La battaglia formale nelle aule di giustizia amministrativa ha premiato Palazzo Donini, ma la partita sostanziale dello sviluppo urbanistico-sportivo e sanitario di Terni vira in direzione opposta. L’iter per il project financing del nuovo stadio “Libero Liberati” e dell’annessa clinica privata a Terni riparte da basi burocratiche e finanziarie interamente rimodellate, vanificando sul piano pratico l’opposizione della Regione Umbria. Con l’acquisizione della determina siglata dopo un altro interminabile tira e molla dalla dirigente regionale della Sanità e Welfare, Divina Boco, sulla conformità dell'intervento rispetto alla pianificazione vigente, il Responsabile unico del procedimento e dirigente del Comune di Terni, l’architetto Piero Giorgini, ha ripreso in mano l’istanza presentata da Stadium Spa. A breve verrà rilasciato il nuovo permesso di costruire, corredato da una serie di prescrizioni tecniche ed economiche per le successive fasi edificatorie, destinato a rimpiazzare il provvedimento precedentemente cassato dai giudici amministrativi e a blindare l’operatività del piano.
La decisione del dirigente Piero Giorgini non si limita a sanare un vizio formale: archivia la stagione dei ricorsi e rimette in carreggiata la società guidata dall’amministratore unico Giuseppe Mangiarano. Il nuovo titolo edilizio imporrà prescrizioni onerose per la fase esecutiva, ma garantirà la piena legittimità dell’intervento. A fare da spartiacque è stata proprio la determina di Divina Boco, arrivata dopo sospensioni giudicate illegittime dal Comune e dopo diffide e minacce di cause milionarie, che ha attestato la coerenza dell'opera con il quadro programmatorio della sanità regionale.
Parallelamente, la solidità societaria del veicolo attuatore ha retto all'urto del collasso della vecchia gestione sportiva. Stadium Spa ha chiuso regolarmente il bilancio al 30 giugno 2026, approvato all’unanimità dai soci di riferimento: i curatori fallimentari Angeli e Ferrara. Non ci sono partecipazioni azionarie di altri soggetti, perché la Stadium era al 100% della Ternana dei Rizzo.
La curatela ha inquadrato la società di scopo come un asset strategico fondamentale per produrre massa attiva da destinare al ceto creditorio, autorizzando la prosecuzione delle attività nel solco della continuità aziendale. L’operazione, lungi dall'essere travolta dalle vicende giudiziarie della controllante, ha trovato nei meccanismi del diritto societario la propria ancora di salvezza. Di più: sarà messa all'asta (si parla di una base di contrattazione di circa un milione) per risarcire i creditori. Farla saltare - come ha tentato di fare più di qualcuno - sarebbe stata un'altra beffa ai creditori.
La tenuta dell'intera operazione affonda le sue radici nella separazione patrimoniale attuata tra il club calcistico e la società di scopo. Una scelta strategica chiarita già il 28 agosto 2025 su Tag24 Umbria dall'allora project manager dell'opera, l'architetto Sergio Anibaldi, oggi assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Terni:
“In caso di insolvenza del club calcistico, ci sarebbero ripercussioni attutite sulla NewCo con sostituzione degli azionisti, garantendo comunque la continuità della Stadium con il valore intatto del progetto: dalle quote societarie alla titolarità del diritto di superficie, fino alle autorizzazioni e a eventuali asset realizzati. Ciò anche nel caso di eventuali curatele fallimentari che dovessero subentrare nella gestione del progetto. Le stesse avrebbero la possibilità di cedere la società ad altri soggetti oppure di continuare nella conduzione dell’operazione a tutela del ceto creditorio. Semplificando al massimo: la costituzione della Stadium garantisce al massimo la controparte pubblica, secondo quanto richiesto dalla legge, e patrimonializza la Ternana Calcio, riducendo il rischio di situazioni di default e rendendola più attrattiva per possibili investitori”.
Isolare la Ternana Calcio dalla NewCo ha consentito di salvaguardare i titoli autorizzativi e i diritti reali. Nel patrimonio di Stadium Spa figura infatti il diritto di superficie per 44 anni sull’area dell’ex Ternanello, concesso dalla Ternana Women (titolare della nuda proprietà), oltre ai diritti edificatori di stadio e clinica, a cui si somma la concessione per la gestione dello stadio. Soprattutto, la società custodisce il contratto preliminare per la cessione del ramo d’azienda relativo alla clinica privata.
