07 Oct, 2026 - 22:16

Terni, è scontro sul Piano rifiuti: Batini lancia l’allarme sui flussi a Maratta, De Luca smentisce

Terni, è scontro sul Piano rifiuti: Batini lancia l’allarme sui flussi a Maratta, De Luca smentisce

Centotrentamila tonnellate di rifiuti a Maratta ogni anno? È attorno a questo numero che si apre un nuovo fronte di confronto sul futuro del ciclo dei rifiuti in Umbria.

A sollevare il caso è Claudio Batini, consigliere comunale di Terni e componente del Consiglio delle autonomie locali, che interpreta i dati contenuti nella revisione del Piano regionale come il possibile segnale di un aumento molto significativo dei flussi destinati al sito ternano.

La sua lettura parte da un confronto con i quantitativi attuali, indicati in circa 16 mila tonnellate, e arriva a ipotizzare un passaggio fino a 130 mila tonnellate l’anno. Un salto che, secondo il consigliere, non avrebbe soltanto conseguenze sul piano impiantistico, ma rischierebbe di ridisegnare il ruolo della conca Ternano-Narnese all’interno del sistema regionale.

La ricostruzione viene però respinta dalla Regione. L’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca nega infatti che il nuovo Piano preveda l’arrivo a Terni di ulteriori 130 mila tonnellate di rifiuti e, soprattutto, esclude che Maratta debba diventare il sito di riferimento per la gestione della RUR, il rifiuto urbano residuo.

Il confronto arriva nel momento in cui la revisione del Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti ha compiuto un passaggio formale decisivo. La Giunta regionale ha adottato il nuovo Piano il 30 settembre e il testo passa ora all’Assemblea legislativa per l’approvazione definitiva.

La Regione lo presenta come una svolta rispetto al precedente modello, con il passaggio da una logica fondata sullo smaltimento a una strategia centrata su prevenzione, riciclo e recupero.

Terni, 130 mila tonnellate di rifiuti a Maratta: la denuncia di Batini sul nuovo Piano

Il cuore della contestazione è proprio il dato quantitativo. Secondo Batini, la documentazione contenuta nella revisione del Piano consentirebbe di leggere per Maratta uno scenario profondamente diverso rispetto a quello attuale, con quantitativi che potrebbero passare da circa 16 mila a 130 mila tonnellate di rifiuti all’anno.

Non una semplice variazione numerica, nella ricostruzione del consigliere, ma una scelta destinata a incidere sulla collocazione di Terni nel sistema regionale.

Il timore espresso è che il territorio ternano possa trasformarsi in uno dei principali poli umbri per il trattamento dei rifiuti, con un peso crescente dei flussi provenienti dal resto della regione.

Batini concentra inoltre la propria critica sulle modalità con cui il documento attuativo sarebbe stato portato all’attenzione degli amministratori locali. Nella sua lettura, la documentazione sarebbe arrivata prima di un confronto istituzionale sul testo e avrebbe costituito, anche politicamente, un passaggio preliminare per misurare le reazioni dei territori.

"Con il piano attuativo che è arrivato ieri a sorpresa, perché in maniera del tutto anomala, è arrivato un documento senza la convocazione del Consiglio su quel documento, quindi un'anticipazione, forse a mio intuizio, per sondare il terreno, anche della sinistra che rappresenta la Regione, per capire quali sindaci possono o non possono votare un documento del genere".

Il punto, nella ricostruzione del consigliere, non sarebbe tuttavia limitato alla procedura. A preoccupare è soprattutto il rapporto tra gli obiettivi dichiarati del nuovo Piano e i flussi che, secondo Batini, emergerebbero dalla sua lettura dei documenti.

"Un documento che non traccia direttamente e esplicitamente le conseguenze, ma di fatto accerta quello che anche io avevo denunciato, che questo riciclo non ci sarà, che arriveranno in più l'anno 130.000 tonnellate di rifiuti".

Da qui la successiva ricostruzione dei flussi. Batini sostiene di avere incrociato le informazioni contenute nella pianificazione e di avere individuato proprio nel territorio ternano il punto di arrivo della maggior parte dei nuovi quantitativi.

