Un’azienda del territorio tuderte è finita sotto la gestione dell’autorità giudiziaria al termine di un’articolata attività investigativa condotta sul fronte del lavoro irregolare e della tutela dei dipendenti. L’intervento dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Perugia è scattato il 10 settembre e ha portato all’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti dell’amministratore unico di una società impegnata nella produzione di pane e altri prodotti da forno.
L’uomo dovrà presentarsi alla Polizia Giudiziaria secondo quanto stabilito dal Tribunale di Spoleto, che ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di presentazione. Il provvedimento arriva dopo un’indagine nella quale gli investigatori hanno raccolto elementi relativi alle condizioni in cui, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati impiegati alcuni lavoratori.
Il nucleo dell’inchiesta riguarda quattro dipendenti che, secondo quanto ricostruito dai militari, sarebbero stati utilizzati dall’azienda in condizioni considerate incompatibili con le tutele previste dalla normativa sul lavoro.
Tra loro ci sarebbero anche tre cittadini extracomunitari in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato. Proprio la loro condizione di particolare vulnerabilità avrebbe rappresentato, secondo la ricostruzione investigativa, un elemento del quale il datore di lavoro avrebbe approfittato.
Gli accertamenti avrebbero fatto emergere un rapporto di lavoro caratterizzato da una forte disparità tra le prestazioni richieste e le garanzie riconosciute ai dipendenti. I militari avrebbero raccolto elementi relativi anche a presunti comportamenti intimidatori, che avrebbero avuto l’effetto di mantenere i lavoratori in una posizione di soggezione.
Un altro capitolo riguarda il denaro. Gli stipendi non sarebbero stati versati con cadenza regolare e, in alcune occasioni, ai dipendenti sarebbero stati consegnati soltanto importi limitati in contanti. Le somme effettivamente corrisposte sarebbero risultate, secondo quanto contestato, sensibilmente al di sotto dei livelli fissati dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento.
Non si tratterebbe quindi soltanto di una questione legata alla puntualità dei pagamenti. L’attività investigativa avrebbe evidenziato una situazione nella quale le retribuzioni riconosciute ai lavoratori sarebbero state inferiori agli standard previsti per la categoria, inserendosi in un quadro più ampio di presunte irregolarità.
Le verifiche hanno inoltre acceso i riflettori sulla sicurezza. I dipendenti erano chiamati a svolgere attività che comportavano l’impiego di macchinari e strumenti per i quali è prevista una formazione specifica. Secondo quanto emerso durante gli accertamenti, tale formazione non sarebbe mai stata effettuata. Una circostanza ritenuta particolarmente rilevante dagli investigatori, considerando la natura delle mansioni svolte e i rischi collegati all’utilizzo delle attrezzature.
A completare il quadro sarebbero state ulteriori carenze sul piano della prevenzione. Nella struttura non sarebbe stata garantita la sorveglianza sanitaria obbligatoria prevista per le attività interessate e sarebbero mancati anche alcuni dispositivi indispensabili per affrontare situazioni di emergenza, tra cui le dotazioni per il primo intervento e quelle antincendio.
L’intervento del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro non si è limitato all’esecuzione della misura cautelare. Contestualmente all’operazione è stato infatti adottato anche un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti della società e dei beni utilizzati per l’attività, oltre alle quote societarie riconducibili all’imprenditore.
La scelta dell’autorità giudiziaria non ha però comportato la chiusura definitiva dell’impresa. Per permettere alla struttura di continuare a operare, la società è stata affidata a un amministratore giudiziario, incaricato di occuparsi della gestione dell’attività secondo le disposizioni stabilite dall’autorità competente.
La prosecuzione della produzione rappresenta dunque uno degli aspetti dell’intervento: l’obiettivo è evitare che il provvedimento giudiziario determini automaticamente la cessazione dell’attività economica, garantendo al tempo stesso una gestione sottoposta al controllo previsto dal procedimento.
Durante le verifiche è emerso inoltre un ulteriore elemento di irregolarità. I militari avrebbero individuato una lavoratrice impiegata senza alcuna regolarizzazione del rapporto di lavoro.
Il riscontro ha fatto scattare un ulteriore provvedimento: l’attività è stata sospesa e sono state contestate violazioni relative alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Per le irregolarità riscontrate sono state quantificate ammende per circa 6mila euro, mentre le sanzioni di natura amministrativa ammontano complessivamente a circa 5mila euro.
L’attività investigativa ha interessato in questo caso diversi livelli: dalle modalità di pagamento alle condizioni di impiego, dalla formazione obbligatoria alla sicurezza degli ambienti di lavoro. Il quadro raccolto dagli investigatori è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, chiamata a verificare le contestazioni e a stabilire eventuali responsabilità nel corso del procedimento.