La salute mentale esce dai soli luoghi della cura e approda nel cuore della città, dentro uno dei suoi spazi culturali più riconoscibili. È un Teatro Pavone gremito di professionisti e studenti ad accogliere l'apertura della terza edizione di “Perugia Serenamente”, il festival ideato e organizzato dall'associazione Una mente per amica Aps, con il supporto dell'Università degli Studi di Perugia.
Un appuntamento che quest'anno sceglie di interrogarsi non soltanto sulla sofferenza psichica e sulle sue manifestazioni, ma anche sul contesto nel quale quella sofferenza prende forma.
Il titolo dell'edizione 2026 è infatti “Identità frammentata. Quando la società ammala la mente”, una formula che porta il confronto oltre la dimensione strettamente sanitaria e chiama in causa il modo in cui la società contemporanea costruisce aspettative, relazioni, modelli comportamentali e percorsi di crescita.
È proprio questo il tratto distintivo scelto per la manifestazione: fare della salute mentale una questione pubblica, culturale e comunitaria. Non soltanto parlare della malattia quando si manifesta, ma interrogarsi sulle condizioni che possono favorire il benessere psicologico, sulla prevenzione e sulla capacità di intercettare il disagio prima che diventi più difficile da affrontare.
Servizio a cura di Manuela Puletti
La terza edizione di Perugia Serenamente si sviluppa nelle giornate del 7 e dell'8 ottobre con un programma che mette in dialogo professionisti di diversi ambiti.
Psichiatria, psicologia e scienze sociali si incontrano con il mondo universitario e con quello sociosanitario, in una riflessione che guarda soprattutto alla costruzione dell'identità e alle condizioni di vulnerabilità che possono accompagnare le diverse fasi della vita.
La scelta del Teatro Pavone non è soltanto logistica. Il luogo diventa parte integrante del messaggio del festival: portare la salute mentale in uno spazio destinato alla cultura, all'incontro e alla partecipazione significa sottrarre il tema alla sola dimensione clinica e riportarlo dentro la comunità.
È una prospettiva che la presidente dell'associazione Una mente per amica, Ganka Avramova, aveva già evidenziato presentando la manifestazione, spiegando la scelta del Pavone come spazio nel quale una società può affrontare le proprie domande più profonde.
La stessa impostazione emerge dal programma, costruito per affiancare agli approfondimenti scientifici anche teatro, cinema, arte e testimonianze.
Il festival diventa così una sorta di punto d'incontro tra linguaggi differenti, con l'obiettivo di affrontare una materia che, proprio perché riguarda la persona nella sua complessità, difficilmente può essere ricondotta a una sola disciplina.
Ad aprire i lavori della prima giornata è stato il professor Stefano Vicari, direttore dell'Unità complessa di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
La sua presenza porta sul palco del Pavone uno dei temi più delicati dell'edizione: quello della salute mentale di bambini e adolescenti e dell'età sempre più precoce nella quale possono comparire i primi segnali di disagio.
Nel suo intervento Vicari ha richiamato proprio l'abbassamento dell'età di comparsa dei primi disturbi e, soprattutto, la crescita delle richieste di aiuto registrata nel corso degli ultimi anni. Un fenomeno che, nella sua esperienza professionale, restituisce la misura di una domanda crescente alla quale il sistema deve saper rispondere con strumenti di cura, ma anche con prevenzione e capacità di ascolto.
"L'età si sta un po' abbassando dalla comparsa dei primi disturbi e primi malesseri e non c'è dubbio che è in grande aumento. Le richieste d'aiuto negli ultimi 15 anni stanno aumentando progressivamente. Il dato che le consegno è del 500% in più, quindi vuol dire che siamo passati da 230 a 1650 consulenze in un anno. Nessun disturbo ha aumentato così tanto.
Evidentemente c'è qualcosa nella salute mentale dei bambini e dei ragazzi che chieda attenzione e occasioni come queste, come quella di oggi, sono occasioni preziosissime per poter parlare non tanto di malattie, ma su come favorire la salute mentale, come aiutare bambini adolescenti a crescere sani da un punto di vista psicologico."
Il dato richiamato da Vicari non viene proposto come fotografia generale dell'intero sistema sanitario nazionale, ma come riferimento alla specifica esperienza professionale da lui illustrata nel corso dell'intervento.
Il valore del dato, tuttavia, è soprattutto nel fenomeno che intende evidenziare: una domanda di aiuto in crescita e la necessità di comprendere cosa stia accadendo alle nuove generazioni.