"Unendo i puntini con uno studio un po' approfondito, io mi sono permesso di farlo, spero di non dare alito a polemiche, però le carte parlano così, queste 130.000 tonnellate dovranno arrivare quasi tutti a Terni, al sito di Maratta".

Una lettura che Batini attribuisce direttamente alle carte del nuovo Piano, ma che la Regione non condivide e che viene smentita dall’assessore De Luca.

Maratta e il Piano regionale dei rifiuti, De Luca smentisce

La replica dell’assessore regionale all’Ambiente parte da una premessa netta: il nuovo Piano, secondo De Luca, non assegna al territorio ternano il compito di ospitare nuovi impianti e, in particolare, non prevede nuovi impianti di incenerimento.

"In alcun modo viene individuato il territorio ternano per la realizzazione di nuovi impianti, e a maggior ragione quelli di incenerimento".

La posizione dell’assessore si inserisce nella struttura complessiva della revisione adottata dalla Giunta. Il nuovo strumento di pianificazione punta infatti sul riuso degli impianti esistenti, sul contenimento del consumo di suolo, sulla prossimità delle strutture rispetto ai bacini di produzione e su una maggiore efficienza della filiera. La Regione ha inoltre dichiarato di voler abbandonare definitivamente l’ipotesi di costruire un nuovo inceneritore in Umbria.

Nel nuovo Piano, la qualità dell’aria entra inoltre tra i criteri da considerare non soltanto per la realizzazione di eventuali nuove strutture, ma anche per interventi sulle autorizzazioni esistenti.

"Il nuovo piano esclude gli inceneritori, ma, badate bene, viene inserito come criterio escludente, anche per quello che riguardava la qualità dell'aria, non solo per la realizzazione di nuovi impianti, ma anche per l'ampliamento o le modifiche sostanziali delle autorizzazioni esistenti".

La conseguenza indicata da De Luca per il territorio ternano è esplicita. "Quindi significa che a Terni non si bruceranno più, in alcun modo, rifiuti urbani provenienti dalla Regione".

Una precisazione che, nella strategia illustrata dall’assessore, separa il tema dell’eventuale trattamento dei rifiuti da quello dell’incenerimento e porta la discussione direttamente sulla nuova funzione che la Regione immagina per gli impianti esistenti.

Piano rifiuti Umbria, Maratta verso il riciclo e la rifunzionalizzazione degli impianti

È questo il secondo elemento della replica di De Luca. Maratta, nella prospettiva regionale, non viene indicata come nuova destinazione per lo smaltimento o l’incenerimento, ma come una delle strutture da rifunzionalizzare per rafforzare le attività di selezione e recupero.

"Aggiungo che il piano si sta concentrando, ovviamente, su una rifunzionalizzazione di quelli che sono gli impianti di trattamento meccanico-biologico, fra cui c'è anche quello di Maratta, per trasformarli in poli del riciclo".

L’obiettivo, nelle parole dell’assessore, è aumentare la capacità tecnologica degli impianti già presenti, intervenendo sul materiale proveniente dalla raccolta differenziata e sulla possibilità di recuperare una quantità maggiore di materia prima secondaria.

"Riuscire a selezionare, con una dotazione ad alta innovazione, il materiale post raccolta differenziata, per poterlo valorizzare ancora di più sul mercato".

Il tema della rifunzionalizzazione è uno degli elementi centrali della nuova pianificazione regionale. Il Piano stabilisce infatti come criterio per la nuova impiantistica il riuso degli impianti esistenti, insieme all’azzeramento del consumo di suolo su aree pubbliche già antropizzate, al rispetto del principio europeo DNSH e a criteri di prossimità ed efficienza logistica.

La Regione lega questo cambio di impostazione anche a obiettivi quantitativi molto precisi: raccolta differenziata al 75% entro il 2028 e all’80% entro il 2030, con un indice di riciclo del 65%; riduzione della produzione pro capite di rifiuto indifferenziato al di sotto dei 100 chilogrammi per abitante entro il 2030 e conferimento in discarica entro il limite europeo del 10% entro il 2035. Non sono inoltre previsti ampliamenti delle discariche oltre le volumetrie già autorizzate.

