La storia dei profughi e delle ferite lasciate dai conflitti, la memoria intellettuale di Umberto Eco e l’eredità teatrale di Dario Fo. Si è conclusa domenica 18 ottobre la tappa perugina di UmbriaLibri 2026, la manifestazione promossa dalla Regione Umbria e diretta da Nicola Lagioia, che ha chiuso il suo appuntamento nel capoluogo con una giornata dedicata alla letteratura, alla filosofia, alla poesia e al teatro, intrecciando le voci della narrativa contemporanea con la riflessione culturale e il ricordo di grandi protagonisti del Novecento.
A segnare la chiusura, la proclamazione del vincitore della nona edizione del Premio letterario nazionale opera prima Severino Cesari e, in serata, l'omaggio al Premio Nobel nel centenario della nascita, all'Auditorium San Francesco al Prato.
Il riconoscimento intitolato al curatore editoriale umbro è stato assegnato ad Alaa Faraj per Perché ero ragazzo, pubblicato da Sellerio. La proclamazione si è svolta nella Sala delle Colonne di Palazzo Graziani, alla presenza di Emanuela Turchetti, presidente dell'Associazione Severino Cesari, e della giuria presieduta da Simona Vinci. A contendersi il premio erano anche Sinnada di Maria Spissu Nilson, edito da Feltrinelli, e Latte di Marina Zucchelli, pubblicato da Rizzoli.
La scelta ha premiato un'opera che porta al centro della narrazione una delle questioni più drammatiche del presente: la condizione di chi è costretto a lasciare la propria terra per sottrarsi alla guerra e difendere il diritto alla vita. Un tema che supera i confini della vicenda individuale e richiama il ruolo della letteratura nel dare voce a esperienze spesso schiacciate dalla cronaca e dal dibattito pubblico.
Il vicepresidente della Regione Umbria con delega alla Cultura, Tommaso Bori, ha sottolineato il valore letterario e civile del libro, dichiarando: £L'assegnazione del primo premio a 'Perché ero ragazzo' di Alaa Faraj coniuga perfettamente l'altissimo valore letterario dell'opera con un messaggio civile e politico di straordinaria forza e attualità".
Commentando la storia raccontata da Faraj, Bori ha aggiunto: "la storia di Alaa porta al centro della scena le ferite più aperte e drammatiche del nostro presente: il dramma dei profughi, donne e uomini costretti a fuggire dall'inferno delle guerre abbandonando tutto pur di difendere il diritto stesso alla vita".
Il Premio Severino Cesari, giunto alla nona edizione, è dedicato alla memoria dell'editor umbro e intende valorizzare le opere prime e le voci emergenti della narrativa italiana.
La giuria di quest'anno, presieduta da Simona Vinci, era composta da Daria Bignardi, Carolina Cucinelli, Mattea Fo, Antonella Lattanzi, Laura Meloni, Daniele Mencarelli, Francesca Montesperelli e Giacomo Papi. La premiazione ha rappresentato uno dei momenti centrali dell'ultima giornata perugina, prima del passaggio verso il gran finale teatrale.
Il programma della domenica ha affiancato alla premiazione una serie di appuntamenti dedicati al pensiero e alle trasformazioni della società contemporanea.
Fra i momenti di rilievo, l'incontro “Nel labirinto di Umberto Eco, dieci anni dopo”, che ha riportato l'attenzione sull'eredità intellettuale dello scrittore e semiologo, scomparso nel 2016.
A discuterne sono stati Mario Andreose, Anna Maria Lorusso, Elena Kustioukovich, Giordano Meacci e Stefano Piccardi, in un confronto sul contributo di una figura che ha attraversato letteratura, semiotica, comunicazione e cultura popolare.
La giornata ha lasciato spazio anche alla filosofia, alla poesia e alla riflessione sui linguaggi contemporanei. Tra gli appuntamenti in programma, la lectio magistralis del critico Massimo Raffaeli dedicata a Sandro Penna e l'incontro con Donatella Di Cesare sul volume Il dominio e il dissenso. Breve manifesto per chi resiste. Due occasioni differenti per interrogare il rapporto tra individuo, società e pensiero critico, in un programma che ha alternato approfondimento saggistico, presentazioni editoriali e momenti di confronto con il pubblico.
La poesia è stata protagonista anche con Lezioni di nuoto di Vittorio Lingiardi e con Tra i fili d'erba, raccolta curata da Catia Rogari. In parallelo, il festival ha affrontato le domande legate allo sviluppo tecnologico con la presentazione di AI come ansIA, dedicata al rapporto con l'intelligenza artificiale. Temi diversi, accomunati dalla volontà di utilizzare il libro e l'incontro pubblico come strumenti per leggere i cambiamenti in corso.
