi, il territorio pescarese conserva a sua volta il ricordo del calciatore attraverso società che ne portano il nome.
Quando venerdì sera il pallone comincerà a rotolare al Renato Curi, l'attenzione sarà tutta rivolta alla sfida tra il Grifo e il Delfino. Ma il nome dello stadio offrirà anche uno spunto per guardare alla partita da una prospettiva diversa.
Renato Curi ha costruito la parte più importante della sua carriera con il Perugia, diventando una figura centrale nella storia biancorossa. Allo stesso tempo, le sue radici abruzzesi raccontano un percorso iniziato proprio a Pescara, dove il calcio gli aveva offerto le prime opportunità.
Due città, due identità calcistiche e una memoria condivisa: è questo il filo che accompagna Perugia-Pescara. Una curiosità storica che rende ancora più significativo il nome scritto sulla facciata dello stadio in cui si giocherà la partita.