Il tema dell'età evolutiva occupa quindi un posto centrale nella prima giornata. Parlare di salute mentale significa infatti confrontarsi con una fase della vita nella quale identità, relazioni, autonomia e percezione di sé sono ancora in costruzione.
Ed è proprio qui che il titolo “Identità frammentata” assume un significato particolare. La frammentazione non viene letta soltanto come condizione individuale, ma come possibile riflesso di un contesto sociale nel quale aumentano le pressioni, cambiano rapidamente i riferimenti e la persona è chiamata continuamente a rispondere a modelli di prestazione.
Il festival prova dunque a spostare la domanda: non soltanto “che cosa non funziona nella persona?”, ma anche “che cosa accade intorno alla persona?”. È una prospettiva che porta dentro il dibattito la scuola, la famiglia, i rapporti sociali, il lavoro, la comunicazione e più in generale i luoghi nei quali si costruisce quotidianamente l'identità.
La presidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, Sarah Bistocchi, intervenendo alla presentazione della manifestazione, ha sottolineato proprio la necessità di guardare oltre la mente individuale e interrogarsi sulla società che si sta costruendo, sulle aspettative e sullo spazio lasciato a fragilità, dubbi ed errori.
Il tema scelto per questa terza edizione permette quindi di allargare il campo. La salute mentale non viene affrontata come un capitolo separato della vita sociale, ma come una dimensione che attraversa la quotidianità.
È questo il senso di una manifestazione che mette sullo stesso piano, pur con ruoli differenti, il contributo degli specialisti e quello della cultura. La riflessione scientifica viene affiancata da momenti artistici, teatrali e cinematografici, nella convinzione che anche l'arte possa diventare uno strumento per dare forma a esperienze difficili da raccontare con il solo linguaggio clinico.
Nel programma della prima giornata trova spazio, alle 21, “Deep Town”, spettacolo realizzato dai ragazzi del gruppo CoroAperto nell'ambito del Progetto Marozia, con la regia di Riccardo Tordoni e la drammaturgia di Simona Bianchi. Il lavoro parte dalla figura di Edipo e intreccia il mito con temi contemporanei come ansia, dipendenze, rapporti familiari, pandemie, telefonini e dolore.
È una scelta che rafforza ulteriormente il filo conduttore della manifestazione: parlare di fragilità senza trasformarla in uno stigma e permettere ai giovani di essere non soltanto destinatari del dibattito, ma protagonisti della sua narrazione.
La programmazione culturale proseguirà anche giovedì 8 ottobre con la rassegna cinematografica “Frammenti di sguardo”, che prevede la proiezione dei cortometraggi “Va tutto bene” e “Accade di sabato”. Nel corso delle due giornate sarà inoltre attivo “Oltre il frammento”, lo spazio curato da Radiophonica con interviste, approfondimenti e testimonianze raccolte direttamente dal Teatro Pavone.
Tra gli appuntamenti della prima giornata anche la consegna del premio “Aziende che mettono al centro le persone”, destinato alle realtà imprenditoriali umbre che si distinguono per l’attenzione al benessere psicologico all’interno della comunità aziendale. Per l’edizione 2026 il riconoscimento è andato a Manini Prefabbricati e Meccanotecnica Umbra.
Il messaggio con cui si apre la terza edizione di “Perugia Serenamente” è quindi più ampio di una semplice riflessione sulla patologia. Le parole di Stefano Vicari riportano il confronto alla concretezza della crescente richiesta di aiuto tra bambini e ragazzi; il programma del festival allarga poi lo sguardo alle condizioni sociali e culturali nelle quali quel disagio può emergere.
La sfida diventa allora quella di intervenire prima, di riconoscere i segnali, di costruire luoghi nei quali chiedere aiuto non significhi sentirsi diversi e di restituire alla salute mentale una dimensione pienamente pubblica.
Perugia, con il Teatro Pavone trasformato per due giorni in uno spazio di confronto tra scienza, cultura e società, prova così a fare della salute mentale non soltanto un tema da curare quando qualcosa si rompe, ma una questione di cui occuparsi quando ancora tutto può essere costruito.
È, in fondo, la domanda che attraversa il titolo di questa terza edizione: quanto della nostra salute mentale dipende soltanto da ciò che accade dentro di noi e quanto, invece, dal mondo nel quale siamo chiamati a crescere, vivere e costruire la nostra identità?
“Perugia Serenamente” prova a portare questa domanda fuori dagli ambulatori e dentro la comunità. E lo fa mettendo attorno allo stesso tavolo professionisti, studenti, istituzioni, cultura e cittadini, nella convinzione che parlare di salute mentale significhi, prima ancora, parlare della qualità della società che vogliamo costruire.