Il quadro che emerge è quello di una progressiva trasformazione degli impianti esistenti: meno smaltimento e maggiore capacità di selezione e recupero, negli obiettivi dichiarati dalla Regione.

Rifiuti a Terni, il nodo della RUR: De Luca esclude Maratta

Nel confronto tra Batini e De Luca, un capitolo specifico riguarda la RUR, il rifiuto urbano residuo, e soprattutto la struttura che dovrà occuparsi del suo trattamento all’interno del nuovo sistema regionale.

De Luca chiarisce che uno degli impianti individuati dal Piano sarà quello con la maggiore capacità anche sotto il profilo logistico e dimensionale e avrà una funzione legata alla gestione e alla selezione della RUR.

"Uno di questi impianti, quello oltretutto che avrà in termini logistici e anche di dimensioni la capacità maggiore, sarà, diciamo, finalizzato alla produzione anche e al selezionamento della RUR".

È però la frase successiva a segnare la distanza rispetto alla ricostruzione di Batini e a chiamare direttamente in causa Maratta. "Ma non parliamo, in alcun modo, di Maratta".

La questione, quindi, non è soltanto quella della quantità complessiva dei rifiuti che il sistema regionale dovrà trattare, ma della loro destinazione e della funzione assegnata ai diversi impianti. È su questo terreno che si misurerà, nei prossimi passaggi istituzionali, la tenuta delle due letture contrapposte.

Da una parte c’è la ricostruzione di Batini, secondo cui l’insieme delle previsioni del Piano porterebbe ad aumentare in maniera considerevole i flussi verso Terni.

Dall’altra c’è la Regione, che distingue tra trattamento, riciclo e gestione della RUR e sostiene che Maratta debba essere inserita nella prima delle due direttrici, quella della rifunzionalizzazione e della valorizzazione dei materiali.

Nuovo Piano regionale dei rifiuti, la Regione dice no al nuovo inceneritore

Il confronto sul futuro di Maratta si inserisce dunque in un disegno regionale più ampio. La revisione del Piano adottata il 30 settembre viene presentata dalla Giunta come il passaggio da un modello definito di “economia dello smaltimento” a uno fondato sulla circolarità del sistema, con prevenzione, recupero e riciclo come direttrici principali.

Sul fronte degli impianti, il documento esclude la costruzione di un nuovo inceneritore e non prevede ampliamenti delle discariche esistenti oltre le volumetrie già autorizzate. La strategia punta invece a intervenire sulle strutture già disponibili, modernizzandole e destinandole a funzioni più avanzate di trattamento e recupero.

Secondo quanto riferito dalla Regione, l’abbandono dell’ipotesi del nuovo inceneritore avrebbe inoltre l’obiettivo di evitare un investimento stimato in almeno 250 milioni di euro che, nella precedente impostazione, sarebbe ricaduto sulle tariffe sostenute da cittadini e imprese.

La domanda non riguarda soltanto quante tonnellate potranno essere trattate, ma soprattutto che tipo di impianto dovrà diventare il sito ternano e quale posto avrà Terni nel nuovo equilibrio regionale.

Terni, Maratta e il futuro dei rifiuti: ora la partita passa in Consiglio regionale

La revisione del Piano non è ancora arrivata al traguardo definitivo. Dopo l’adozione in Giunta del 30 settembre, il testo dovrà infatti passare in Consiglio regionale, dove si concentrerà il confronto politico e istituzionale sulle scelte della nuova pianificazione.

È qui che dovranno trovare una risposta anche le questioni sollevate sul territorio ternano. La cifra delle 130 mila tonnellate resta, allo stato, il cuore della denuncia di Batini, che interpreta le carte del Piano come il possibile presupposto di un forte aumento dei flussi verso Maratta.

La Regione, al contrario, nega che questo sia lo scenario previsto e indica per il sito ternano una funzione diversa, legata alla rifunzionalizzazione degli impianti e al riciclo.

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