La Usl Umbria 1 ha approvato e testato un protocollo multidisciplinare che consente di effettuare esami di risonanza magnetica anche in presenza di dispositivi cardiaci impiantabili, attraverso un percorso dedicato alla gestione e al monitoraggio del paziente.
La novità riguarda gli ospedali di Città di Castello e Gubbio-Gualdo Tadino, nella sede di Branca, e risponde a una criticità che finora poteva rendere più difficile l’accesso a una metodica diagnostica avanzata.
Per diversi pazienti, infatti, la necessità di sottoporsi a questo tipo di accertamento comportava il ricorso a strutture fuori regione, con conseguenti spostamenti e difficoltà organizzative.
Il primo esame effettuato con il nuovo protocollo risale al 22 settembre, quando all’ospedale di Città di Castello è stata eseguita con successo una risonanza magnetica cardiaca su un paziente portatore di defibrillatore. Un secondo esame era stato programmato per il 6 ottobre all’ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, nell’ambito dell’attivazione del percorso anche nel presidio di Branca.
Il risultato, comunicato dalla stessa azienda sanitaria, è frutto di un lavoro di squadra che ha riunito competenze cliniche, tecniche e organizzative.
L’obiettivo è rendere più accessibile una prestazione specialistica, rafforzando al tempo stesso la sicurezza dell’esame e la capacità di risposta della rete ospedaliera locale.
Servizio a cura di Elisa Neri
Alla base del nuovo protocollo c’è la collaborazione tra 15 professionisti della Usl Umbria 1, appartenenti a diverse discipline e profili professionali. Cardiologi, radiologi, tecnici sanitari di radiologia medica, fisici sanitari e infermieri hanno lavorato alla definizione e alla validazione di procedure condivise, costruendo un percorso che integra le diverse fasi dell’esame.
La risonanza magnetica cardiaca rappresenta una metodica diagnostica avanzata, utile per individuare patologie e anomalie che non sempre possono essere rilevate con gli strumenti tradizionali.
La sua esecuzione nei pazienti portatori di pacemaker o defibrillatori impiantabili richiede, tuttavia, particolari precauzioni: il campo magnetico generato dall’apparecchiatura può infatti interferire con il funzionamento dei dispositivi, rendendo necessaria una gestione specifica.
È proprio su questo punto che interviene la procedura aziendale. La presenza di un dispositivo cardiaco non viene affrontata come un elemento isolato, ma inserita in un percorso nel quale valutazione clinica, preparazione tecnica e monitoraggio devono procedere in modo coordinato.
La collaborazione tra le professionalità coinvolte permette di affrontare le complessità dell’esame attraverso indicazioni definite e responsabilità condivise.
Il lavoro multidisciplinare costituisce quindi uno degli elementi centrali dell’iniziativa: non soltanto una nuova possibilità per i pazienti, ma anche un modello organizzativo che mette in relazione servizi diversi per rispondere a un’esigenza clinica specifica.
La procedura prevede la temporanea riprogrammazione del pacemaker o del defibrillatore prima dell’inizio della scansione, attraverso l’impiego di strumentazione dedicata.
Durante l’esame vengono inoltre garantiti il monitoraggio continuo del paziente e il controllo clinico e strumentale lungo tutte le fasi della risonanza.
Si tratta di passaggi fondamentali per gestire le possibili interferenze tra il campo magnetico e i dispositivi impiantabili. La sicurezza non dipende, dunque, soltanto dalla preparazione iniziale, ma dall’applicazione coordinata delle procedure e dalla sorveglianza durante l’intero esame.
Il protocollo è stato elaborato proprio per consentire l’accesso a una prestazione diagnostica importante anche a pazienti che, in assenza di un percorso dedicato, avrebbero potuto incontrare maggiori difficoltà nell’effettuare l’accertamento.
La possibilità di eseguire la risonanza deve comunque essere valutata nel quadro clinico individuale e secondo le procedure previste: il nuovo percorso non elimina la necessità delle verifiche preliminari, ma organizza le condizioni necessarie per affrontare l’esame.
