28 Sep, 2026 - 12:30

Perugia Serenamente, il 7 e 8 ottobre al Teatro Pavone torna il festival sulla salute mentale

Perugia Serenamente, il 7 e 8 ottobre al Teatro Pavone torna il festival sulla salute mentale

Due giornate per riportare al centro dell’attenzione il benessere psicologico e la salute mentale, affrontati non soltanto attraverso la dimensione scientifica, ma anche con gli strumenti della cultura, dell’arte e del teatro. Torna a Perugia “Perugia Serenamente”, il festival promosso dall’associazione Una mente per amica, giunto alla sua terza edizione e in programma mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre al Teatro Pavone.

Tra gli appuntamenti del cartellone c’è anche “Deep Town”, lo spettacolo teatrale che sarà proposto nella prima giornata della manifestazione, mercoledì 7 ottobre alle 21. Un lavoro nato all’interno di un percorso rivolto ai giovani e costruito intorno a temi come ansia, dipendenze, relazioni familiari e solitudine contemporanea, utilizzando il teatro come spazio nel quale riconoscere, condividere e dare forma alle emozioni.

Due giornate dedicate al benessere psicologico

“Perugia Serenamente” torna nel capoluogo umbro con la sua terza edizione, confermando l’impostazione culturale, scientifica e artistica che caratterizza il progetto dell’associazione Una mente per amica. L’obiettivo è creare un’occasione di incontro e approfondimento attorno a una materia che riguarda sempre più da vicino la quotidianità delle persone, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alle difficoltà che possono emergere durante la crescita e nella costruzione delle relazioni.

In questo quadro, il teatro rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il festival sceglie di affrontare il tema. Portare sul palco una storia costruita a partire dalle esperienze e dalle domande dei ragazzi significa infatti utilizzare la dimensione artistica non soltanto come forma di espressione, ma anche come possibilità di confronto e di ascolto. È proprio questo il percorso che porta “Deep Town” al Teatro Pavone.

“Deep Town”, il mito di Edipo incontra il presente

Lo spettacolo nasce infatti dal lavoro dei ragazzi di CoroAperto, all’interno del Progetto Marozia, un percorso triennale di teatro corale intergenerazionale promosso dal Comune di Gubbio e dall’Associazione Settimana del libro.

La regia è di Riccardo Tordoni, mentre la drammaturgia è firmata da Simona Bianchi. Al centro della rappresentazione c’è la storia di un ragazzo, attraverso la quale il lavoro mette in relazione il mito di Edipo con testi originali legati all’esperienza contemporanea.

Il mito diventa così una lente per osservare il presente e affrontare questioni che appartengono alla vita quotidiana dei giovani. Ansia, dipendenze, rapporti familiari, solitudine e difficoltà legate alla costruzione dell’identità entrano nella narrazione, insieme ai cambiamenti e alle esperienze che hanno segnato gli ultimi anni. Non è quindi soltanto una rilettura di un classico, ma un percorso nel quale una storia antica viene utilizzata per parlare di ciò che accade oggi. Il teatro diventa il punto di incontro tra il patrimonio culturale e le esperienze dei ragazzi, mettendo in scena domande e fragilità attraverso il corpo e la voce.

Dalle parole dei ragazzi al palcoscenico

È la genesi stessa dello spettacolo a renderlo particolarmente significativo all’interno di “Perugia Serenamente”. “Deep Town” non nasce infatti soltanto per essere rappresentato, ma come risultato di un percorso nel quale i giovani sono stati chiamati a lavorare sulle proprie emozioni, sulle relazioni e sulla capacità di raccontarsi.

Il laboratorio ha permesso di trasformare esperienze e interrogativi individuali in un lavoro collettivo, nel quale il gruppo è diventato parte integrante del processo creativo.