Quel preliminare fu originariamente pattuito tra l'ateneo telematico Unicusano e i fratelli D’Alessandro per la Ternana, prima che il sindaco Stefano Bandecchi convenisse con la famiglia Rizzo di cederlo alla società sanitaria romana, così da riunire sotto un'unica regia stadio, clinica e club. L'impugnazione della Regione Umbria dinanzi al TAR ha innescato però la frattura istituzionale tra il Comune di Terni e Palazzo Donini, allargatasi poi proprio alla famiglia Rizzo. La famiglia romana ha scelto di non dare seguito all'acquisizione e lo scontro si è tradotto nell'interruzione traumatica dell'esperienza societaria rossoverde nell'anno del centenario, tra assemblee di liquidazione, polemiche al vetriolo contro l'amministrazione comunale e vertenze legali milionarie ancora pendenti tra i Rizzo e lo stesso Bandecchi.
Ottenuto il nuovo titolo edilizio, Giuseppe Mangiarano disporrà di 30 giorni per formalizzare l'invito ai vertici di Unicusano per la stipula del rogito definitivo: l'acquisto del ramo d'azienda clinica, composto dal diritto reale sull'area e dal permesso di costruire. L'adempimento - se andrà in porto - riverserà nelle casse di Stadium Spa una liquidità pari a 14 milioni di euro. Questa dotazione di capitale proprio costituirà la leva per contrarre i mutui pluriennali per fare il nuovo stadio con istituti primari (contatti avanzati erano in campo con Credito Sportivo e Cassa Depositi e Prestiti). Il Piano economico-finanziario (Pef) potrà così contare su flussi certi: la subconcessione dell’impianto alla Nuova Ternana 1925, la cessione dei diritti di denominazione (naming rights), gli accordi con primari operatori nazionali dello spettacolo sul modello del Foro Italico per concerti ed eventi fuori stagione, oltre ai canoni delle gallerie commerciali e di ristorazione.
La prosecuzione dell'opera, conforme a quanto votato dal consiglio comunale di Terni sulla proposta originaria della fallita Ternana Calcio Srl, evidenzia la natura effimera del successo legale rivendicato dalla Regione. Il pronunciamento dei giudici amministrativi conteneva già l’indicazione del percorso risolutivo. Pur censurando la lettura comunale del quadro scaturito dalla conferenza di servizi del 2022, il TAR dell’Umbria ha precisato che la presenza di una nuova programmazione sanitaria regionale avrebbe consentito al Comune di promuovere un procedimento ex novo con la richiesta del nulla osta regionale.
La cornice di pianificazione è rappresentata dalla delibera licenziata nel 2023 dalla giunta guidata da Donatella Tesei, la quale riserva un contingente di 82 posti letto convenzionati al territorio provinciale di Terni. Questo atto amministrativo, mai revocato né assorbito da un nuovo Piano socio-sanitario regionale, è rimasto pienamente efficace. La stessa amministrazione regionale, del resto, ha fondato sulla delibera Tesei i recenti passaggi per il nuovo ospedale pubblico di Terni (dal Documento di fattibilità delle alternative progettuali al Piano esigenziale, fino alla nomina del RUP). Un corto circuito politico-amministrativo denunciato in conferenza stampa dalle forze di centrodestra e da Alternativa Popolare, che ha neutralizzato le argomentazioni ostative di Palazzo Donini.
La nuova determinazione dirigenziale demolisce anche l'equivoco economico che ha alimentato le controversie degli ultimi anni. Il Pef esaminato nel 2022 poggiava su introiti da locazione dell'immobile a terzi, subordinati al futuro convenzionamento con il Servizio sanitario nazionale di almeno il 50% dei posti letto per garantire l'equilibrio del piano pubblico. Il modello odierno ha abbandonato lo schema locativo per adottare la vendita pura del ramo d’azienda. Il rischio d’impresa viene integralmente trasferito in capo al compratore privato; per avviare il cantiere della clinica non occorre alcun accreditamento preventivo.
Sul piano normativo, i passaggi di autorizzazione all’esercizio, accreditamento istituzionale ed eventuale convenzionamento pubblico scatteranno unicamente a costruzione ultimata e a seguito delle verifiche di conformità. Sebbene dai settori più oltranzisti della sinistra si continui a ribadire che l'assetto sanitario regionale debba “progressivamente fare a meno dei privati”, le strutture private convenzionate rappresentano oggi uno strumento operativo essenziale per l'abbattimento delle liste d'attesa e per la tenuta complessiva delle prestazioni sanitarie regionali. Con il nuovo permesso di costruire, il progetto Stadio-Clinica supera il contenzioso e approda alla sua fase realizzativa.