È stato un luglio caratterizzato da temperature decisamente superiori alla media, da una prolungata esposizione al caldo intenso e da numerosi giorni di bollino rosso. Eppure, almeno sul fronte della mortalità, Perugia non ha registrato quell’impatto che le condizioni meteorologiche avrebbero potuto far temere. Il dato emerge dal Rapporto mensile sul sistema di monitoraggio e allerta per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore, elaborato per il ministero della Salute dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
Come riportato da Daniele Bovi su Umbria 24, il quadro che emerge per il capoluogo umbro è, per certi versi, significativo: il caldo è stato anomalo e persistente, ma non si è tradotto in un eccesso di mortalità tra gli over 65. Un risultato che non cancella i rischi associati alle alte temperature, soprattutto per le persone più fragili, ma restituisce una fotografia epidemiologica nella quale gli indicatori di mortalità sono rimasti sostanzialmente all’interno dei valori attesi.
I numeri del rapporto restituiscono innanzitutto la misura dell’anomalia meteorologica che ha interessato Perugia durante il mese di luglio. Nel capoluogo umbro la temperatura media è risultata superiore di circa 1,5 gradi rispetto al riferimento storico costituito dalla media del periodo 1996-2025. Ancora più marcato lo scostamento registrato per le temperature massime, risultate oltre 3 gradi superiori alla media. Un dato che diventa ancora più significativo se si considera la temperatura apparente massima, indicatore che tiene conto delle condizioni complessive di stress termico percepito dall’organismo: in questo caso l’anomalia è stata compresa tra 3,5 e 4 gradi rispetto al periodo di riferimento.
Anche le condizioni delle prime ore della giornata hanno evidenziato uno scenario particolarmente caldo. Le temperature rilevate alle 8 del mattino sono state superiori di oltre 2,5 gradi, mentre il punto di rugiada, indicatore utilizzato per descrivere la quantità di umidità presente nell’aria, è cresciuto di circa 2 gradi.
Non si è trattato, dunque, soltanto di giornate caratterizzate da picchi di temperatura. Il rapporto descrive un contesto nel quale il caldo ha inciso anche sulle condizioni notturne e sull’umidità, contribuendo a rendere più persistente lo stress termico.
L’andamento delle temperature si è riflesso direttamente nel sistema di allerta. A Perugia il livello massimo di rischio è stato raggiunto nella parte centrale del mese, tra l’8 e il 21 luglio, con una breve interruzione nelle giornate del 10 e dell’11.
Una nuova fase di bollino rosso si è poi registrata tra il 28 e il 31 luglio. Un susseguirsi di periodi di forte calore che ha contribuito a delineare un’estate nella quale le ondate di calore sono apparse meno come episodi isolati e più come una condizione prolungata.
È proprio la continuità dell’esposizione a rappresentare uno degli elementi più delicati quando si analizzano gli effetti del caldo sulla salute. Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente il raggiungimento di temperature particolarmente elevate, ma anche la durata delle condizioni di stress termico e la capacità dell’organismo, soprattutto nelle persone anziane o affette da patologie croniche, di recuperare durante le ore più fresche.
Nonostante questo quadro meteorologico, i dati sulla mortalità non mostrano a Perugia un incremento significativo tra la popolazione anziana. Nel corso dell’intero mese di luglio sono stati registrati 139 decessi complessivi, dei quali 125 tra le persone con almeno 65 anni. Il dato relativo agli over 65 risulta sostanzialmente in linea con la media del periodo 2016-2025, con una differenza di appena un decesso rispetto al valore atteso.
Ancora più interessante è l’analisi della fase di maggiore intensità dell’ondata di calore, compresa tra l’8 e il 21 luglio. In quei giorni sono stati osservati 50 decessi tra gli over 65, mentre il numero atteso sulla base dei dati storici era di 60. La differenza è quindi di 10 decessi in meno, pari a una riduzione del 17 per cento rispetto all’atteso.
Anche l’andamento giornaliero della mortalità non evidenzia, inoltre, picchi anomali coincidenti con le giornate caratterizzate dalle condizioni di maggiore stress termico.
È un dato che merita di essere letto con prudenza: non significa che il caldo non rappresenti un fattore di rischio per la salute, né che le alte temperature non abbiano prodotto conseguenze cliniche individuali. Indica piuttosto che, sul piano statistico e per il periodo considerato, non si osserva a Perugia un eccesso di mortalità attribuibile alle ondate di calore tra gli over 65.
Il quadro perugino acquista ulteriore interesse se inserito nel contesto nazionale. Il mese di luglio è stato caratterizzato da temperature superiori alla media in tutte le 27 città monitorate attraverso i sistemi di sorveglianza sulle ondate di calore.
La temperatura apparente massima ha registrato anomalie comprese tra 1,7 e 4,5 gradi, mentre per la temperatura massima gli scostamenti sono stati compresi tra 1,3 e 4 gradi.
Il rapporto individua inoltre due principali fasi di caldo intenso: una collocata nella parte centrale del mese e una seconda alla fine di luglio. Quest’ultima, in numerose città, è proseguita anche nei primi giorni di agosto. La particolarità dell’estate 2026, quindi, non riguarda soltanto Perugia. L’intero sistema di monitoraggio nazionale ha registrato condizioni termiche significativamente più elevate rispetto ai valori di riferimento.
