Sembra una storia arrivata da un altro tempo, quando uomini e rapaci condividevano cieli, boschi e silenzi e il ritorno di un’aquila al pugno del suo falconiere poteva avere il sapore di una piccola epopea.
Invece accade nel settembre del 2026, tra il Monte Nerone, le colline marchigiane e l’Appennino umbro. Protagonista è Bonbon, una femmina di aquila di mare codabianca di sei anni, e accanto a lei c’è Gianluigi Mandolesi, aquiliere professionista di Porto Potenza Picena.
La vicenda, raccontata da Il Resto del Carlino, comincia durante le prove del raduno annuale “In volo con le aquile”, organizzato sul Monte Nerone dal circolo di falconeria di Apecchio.

È venerdì sera. Bonbon viene liberata per una delle prove previste in vista del raduno.
All’inizio nulla lascia presagire ciò che sta per accadere. Poi l’aquila prende quota, si allontana e non torna.
Per chi pratica la falconeria, il legame tra uomo e rapace è fatto di addestramento, conoscenza reciproca, segnali e rituali antichi. Ma quella sera il filo si spezza.
Mandolesi segue inizialmente gli strumenti di localizzazione: Gps e radiotrasmittente permettono di individuare Bonbon in alcune zone dell’entroterra pesarese. Poi arriva il primo colpo di scena.
Il Gps si scarica.
Poco dopo viene ritrovata anche la trasmittente, finita in un campo. È possibile che l’aquila sia riuscita a liberarsene con il becco.
Da quel momento Bonbon scompare davvero.
Niente segnale. Nessuna posizione. Soltanto un cielo enorme da controllare e una domanda: dove può essere arrivata?
Comincia così una ricerca che ha qualcosa delle antiche battute di falconeria, ma con telefoni cellulari, social network e segnalazioni al posto di cavalieri e battitori.
Mandolesi lancia appelli, chiede a chiunque si trovi tra l’entroterra marchigiano e le zone limitrofe di guardare il cielo, osservare gli alberi, fare attenzione a un rapace di dimensioni fuori dal comune.
Ogni avvistamento potrebbe essere quello giusto.
Con il trascorrere delle ore, però, cresce il timore che sia accaduto qualcosa.
Senza strumenti di localizzazione, anche un’aquila imponente può trasformarsi in un punto invisibile tra centinaia di chilometri quadrati di montagne, gole e foreste.
Mandolesi arriverà poi a raccontare che, a un certo punto, aveva ormai temuto il peggio: «Per me era morta sul monte».
E invece Bonbon stava scrivendo un’altra storia.

Il rapace non era rimasto nelle Marche.
Aveva attraversato l’Appennino ed era arrivato in Umbria, fino al territorio di Costacciaro, ai piedi del Monte Cucco e non lontano da Gubbio.
Martedì sera, intorno alle 20, arriva finalmente la segnalazione decisiva.
Un giovane del posto nota una grande aquila, controlla dove si è fermata e avverte chi la sta cercando.
È Bonbon.
La scena successiva sembra fatta apposta per chiudere un racconto d’avventura.
L’aquila appare sul ciglio della strada, immobile, regale, quasi in attesa. Accanto a lei si ferma anche un uomo del paese, deciso a non lasciarla sola fino all’arrivo del proprietario.
Una fotografia diffusa sui social diventa rapidamente l’immagine simbolo della vicenda.
Secondo il racconto rilanciato da Il Resto del Carlino, chi ha partecipato alle ricerche ha interpretato quella posa quasi come una scelta: Bonbon non sarebbe rimasta nascosta nel bosco, ma avrebbe cercato la vicinanza dell’uomo.
Quando Mandolesi arriva a Costacciaro, la tensione accumulata durante i giorni di ricerca cede di colpo.
Nel video dell’incontro, l’aquiliere prende nuovamente Bonbon con sé e non riesce a trattenere le lacrime.
Qualcuno prova a scherzare ricordandogli che dovrebbe essere felice. Lui lo è, naturalmente, ma la gioia arriva insieme allo sfogo di chi aveva ormai immaginato di aver perso definitivamente il proprio animale.
Poi cerca la persona che ha trovato Bonbon.
Quando gliela indicano, arriva l’abbraccio.
«Grazie, grazie», riesce a dire, mentre continua a tenere l’aquila sul braccio.
Bonbon torna così al suo falconiere dopo un viaggio impossibile da ricostruire fino in fondo.
Resta il mistero della rotta seguita, delle montagne attraversate, dei luoghi nei quali si è fermata e delle ore trascorse senza alcun contatto con chi la cercava.
Ed è forse proprio questo a rendere affascinante la storia.
Per qualche giorno, tra Monte Nerone e Monte Cucco, uomini e tecnologia sono rimasti dietro a un’aquila che aveva scelto il proprio cielo.
Poi, quasi come nelle cronache di secoli lontani, falconiere e rapace si sono ritrovati.
Questa volta non in una corte medievale, ma sul ciglio di una strada umbra.