Il programma ha inoltre riservato uno spazio alla figura di Dario Fo anche prima dell'appuntamento serale, con la presentazione del volume Dario Fo. Disegno prima di scrivere, curato da Guido Harari, Stefano Bertea e Mattea Fo.
Un'occasione per approfondire una dimensione meno conosciuta dell'artista, quella legata al disegno e al pensiero per immagini, che si affianca alla sua lunga esperienza teatrale.
Il momento conclusivo della tappa perugina è andato in scena alle 20.30 all'Auditorium San Francesco al Prato con “Dario Fo: Qui si fa teatro!”, serata dedicata ai cento anni dalla nascita dell'autore e ai dieci anni dalla sua scomparsa. L'iniziativa ha riunito interpreti, registi e artisti italiani e internazionali per ripercorrere la vitalità del teatro di Fo e Franca Rame, mettendo a confronto esperienze maturate in contesti culturali differenti.
A condurre l'incontro è stata l'autrice e giornalista Silvia Truzzi. Tra i partecipanti italiani figuravano Chiara Francini, Alessandro Federico, Lodo Guenzi e Giorgio Gallione, insieme ad artisti internazionali come Marta Chiner, Rafa Alarcón, Nicole Colchat, Marina De Juli, Daniel Raggett, Tony Gardner e Mario Pirovano. Al centro, alcuni dei testi più rappresentativi del repertorio di Fo e Rame, capaci di mantenere una presenza significativa anche fuori dall'Italia.
Per Coppia aperta, quasi spalancata! il confronto ha messo in dialogo l'esperienza italiana di Chiara Francini e Alessandro Federico con quella spagnola di Marta Chiner e Rafa Alarcón. Un'occasione per osservare come un testo nato in un preciso contesto sociale e culturale possa essere reinterpretato e acquisire nuovi significati attraverso sensibilità e tradizioni sceniche diverse.
A Morte accidentale di un anarchico, tra le opere di Fo e Rame maggiormente rappresentate all'estero, è stato dedicato il confronto tra Lodo Guenzi e Giorgio Gallione per l'Italia e il regista britannico Daniel Raggett con l'attore Tony Gardner. Il testo, che intreccia comicità, satira e critica del potere, ha offerto un ulteriore punto di partenza per riflettere sull'attualità del teatro di Fo e sulla sua capacità di affrontare questioni politiche e civili attraverso il linguaggio della scena.
Il dialogo internazionale ha coinvolto anche Tutta casa, letto e chiesa!, con Marina De Juli e Nicole Colchat, entrambe legate artisticamente alla compagnia Fo e Rame, chiamate a mettere a confronto le rispettive esperienze italiana e francese.
Il percorso si è poi concentrato su Mistero Buffo, l'opera che ha contribuito in modo decisivo alla notorietà internazionale di Dario Fo e al riconoscimento del suo lavoro, culminato con il Nobel per la Letteratura nel 1997. Marina De Juli e Mario Pirovano hanno ripercorso le esperienze di messa in scena in Italia e all'estero, richiamando la capacità del testo di superare barriere linguistiche e culturali attraverso la forza della narrazione e dell'interpretazione.
Fra testimonianze, performance, musica e materiali d'archivio, la serata ha restituito l'immagine di un autore che ha fatto del teatro uno spazio di libertà espressiva e di confronto con il potere, le contraddizioni sociali e la storia. Un'eredità che continua a vivere nelle interpretazioni degli artisti e nella possibilità di rileggere le sue opere alla luce del presente.
Con il premio a Faraj e l'omaggio a Fo si è chiuso il primo capitolo di UmbriaLibri 2026, che ora guarda a Terni, dove la manifestazione tornerà dal 20 al 22 novembre. Il festival proseguirà il suo percorso dedicato al libro, alla lettura e al pensiero critico, dopo una tappa perugina che ha intrecciato narrativa, memoria culturale e riflessioni sui temi più urgenti della contemporaneità.
La giornata conclusiva ha tenuto insieme due dimensioni centrali della manifestazione: da una parte la valorizzazione delle nuove voci della narrativa attraverso il Premio Severino Cesari, dall'altra la trasmissione di un patrimonio culturale che continua a interrogare il presente, come dimostra l'omaggio a Umberto Eco e il tributo teatrale a Dario Fo.
Due percorsi diversi, accomunati dalla fiducia nella cultura come strumento per leggere la realtà, custodire la memoria e aprire nuove domande.
Il passaggio a Terni rappresenta dunque il prossimo appuntamento di un festival che, attraverso libri, incontri e spettacoli, punta a costruire un dialogo tra autori, artisti e pubblico. Dopo la chiusura perugina nel segno della letteratura e del teatro, UmbriaLibri si prepara così a proseguire il proprio itinerario in Umbria, mantenendo al centro la parola scritta e la sua capacità di mettere in relazione storie individuali e questioni collettive.