Una storia forte, quella di Alaa Faraj. Originario della Libia, nel 2015, allora ventenne, studente di ingegneria e giovane promessa del calcio, salì su un barcone insieme a due amici per raggiungere l'Europa dove sperava di intraprendere la carriera da calciatore. L'imbarcazione, intercettata al largo della Sicilia, trasportava 362 persone, di cui 49 morte per soffocamento nella stiva. I giornali parlarano di "strage di Ferragosto". Faraj venne accusato di essere uno degli scafisti e condannato a trent'anni. Ad oggi ne ha scontati undici, durante i quali si è sempre dichiarato innocente, ricevendo nel 2025 la grazia parziale dal Presidente Mattarella. Scarcerato a maggio 2026, dopo l'accoglimento dell'istanza di revisione del processo, il suo caso è entrato nel dibattito pubblico. Il racconto di quel tragico viaggio è diventato un libro scritto durante la detenzione: 'Perché ero ragazzo', edito da Sellerio a cui la giuria della nona edizione del Premio Letterario Nazionale Opera Prima 'Severino Cesari' ha appena assegnato il primo posto quest'anno.
Promosso dall'associazione Severino Cesari guidata da Emanuela Turchetti e nato nel 2018, il Premio è intitolato alla memoria del giornalista, scrittore ed editor nativo di Città di Castello. Inserito nella cornice di UmbriaLibri, è dedicato alle opere di esordio.
Quest'anno insieme a Alaa Faraj, la terzina finalista era composta da Maria Spissu Nilson con 'Sinnada' uscito per Feltrinelli e da Marina Zucchelli con 'Latte' edito da Rizzoli.
Della giuria, presieduta da Simona Vinci, fanno parte Daria Bignardi, Carolina Cucinelli, Mattea Fo, Antonella Lattanzi, Laura Meloni, Daniele Mencarelli, Francesca Montesperelli e Giacomo Papi. L'assegnazione del Premio si è tenuta domenica 18 ottobre a Perugia, a Palazzo Graziani alla presenza, tra gli altri, del vicepresidente regionale con delega alla Cultura, Tommaso Bori.
"L’assegnazione del primo Premio a 'Perché ero ragazzo' di Alaa Faraj coniuga perfettamente l’altissimo valore letterario dell’opera con un messaggio civile e politico di straordinaria forza e attualità" ha affermato Bori a margine della cerimonia di premiazione.
"La storia di Alaa - ha rimarcato - porta al centro della scena le ferite più aperte e drammatiche del nostro presente: il dramma dei profughi, donne e uomini costretti a fuggire dall’inferno delle guerre abbandonando tutto pur di difendere il diritto stesso alla vita. Troppo spesso la narrazione pubblica cede alla tentazione dell’indifferenza o della colpevolizzazione; la vicenda di Alaa ci ricorda invece che la dignità della persona non si perde lungo le traversate o dietro un confino, ma è un valore inalienabile che esige protezione, ascolto e rispetto".
La riflessione si è poi ampliata su quelle che Bori ha definito "le contraddizioni del sistema carcerario" e "l’urgenza di riaffermare la funzione fondamentale della pena come luogo di riscatto, umanità e reale rieducazione".
"Come Regione Umbria - ha aggiunto Bori - rivendichiamo con orgoglio una scelta di campo precisa: l’Umbria è storicamente terra di pace, di accoglienza e di solidarietà".
La giuria assegnando il primo posto a questo libro, ha sottolineato il vicepresidente regionale, "ha compiuto una scelta coraggiosa: premiare un’opera prima come questa ci permette di portare al centro del dibattito nazionale questioni etiche e civili non più rinviabili. Crediamo fortemente in UmbriaLibri e nel Premio Severino Cesari. Vogliamo dare uno spazio sempre più ampio, autorevole e concreto a chi scrive, facendo di questa manifestazione una vera e propria rampa di lancio e un’opportunità di crescita per gli esordienti nel panorama editoriale italiano".
Bori ha poi ricordato la figura di Cesari che, tra le molte cose, è stato anche fondatore, insieme a Paolo Repetti, della celebre collana 'Stile Libero' di Einaudi. "Raccogliere e far crescere la sua eredità - ha concluso - significa continuare a scommettere sul talento, sul coraggio delle idee e sul potere trasformativo delle storie per costruire una società più giusta e consapevole".