“Abbiamo scelto questo spettacolo - spiegano dall’organizzazione del festival - perché rappresenta in modo diretto e autentico ciò che i giovani stanno vivendo oggi. Nasce dalle loro parole, paure, domande. Molti giovani vivono solitudine, ansia, confusione, identità spezzate. Nei laboratori che hanno generato lo spettacolo, i ragazzi hanno imparato a stare insieme, a raccontarsi, a dare forma alle emozioni attraverso il corpo e la voce. La storia di Edipo diventa un modo per affrontare temi che li riguardano davvero: pandemie, dipendenze, rapporti familiari, telefonini, dolore. Il teatro li aiuta a ritrovare fiducia e a costruire un senso di sé più solido. Per questo ‘Deep Town’ non è solo una scelta artistica, ma una scelta di cura. Portarlo al festival significa sostenere un percorso che sta già facendo bene a molti ragazzi e che può diventare un modello di prevenzione e di comunità. Aiutare il gruppo a partecipare, anche sostenendo l’acquisto dei biglietti, è un investimento nella salute mentale dei giovani”.

La scelta dello spettacolo, dunque, viene ricondotta dall’organizzazione proprio alla sua capacità di tenere insieme il piano artistico e quello educativo. Al centro non c’è soltanto ciò che viene raccontato sul palco, ma anche il percorso compiuto dai ragazzi per arrivare a raccontarlo.

Teatro e salute mentale, un linguaggio per raccontare la fragilità

È in questo spazio che “Deep Town” incontra pienamente il percorso di “Perugia Serenamente”. Il festival propone infatti un approccio nel quale il tema della salute mentale viene osservato da più punti di vista e attraverso strumenti differenti. Il teatro consente di affrontare questioni complesse senza ridurle a definizioni astratte. Ansia, solitudine, dipendenze, rapporti familiari e difficoltà nel riconoscersi possono diventare storie, dialoghi e immagini, trovando una forma che permetta anche al pubblico di riconoscersi e interrogarsi.

Nel caso di “Deep Town”, questa possibilità nasce direttamente dal lavoro con i ragazzi. Il gruppo non è soltanto il destinatario del progetto, ma ne diventa protagonista, trasformando il proprio percorso in una rappresentazione destinata a un pubblico più ampio.

Il risultato è un’esperienza che parte dalla dimensione individuale e arriva a quella collettiva. Le emozioni vengono raccontate, condivise e trasformate in una storia comune, mentre il palcoscenico diventa il punto finale di un percorso che ha nel laboratorio il suo primo elemento.

Il ruolo del Progetto Marozia

Alla base dello spettacolo c’è il Progetto Marozia, percorso triennale di teatro corale intergenerazionale che mette in relazione esperienza artistica e dimensione comunitaria.

La presenza di un percorso pluriennale è un elemento centrale per comprendere la genesi di “Deep Town”. Lo spettacolo rappresenta infatti il risultato di un lavoro costruito nel tempo, nel quale la scrittura e la messa in scena arrivano dopo una fase di ascolto, confronto e sperimentazione. La dimensione corale assume quindi un valore particolare. Il teatro diventa anche uno strumento per imparare a stare nello stesso spazio, ascoltare gli altri, condividere una parte di sé e trasformare le differenze individuali in un lavoro collettivo.

Sono elementi che si legano direttamente alla riflessione proposta dal festival sulla prevenzione e sul benessere psicologico, soprattutto in una fase della vita nella quale costruire relazioni e trovare uno spazio per esprimere le proprie difficoltà può essere decisivo.

L’appuntamento del 7 ottobre al Teatro Pavone

“Deep Town” andrà in scena mercoledì 7 ottobre alle 21 al Teatro Pavone di Perugia, inaugurando idealmente sul palco la prima giornata della terza edizione di “Perugia Serenamente”. Il festival proseguirà poi giovedì 8 ottobre, con il resto del programma dedicato alla salute mentale e al benessere psicologico. Il Teatro Pavone sarà quindi il luogo nel quale, per due giornate, la riflessione su questi temi passerà attraverso appuntamenti e linguaggi differenti.

Per “Deep Town” c’è inoltre un ulteriore elemento di partecipazione legato alla possibilità di sostenere il percorso dei ragazzi attraverso l’acquisto dei biglietti. L’invito dell’organizzazione si inserisce nella volontà di accompagnare concretamente il gruppo di CoroAperto e di valorizzare un progetto nel quale la componente artistica si unisce a quella educativa e sociale.

La partecipazione del pubblico assume così un significato che va oltre la semplice presenza a uno spettacolo. È anche il sostegno a un percorso nel quale i ragazzi hanno trovato uno spazio per raccontarsi e per confrontarsi con temi che fanno parte della loro esperienza quotidiana.

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