Le piazze come luoghi dell’architettura, ma soprattutto come spazi della memoria, delle relazioni e delle storie vissute.
È questa l’idea che anima “Agorà. Ombre e storia nelle piazze di Gubbio”, il nuovo volume curato da Vincenzo Ambrogi e Italo Marinelli, che sarà presentato a Gubbio in due distinti appuntamenti alla fine di settembre.
La prima presentazione è in programma venerdì 25 settembre alle 10.40 nella Sala Refettorio, nell’ambito del Festival del Medioevo. Il giorno successivo, sabato 26 settembre alle 21, il libro tornerà protagonista nella Sala del Voltone di Palazzo Ducale, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.
Due occasioni differenti anche nella formula: il primo incontro avrà una durata contenuta, circa quaranta minuti, mentre la serata di Palazzo Ducale consentirà uno spazio più ampio agli interventi e al confronto con gli autori.

Il progetto editoriale parte da un’immagine potentissima e insieme rischiosa: quella di Gubbio come città medievale per eccellenza, severa, impervia, dominata dalla pietra.
Il testo di presentazione del volume ricorda come la città abbia affascinato artisti e viaggiatori fin dall’epoca del Grand Tour, ma osserva anche che non sempre chi l’ha descritta è riuscito a penetrarne davvero l’anima. L’obiettivo dichiarato del libro è dunque andare oltre la superficie monumentale per «rivelare la fine trama di sentimenti e di valori» che continua a sostenere la città.
È proprio questo il punto di partenza di Agorà: utilizzare le piazze non come semplici scenografie urbane, ma come luoghi nei quali si sovrappongono secoli di storia, memoria personale e vita quotidiana.

La struttura del volume è corale. Ogni autore partecipa con un racconto dedicato a una piazza di Gubbio, costruendo progressivamente una sorta di mappa narrativa della città.
Il progetto mette infatti insieme due piani: da una parte lo studio degli spazi urbani e della loro evoluzione architettonica; dall’altra le esperienze di chi quei luoghi li ha conosciuti, frequentati, immaginati o amati. Il testo editoriale parla esplicitamente dell’incontro tra chi ha studiato l’ambiente cittadino nei suoi dettagli e chi, invece, quel mondo «lo ha ascoltato, lo ha vissuto, lo ha amato, lo ha sognato».
Ne nasce quindi un libro che non vuole essere una guida tradizionale, né soltanto una raccolta di saggi storici, ma un percorso nel quale la topografia della città incontra la memoria individuale.
L’elenco degli autori restituisce immediatamente la dimensione collettiva dell’iniziativa.
Tra i nomi presenti figurano Dante Ambrogi, Giovanni Ambrogi, Vincenzo Ambrogi, Mauro Balani, Luca Baldelli, Andrea Cacciavillani, Fabrizio Cece, Giovanni Dozzini, Mario Farneti, Federico Fioravanti, Cristina Galassi, Elvio Lunghi, Giacomo Marinelli Andreoli, Paola Mercurelli Salari e numerosi altri protagonisti della cultura cittadina.
Una pluralità di sguardi che rappresenta forse l’elemento più interessante dell’intero progetto: la stessa Gubbio osservata da sensibilità, esperienze e percorsi differenti.
Il volume appartiene alla collana “Agorà, ombre e storie nelle piazze”, progetto già sperimentato in altre città e qui declinato sul patrimonio urbano e umano eugubino.

La cura dell’opera è affidata a Vincenzo Ambrogi e Italo Marinelli.
Ambrogi, medico e docente universitario, ha dedicato diverse pubblicazioni anche alla storia e alle tradizioni di Gubbio, affrontando temi che vanno dalla Festa dei Ceri alle campane cittadine e allo studiolo di Guidubaldo da Montefeltro. Marinelli, medico e giornalista, ha invece già collaborato alla collana Agorà occupandosi in passato di Piazza della Repubblica a Perugia.
La loro curatela unisce quindi attenzione documentaria e dimensione narrativa, in coerenza con lo spirito generale dell’opera.
Le giornate del 25 e 26 settembre offriranno il primo vero momento pubblico per entrare nel merito del libro.
La presentazione al Festival del Medioevo avrà necessariamente tempi più serrati, mentre quella di Palazzo Ducale consentirà un confronto più articolato e uno spazio maggiore per gli interventi.
Sarà soprattutto in queste occasioni che emergeranno con maggiore chiarezza i contenuti dei singoli racconti e il modo in cui ciascun autore ha scelto di interpretare la piazza affidatagli.
Per ora, però, l’idea di fondo appare già nitida: raccontare Gubbio non soltanto attraverso ciò che si vede, ma attraverso ciò che nelle sue piazze è accaduto, è stato vissuto e continua a essere ricordato.
Una città, insomma, da leggere non soltanto nelle pietre, ma nelle storie.