08 Oct, 2026 - 13:50

Vendita rete gas a Terni: nuovo rinvio e nodo politico da sciogliere con Bandecchi

Vendita rete gas a Terni: nuovo rinvio e nodo politico da sciogliere con Bandecchi

Nessun via libera per ora alla vendita della rete del gas, un rinvio al 16 ottobre e un possibile chiarimento sull'opportunità politica dell'operazione all'orizzonte con il sindaco Stefano Bandecchi.

La Prima e la Terza commissione consiliare del Comune di Terni hanno ripreso l’esame della proposta di alienazione della rete del gas di proprietà di Terni Reti, ma l'esito è stato una nuova battuta d'arresto.

La partita, inserita nell'affidamento del servizio nell'ambito territoriale minimo (Atem) per un valore stimato di circa 24,3 milioni di euro, tocca un tema sensibile come una nuova privatizzazione e si carica delle scorie del recente scontro tra Palazzo Spada e Acea sui rincari della TARIC.
La multiutility capitolina è infatti azionista forte, insieme a Italgas, proprio di Umbria Distribuzione Gas, la società che gestisce l'infrastruttura cittadina ed è destinataria di parte degli equilibri dell'operazione.

Vendita rete gas Terni: i dubbi della maggioranza e l'istruttoria

La motivazione formale del rinvio è di stretta natura procedurale: esaminare nel dettaglio il papier di risposte ai quesiti sollevati dal presidente della Prima commissione, Andrea Sterlini, vice capogruppo del nuovo raggruppamento consiliare “Con Bandecchi per Terni”. Si tratta di una dozzina di domande sulla Proposta di Delibera numero 234, formalizzate per scandagliare la tenuta tecnica, patrimoniale e finanziaria dell’operazione prima di impegnare la maggioranza in un voto vincolante.

A fornire i chiarimenti sono stati la Direzione Governo del Territorio, con il dirigente del Patrimonio Federico Nannurelli, e l’amministratore unico di Terni Reti, Alessandro Campi, affiancati dal supporto ingegneristico di Energas Engineering. Presenti in commissione congiunta Prima e Terza (presidenti Sterlini e Batini), anche gli assessori Bordoni (Patrimonio) e Cardinali (Sviluppo economico). 

L'istruttoria ha messo a confronto l'ipotesi di cessione al Valore Industriale Residuo (VIR) con lo scenario di conservazione dell'infrastruttura, analizzando lo stato dei cespiti, la distinzione tra beni della municipalizzata e beni del gestore uscente, e gli impatti delle regole ARERA sugli ammortamenti.

La relazione di Campi: mutuo BPER, rischi di bilancio e vetustà

L’intervento di Alessandro Campi si è concentrato sulla sostenibilità dei conti della società in house. Come chiarito nella documentazione presentata ai consiglieri, “la rete gas è tecnicamente idonea e sicura, a conferma che la scelta di vendere risponde a motivazioni esclusivamente economico-patrimoniali”.

Il problema centrale risiede nel debito contratto nel 2007: mantenere la proprietà comporterebbe un disallineamento strutturale tra entrate e uscite. I canoni regolatori futuri riconosciuti da ARERA, pari a 7,36 milioni di euro dal 2028, coprirebbero appena il 40% delle rate del mutuo BPER (pari a 18,44 milioni complessivi), generando un disavanzo da 11,1 milioni e una grave crisi di liquidità a partire dal 2036.

Di fronte alla possibilità di rinegoziare l'esposizione creditizia, Campi ha illustrato in commissione i paletti posti dal sistema finanziario: “Se il Comune mantenesse la proprietà della rete, Terni Reti dovrebbe rimodulare il mutuo. La banca ha manifestato disponibilità a valutare l’operazione, ma chiederebbe garanzie e applicherebbe probabilmente un tasso più alto per l’allungamento dei tempi”.

Al contrario, l’alienazione al VIR di 24,3 milioni garantisce un valore lordo superiore di 9,8 milioni rispetto al mantenimento. Estinto il debito residuo di 14,55 milioni e saldate imposte per 3,89 milioni, a Terni Reti rimarrebbe una liquidità netta di 5,7 milioni di euro (con stime prudenziali di disponibilità tra 8 e 10 milioni), oltre a un vantaggio complessivo di 8,8 milioni.

Il quadro industriale: idrogeno, tariffe Arera e ruolo di Umbria Gas

Sul fronte strettamente impiantistico, la relazione ha messo in luce lo stato delle condotte cittadine.

“Oltre il 60% della rete ha più di cinquant'anni - hanno spiegato Campi e Nannurelli nella documentazione fornita ai consiglieri - la vetustà degli impianti rappresenta uno degli elementi primari da valutare prima di assumere una decisione definitiva”.

L'adeguamento ai vettori green presenta limiti non trascurabili: “La rete potrebbe trasportare una miscela di gas e idrogeno, ma servirebbero interventi importanti anche sugli impianti degli utenti finali”.

Sotto il profilo dei proventi e delle ricadute sull'utenza, Campi ha precisato la ripartizione dei fondi e il perimetro delle competenze comunali.

“In caso di vendita, gli introiti verrebbero ripartiti tra Terni Reti, proprietaria della rete, e Umbria Distribuzione Gas, attuale gestore del servizio”, mentre sul capitolo bollette ha ribadito: “Le tariffe non dipenderebbero direttamente dal Comune: un ruolo centrale spetta ad ARERA, anche attraverso i criteri della gara d’ambito e il punteggio assegnato alle offerte economicamente più favorevoli per gli utenti finali”.

Lo stallo politico nella maggioranza e il confronto con Bandecchi

Nonostante l'istruttoria tecnica evidenzi la convenienza della dismissione, il fronte consiliare - anche e soprattutto quello interno alla maggioranza - registra dubbi e riflessioni politiche sull'opportunità di condurre in porto la privatizzazione della rete.

I lavori delle commissioni - infatti - hanno richiesto un prolungato confronto interno della coalizione di maggioranza, tra i gruppi di Alternativa Popolare e Con Bandecchi per Terni. Un segnale evidente di come il dossier non sia ancora politicamente blindato, almeno finché tutti i dubbi sull'operazione non saranno digeriti.

Il rinvio in commissione era stato chiesto direttamente dal sindaco Stefano Bandecchi durante la seduta di Consiglio comunale del 21 settembre, per verificare l'effettiva assenza di opzioni alternative all'alienazione. In Consiglio comunale il primo cittadino aveva fissato l'impegno di votare l'atto entro il 20 ottobre 2026.

L'assemblea congiunta della Prima e Terza commissione del 16 ottobre diventa così il crocevia definitivo: i commissari di maggioranza dovranno decidere se allinearsi ai pareri e ai numeri dei tecnici o se portare al tavolo del sindaco Bandecchi le perplessità sulla privatizzazione della rete del gas, che darebbe ossigeno alle casse di Terni Reti ma andrebbe spiegata alla città dopo i tanti problemi nel rapporto con Acea su Asm.

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