Gli effetti della notizia arrivata oggi da Perugia rilanciano il destino del progetto Stadio-Clinica, che sembrabva impantanato nei conflitti istituzionali. La Regione Umbria ha, infatti, annunciato in una nota che, a seguito della rinuncia al ricorso al Consiglio di Stato da parte degli attori coinvolti nel progetto Stadio-Clinica (Comune di Terni, Stadium e Ternana Women), Palazzo Spada avrà il nulla osta per continuare l'iter amministrativo avviato da Stadium Spa. L'obiettivo è ottenere il permesso di costruire la struttura sanitaria, un asset fondamentale che la società di scopo cederà come ramo d'azienda per finanziare il project financing dello stadio.
Si chiude così la querelle che aveva portato il Comune di Terni di fronte al TAR contro la stessa Regione per quello che considerava un “silenzio dissenso” sulla richiesta di nulla osta sanitario. Al di là delle letture politiche dei due enti, che ovviamente interpretano in modo diverso la decisione, la sostanza dei fatti certifica che ora, dopo l'ok alla ristrutturazione del Liberati, arriverà anche quello alla costruzione della clinica privata. E la partecipazione in Stadium sarà messa all'asta dalla curatela fallimentare, rimettendo in pista l'intero progetto.

Dopo il comunicato diffuso dalla giunta regionale, si consolidano alcune nuove certezze sull'iter del project financing per la realizzazione del nuovo Stadio Liberati. La prima è di natura strettamente giuridica: non ci sarà - con ogni probabilità - una sentenza del TAR il prossimo 22 settembre sul ricorso presentato dal Comune di Terni contro la Regione Umbria. I giudici amministrativi, a seguito dello sblocco degli iter autorizzativi, dovrebbero limitarsi a prendere atto della cessazione della materia del contendere. Una prassi che il TAR dichiara quando il ricorrente ha ottenuto ciò che chiedeva: in questo caso, un pronunciamento formale della Regione nsulla compatibilità con la programmazione sanitaria della clinica. E il pronunciamento che sarà emesso dagli Uffici della Direzione Salute e Welfare sarà positivo.

La seconda certezza riguarda i passaggi che hanno sbloccato l'impasse. Per ottenere questo pronunciamento con velocità, Comune di Terni, Stadium Spa e Ternana Women (questi ultimi due soggetti cointeressati) hanno rinunciato a un ricorso al Consiglio di Stato rispetto alla sentenza del Tar dell'Umbria dello scorso mese di marzo. Quel pronunciamento, pur dando ragione a Palazzo Donini, aveva anche definito l'iter poi seguito da Palazzo Spada. Un percorso che passava per la presentazione di una nuova domanda con "Modello 1" ai sensi del regolamento sanitario regionale e della programmazione sanitaria della giunta arrivati nel 2023, cioè circa un anno dopo la Conferenza di Servizi che aveva espresso il “diniego” per la clinica.
La Regione, infatti, aveva sospeso l'iter per il nulla osta alla costruzione proprio evocando il rischio di ricorso al Consiglio di Stato. E così i tre soggetti hanno comunicato formalmente nelle scorse settimane la propria rinuncia per “rimuovere del tutto ogni possibile alibi”, come fanno sapere fonti comunali collegate al dossier.

La terza certezza riguarda le prossime tappe. Non appena la dichiarazione di conformità relativa alla pianificazione sanitaria vigente (che prevede 82 posti privati nella provincia di Terni) firmata dalla responsabile del procedimento, la dottoressa Davina Boco, sarà notificata alla Direzione del RUP architetto Piero Giorgini, quest'ultimo potrà completare l'iter di rilascio alla Stadium del permesso di costruire la clinica privata.
A quel punto, Giuseppe Mangiarano, l'amministratore unico della società di scopo individuata per il nuovo stadio Liberati di Terni, avrà nella dotazione della società tutte le autorizzazioni. Potrà così procedere all'alienazione del "ramo d'azienda clinica" per un valore già predeterminato dal piano economico finanziario in 14 milioni di euro, fondamentali per creare la provvista di mezzi propri (equity) della stessa Stadium.
Da qui in poi le sorti di Stadio e Clinica si divideranno definitivamente. Stadium si occuperà esclusivamente di finanziare e realizzare i cantieri del nuovo impianto sportivo, mentre l'acquirente della clinica andrà avanti per la sua strada costruendo la struttura nell'area ex Ternanello (concessa da Ternana Women a Stadium in comodato gratuito). Successivamente, completerà l'iter regionale per l'autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria, l'accreditamento al servizio sanitario e l'eventuale convenzionamento con il sistema regionale. Attività che sono sempre state divise dalla richiesta di permesso a costruire, ma sul quale è stato costruito un equivoco politico che ha portato al braccio di ferro istituzionale contribuendo in maniera determinante anche al fallimento della Ternana.