Il Consiglio regionale approva con 12 voti favorevoli e 4 astensioni l’atto di Sarah Bistocchi. La Giunta dovrà verificare la possibilità di sostenere la crioconservazione degli ovociti, ma al momento non ci sono contributi, criteri definitivi né una data di avvio.
Il Consiglio regionale dell’Umbria ha aperto la strada a un possibile sostegno pubblico per il social freezing, ma non ha ancora introdotto il congelamento precauzionale degli ovociti a carico del Servizio sanitario regionale. È questa la distinzione essenziale dopo il voto del 24 settembre: l’Assemblea ha approvato con 12 sì e 4 astensioni una mozione della presidente Sarah Bistocchi (Pd), mentre il centrodestra non ha votato contro ma ha chiesto ulteriori approfondimenti.
L’atto impegna infatti la Giunta a “verificare la possibilità” di prevedere forme di sostegno economico per la crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale, con eventuali criteri legati a età, appropriatezza clinica, situazione economica e Isee. Non vengono però stabiliti né l’importo delle risorse necessarie, né la platea delle beneficiarie, né le fasce di età, né i livelli di compartecipazione alla spesa.

La mozione indica anche il Centro di procreazione medicalmente assistita di Pantalla come possibile polo regionale per la preservazione della fertilità, prevedendo una verifica del fabbisogno di personale, tecnologie, spazi e risorse.
Anche in questo caso, però, si tratta di un indirizzo politico: il voto non determina automaticamente nuove assunzioni, acquisti tecnologici o ampliamenti della struttura. Sarà la Giunta a dover valutare concretamente ciò che serve e se esistano le condizioni finanziarie e organizzative per procedere.
La Regione viene inoltre impegnata a sostenere in sede nazionale l’introduzione di una disciplina uniforme sulla preservazione della fertilità, così da ridurre le differenze nell’accesso determinate dal reddito o dalla regione di residenza.
Bistocchi ha posto al centro della proposta anche il problema economico. In Aula ha indicato in 3-5mila euro per ciclo il costo del social freezing per finalità non mediche, al quale vanno aggiunti farmaci e conservazione, sostenendo che l’attuale spesa privata favorisca soprattutto le donne con maggiori disponibilità economiche. Quel dato rappresenta la stima illustrata dalla proponente e non un costo fissato dalla Regione.
Nel dibattito è stato richiamato il forte calo delle nascite in Umbria. Bistocchi ha parlato di 4.432 nati nel 2025 e di 1,11 figli per donna. La tendenza demografica è indiscutibilmente negativa, ma i dati disponibili richiedono qualche precisazione.
L’Istat aveva certificato per il 2024 4.736 nascite e un tasso di fecondità di 1,11 figli per donna. Per il 2025 le stime provvisorie nazionali indicano invece un ulteriore peggioramento: elaborazioni su dati Istat collocano l’Umbria intorno a 1,05-1,06 figli per donna. Il valore 1,11 richiamato nel dibattito corrisponde quindi con certezza al dato regionale del 2024, mentre per il 2025 il quadro appare ancora più basso.
Anche il social freezing, inoltre, non può essere presentato come una garanzia di futura maternità. Le autorità sanitarie che regolano la medicina della riproduzione sottolineano che il risultato dipende soprattutto dall’età al momento del congelamento e dal numero di ovociti conservati: la procedura può aumentare le possibilità riproduttive future, ma non garantisce la nascita di un bambino.
La stessa mozione riconosce del resto che la denatalità non può essere affrontata soltanto attraverso la procreazione medicalmente assistita. Vengono richiamati anche servizi per l’infanzia, conciliazione tra lavoro e famiglia, politiche abitative, contrasto alla precarietà e accesso ai servizi sanitari.

La consigliera Eleonora Pace (FdI) ha chiesto che la mozione tornasse in Commissione per approfondire aspetti come limiti di età, tracciabilità degli ovociti e gestione delle diverse situazioni che possono verificarsi nel tempo. La richiesta è stata respinta.
Laura Pernazza (Forza Italia) ha invece posto il problema della sostenibilità economica, osservando che prevedere forme di sostegno senza averne prima quantificato i costi potrebbe rendere difficile trasformare l’indirizzo politico in una misura effettivamente applicabile. Anche qui il dato politico è significativo: quattro astensioni e nessun voto contrario, con le principali riserve concentrate soprattutto sulla fattibilità concreta.
Il voto del Consiglio regionale rappresenta quindi l’inizio di un percorso e non la sua conclusione. Al momento non esiste ancora un contributo regionale al quale le donne possano fare domanda, non sono stati definiti limiti di età o soglie Isee e non è stato indicato uno stanziamento.
La prossima verifica sarà dunque molto concreta: quali risorse la Giunta riterrà disponibili, chi potrà accedere all’eventuale sostegno e con quali criteri clinici ed economici. Saranno questi passaggi, più del voto sulla mozione, a determinare se e in quale forma il social freezing entrerà effettivamente nelle politiche sanitarie regionali.