La collaborazione tra Cardiologia, Radiologia e Fisica Sanitaria, insieme al contributo del personale tecnico e infermieristico, consente così di integrare competenze differenti in una procedura comune. Un’organizzazione che punta a coniugare qualità diagnostica e attenzione alla sicurezza del paziente.
L’avvio operativo del progetto è avvenuto all’ospedale di Città di Castello, dove il 22 settembre è stata eseguita con successo la prima risonanza magnetica cardiaca su un paziente con defibrillatore attraverso il nuovo protocollo aziendale.
A contribuire al risultato è stato anche il potenziamento tecnologico della struttura. Il centro Spoke di Città di Castello dispone infatti di una risonanza magnetica di ultima generazione, acquistata grazie ai fondi del lascito Mariani.
La nuova apparecchiatura ha rappresentato una risorsa importante per l’attivazione del percorso, insieme alla preparazione del personale e alla definizione delle procedure cliniche e organizzative.
L’esperienza avviata nel presidio tifernate è destinata a coinvolgere anche l’ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, nella sede di Branca. Per il 6 ottobre era stato programmato un secondo esame, segnando un ulteriore passaggio nel percorso di estensione della procedura alla rete ospedaliera della Usl Umbria 1.
L’iniziativa punta a valorizzare le tecnologie disponibili sul territorio e le competenze dei professionisti, rendendo possibile una prestazione che, per le sue caratteristiche, richiede una particolare integrazione tra servizi. Un risultato che assume rilievo anche sul piano organizzativo, perché contribuisce a ridurre la necessità di rivolgersi a strutture sanitarie di altre regioni.
Il direttore generale della Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, ha ricondotto il risultato alla collaborazione tra le diverse professionalità coinvolte e alla capacità di integrare competenze cliniche, tecnologiche e organizzative.
"Questo importante risultato dimostra come l’innovazione in sanità nasca innanzitutto dalla capacità di fare squadra e valorizzare competenze diverse all’interno di un unico percorso assistenziale", ha sottolineato Ciotti.
"Il merito va a tutti i professionisti coinvolti - ha aggiunto - che, mettendo a fattor comune esperienza, competenze cliniche, tecnologiche e organizzative, hanno reso possibile l’attivazione di una prestazione altamente specialistica che migliora concretamente l’offerta sanitaria del territorio. Non si tratta soltanto di un risultato della Cardiologia, ma di un esempio virtuoso di integrazione tra servizi, professioni e presidi ospedalieri.
È attraverso questa collaborazione tra Cardiologia, Radiologia, Fisica Sanitaria, personale infermieristico e tecnico che riusciamo a garantire ai cittadini cure sempre più sicure, innovative e vicine ai loro bisogni, riducendo al tempo stesso la necessità di rivolgersi ad altre regioni per prestazioni di elevata complessità".
La possibilità di effettuare la risonanza magnetica in pazienti portatori di pacemaker e defibrillatori rappresenta un passo avanti per l’offerta sanitaria della Usl Umbria 1.
Il beneficio atteso riguarda soprattutto l’accessibilità: poter contare su un percorso dedicato negli ospedali di Città di Castello e Gubbio-Gualdo Tadino può ridurre gli spostamenti fuori regione per gli accertamenti compatibili con la procedura.
La mobilità sanitaria, in questi casi, non è soltanto una questione geografica. Raggiungere una struttura lontana può comportare tempi, costi e difficoltà aggiuntive per i pazienti e per le persone che li accompagnano. Rafforzare la disponibilità di prestazioni specialistiche sul territorio significa quindi rendere più vicino il servizio e valorizzare le competenze presenti nella rete ospedaliera locale.
Il nuovo protocollo unisce così tre elementi: l’aggiornamento tecnologico, la collaborazione multidisciplinare e la definizione di procedure specifiche per la sicurezza dei pazienti.
Con il primo esame eseguito a Città di Castello e il percorso avviato anche a Branca, la Usl Umbria 1 punta a consolidare un’offerta diagnostica capace di rispondere a esigenze complesse senza costringere, quando non necessario, i cittadini a rivolgersi fuori regione.