Il via libera sanitario della Regione dell’Umbria alla clinica privata prevista nel project financing del nuovo stadio riaccende all'istante lo scontro politico e giudiziario a Terni. Nella tarda serata, al termine di una visita al Libero Liberati e dell’incontro con la rosa rossoverde, il sindaco Stefano Bandecchi ha annunciato una causa risarcitoria da 10 milioni di euro contro la famiglia di Gianluigi Rizzo, ex proprietaria della Ternana Calcio. Nel mirino del primo cittadino ci sono le pesanti accuse scagliate prima dell'improvvido tentativo di decretare la liquidazione volontaria del club, ma anche i presunti contatti tra i Rizzo e la presidente della Regione Proietti.
La sortita del giorno precedente da parte di Bandecchi ha, invece, scatenato la dura reazione del Partito Democratico, indignato per i riferimenti alla violenza contro la sinistra comparsi nei video celebrativi del sindaco. Sul fronte opposto, il consigliere regionale della Lega Enrico Melasecche ha difeso l’investimento per la città, mentre il Movimento 5 Stelle ha rimarcato come per i pentastellati l'amministrazione, dopo un anno di contenziosi e tensioni, sia stata costretta a riallinearsi alla procedura di legge.
La mossa legale di Stefano Bandecchi punta dritta all'ex patron della Ternana Gianluigi Rizzo, che prima del passo d'addio e dell'avvio della liquidazione aveva etichettato il primo cittadino come “il male della città” e un “novello Ceaușescu”. Bandecchi invece si affida alla filmografia classica di Bud Spencer e Terence Hill e rispolvera il titolo della pellicola d'esordio d'esordio della coppia: "Dio perdona, io no".
Affidandosi ai social, il sindaco ha ribaltato le accuse, riaprendo il fronte delle presunte interlocuzioni tra la famiglia dell'imprenditore e i vertici regionali: “I fatti di ieri dimostrano in maniera molto chiara che io non sono un truffatore e che il progetto Stadio-Clinica si può fare, dimostrano forse invece che loro hanno insusciato con altri”. Da qui la decisione di dare mandato ai legali: “I miei avvocati hanno avuto proprio ora la mia autorizzazione a cominciare una causa contro i Rizzo per 10 milioni di risarcimento danni per le loro interviste”.
Le celebrazioni del sindaco hanno provocato l'immediata levata di scudi del Partito Democratico, colpito dall'affermazione comparsa in un video in cui Stefano Bandecchi sosteneva che gli esponenti della sinistra fossero «da bruciare vivi». Il capogruppo dem Pierluigi Spinelli ha condannato duramente la condotta del primo cittadino, definendola “l'ennesimo episodio di un metodo politico evidente: individuare continuamente un nemico, alimentare una polemica, costruire uno scontro permanente”. Per il capogruppo si è oltrepassato il limite del confronto civile: “Evocare la violenza contro chi la pensa diversamente non appartiene alla dialettica democratica e non può essere liquidato come una provocazione riuscita male. Chiediamo quindi al Sindaco di chiedere scusa alla città”.
In difesa della valenza dell'opera è intervenuto il consigliere regionale della Lega Enrico Melasecche, ringraziato dallo stesso sindaco nei filmati post-autorizzazione. L'ex assessore regionale ha ricordato di aver sempre creduto nella bontà dell'operazione, parametrata su 70 milioni di investimenti e circa 200 posti di lavoro: “Ho sempre detto pubblicamente che non sostenevo questo progetto per far fare un affare a Bandecchi ma per farlo fare alla città che ha un enorme bisogno di fare passi avanti concreti”. Rivendicando la coerenza del proprio operato, Enrico Melasecche ha però indirizzato un monito alla squadra di Palazzo Spada: “Faccia le cose per bene perché sosterrò sempre i buoni progetti a prescindere da chi li porta avanti, si circondi di persone serie, preparate, motivate e non da chi guarda solo alla indennità che percepisce. Di questuanti Terni non ha bisogno”.

Di tenore opposto la posizione del Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle, secondo cui il via libera evidenzia solo il rientro dell'ente locale nella corretta prassi amministrativa dopo un anno di battaglie controproducenti. Per i pentastellati, la decisione del Comune di rinunciare all'impugnazione della sentenza del TAR – che aveva annullato la determina del luglio 2025 – fa crollare la tesi del boicottaggio regionale: “Il Comune rinuncia a contestare la sentenza del TAR e segue finalmente la procedura prevista dalla legge. Era quello che chiedevamo dall’inizio. Nel frattempo Terni ha pagato un prezzo enorme”.
I cinquestelle hanno inoltre ribadito la netta distinzione tra l'autorizzazione a costruire e la successiva convenzione: “Il via libera alla realizzazione della clinica non significa assegnare a Stadium gli 80 posti letto convenzionati con il Servizio sanitario regionale. La clinica privata faccia il suo percorso secondo le regole; noi lavoriamo perché Terni abbia finalmente il nuovo grande ospedale pubblico che merita”.