Sul fronte della mortalità, tuttavia, la situazione presenta differenze importanti a seconda dell’età. A livello nazionale il quadro complessivo è rimasto vicino ai valori attesi, ma l’analisi per fasce anagrafiche mostra un elemento di particolare rilievo: l’unico gruppo nel quale è stato osservato un eccesso significativo di mortalità è quello degli ultra 85enni, con un incremento medio dell’8 per cento. L’aumento è risultato pari al 9 per cento al Nord e al 7 per cento nel Centro-Sud.
Per le fasce comprese tra 65 e 74 anni e tra 75 e 84 anni, invece, la mortalità è risultata inferiore rispetto all’atteso in entrambe le aree geografiche considerate.
È un elemento importante anche per leggere correttamente il dato di Perugia. L’assenza di un eccesso significativo tra gli over 65 non deve essere interpretata come un’indicazione indistinta per tutta la popolazione anziana: il rischio associato al caldo tende infatti a crescere con l’età e con la presenza di condizioni di fragilità.
Le differenze territoriali diventano ancora più evidenti osservando le città nelle quali il caldo ha coinciso con aumenti più marcati della mortalità.
Il dato più rilevante riguarda Palermo, dove nel mese di luglio l’eccesso di mortalità rispetto all’atteso ha raggiunto l’85 per cento, con una differenza statisticamente significativa.
Durante la fase di maggiore caldo sono stati inoltre registrati incrementi consistenti a Reggio Calabria, con il 78 per cento di decessi in più rispetto all’atteso, a Cagliari, con il 47 per cento, e a Messina, con il 44 per cento. Un aumento del 59 per cento è stato rilevato anche a Latina, sebbene in questo caso la significatività statistica sia risultata al limite.
Numeri che restituiscono una realtà molto diversa rispetto a quella osservata a Perugia e che confermano come l’impatto sanitario delle ondate di calore possa variare sensibilmente in relazione alle caratteristiche climatiche, demografiche e sanitarie dei diversi territori.
Il rapporto mostra però anche il fenomeno opposto. Non tutte le città monitorate hanno registrato incrementi della mortalità durante i periodi di maggiore caldo.
A Milano, per esempio, nella fase compresa tra il 14 e il 19 luglio, i decessi sono diminuiti del 19 per cento rispetto all’atteso, con una differenza statisticamente significativa. Riduzioni della mortalità mensile sono state inoltre osservate a Novara, con il 31 per cento in meno, ad Ancona, con il 30 per cento in meno, e a Salerno, con una diminuzione del 21 per cento.
Anche questo elemento suggerisce quanto sia necessario evitare letture automatiche del rapporto tra temperatura e mortalità. L’aumento del rischio durante le ondate di calore è un fenomeno documentato, ma l’effetto concreto può cambiare considerevolmente da una città all’altra e da una fase climatica all’altra.
Un ulteriore indicatore preso in considerazione dal rapporto riguarda gli accessi ai pronto soccorso delle strutture ospedaliere sentinella.
In questo caso Perugia non rientra tra le strutture monitorate, un elemento che impedisce di estendere al capoluogo umbro le conclusioni relative agli accessi in emergenza.
Nel complesso, tuttavia, il monitoraggio nazionale non ha evidenziato variazioni critiche direttamente associate alle ondate di calore. Gli accessi hanno mantenuto il consueto andamento settimanale, generalmente più elevato il lunedì e più basso durante il fine settimana.
Incrementi contenuti in corrispondenza delle fasi di maggiore caldo sono stati osservati soltanto a Venezia, Roma, Reggio Calabria e Palermo.
Il dato che arriva da Perugia assume quindi un significato preciso. La città ha attraversato un mese caratterizzato da condizioni termiche eccezionali, con temperature medie e massime sensibilmente superiori alla norma, elevati livelli di temperatura apparente e una lunga successione di giornate con il massimo livello di allerta.
Eppure, almeno osservando la mortalità della popolazione con 65 anni e oltre, non emerge un eccesso rispetto ai valori attesi. I 125 decessi registrati tra gli over 65 nel mese di luglio sono sostanzialmente sovrapponibili al dato storico di riferimento. E nella fase più intensa del caldo, anziché i 60 decessi attesi, ne sono stati osservati 50.
Un dato che racconta una delle peculiarità di questa estate perugina: il termometro ha segnato valori eccezionali, ma la curva della mortalità non ha seguito la stessa traiettoria.
Il rapporto, tuttavia, non autorizza a considerare superato il problema del caldo estremo. Al contrario, la presenza di temperature così lontane dalle medie storiche conferma quanto le ondate di calore rappresentino un tema sempre più rilevante per la salute pubblica.
La mortalità costituisce soltanto uno degli indicatori attraverso i quali valutare gli effetti delle temperature elevate. Esistono infatti conseguenze cliniche che non necessariamente si traducono in un aumento immediato dei decessi e che possono riguardare soprattutto anziani, persone con patologie croniche, soggetti fragili e chi è esposto professionalmente alle alte temperature.
Il dato perugino, dunque, va letto per quello che è: una fotografia epidemiologica favorevole all’interno di un mese meteorologicamente eccezionale.
Perugia ha attraversato settimane di caldo intenso senza registrare, tra gli over 65, l’aumento di mortalità atteso in condizioni di tale esposizione. È una notizia positiva, ma non una ragione per sottovalutare il rischio. Perché se il luglio 2026 ha dimostrato qualcosa, è soprattutto questo: le temperature possono superare con estrema facilità i riferimenti del passato e trasformare il caldo da episodio occasionale a condizione prolungata.
E, davanti a questa trasformazione, il monitoraggio epidemiologico diventa uno strumento essenziale non soltanto per fotografare ciò che è accaduto, ma anche per preparare le città e il sistema sanitario alle estati che verranno.