22 Sep, 2026 - 08:50

Castiglione del Lago, ordigno bellico riemerge dal fondale del Trasimeno: risale alla Seconda guerra mondiale

Castiglione del Lago, ordigno bellico riemerge dal fondale del Trasimeno: risale alla Seconda guerra mondiale

La grande secca del Lago Trasimeno riporta in superficie anche una pagina della storia di Castiglione del Lago. Nell'area tornata scoperta per il progressivo arretramento delle acque è stato infatti individuato un ordigno bellico inesploso risalente alla Seconda guerra mondiale.

Il ritrovamento è avvenuto a circa una ventina di metri da quella che un tempo era la linea di riva, a poche decine di metri in linea d'aria dalla Caserma della Guardia di finanza. La presenza del residuato ha fatto scattare immediatamente le procedure di sicurezza: la zona è stata transennata e sono stati posizionati cartelli per segnalare il pericolo e impedire l'avvicinamento. La scritta riportata sulla cartellonistica non lascia spazio a interpretazioni: "Pericolo non avvicinarsi". 

L'ordigno, rimasto nascosto per decenni, è diventato visibile proprio a causa della particolare situazione del Trasimeno nel 2026. Il progressivo abbassamento del livello del lago sta infatti restituendo porzioni di territorio normalmente sommerse e, con esse, materiali rimasti per lungo tempo fuori dalla vista.

L'ordigno riemerso con l'abbassamento delle acque

Il residuato bellico è stato individuato nell'area che fino a pochi anni fa, in condizioni ordinarie del bacino, sarebbe stata coperta dall'acqua. La distanza di circa 20 metri dall'antica linea di riva restituisce immediatamente la misura del cambiamento determinato dalla secca.

Il ritrovamento ha richiesto l'immediata delimitazione della zona. La possibilità di raggiungere aree normalmente appartenenti al fondale del lago rende infatti necessario prestare particolare attenzione a eventuali materiali emersi e, soprattutto, a residuati bellici che possono conservare una potenziale pericolosità anche a distanza di decenni. Per questo l'area è stata messa in sicurezza in attesa dell'intervento degli specialisti incaricati della neutralizzazione dell'ordigno.

Non è ancora certa la tipologia della bomba

Sulla natura precisa del residuato sono in corso gli accertamenti. Secondo le prime ipotesi riportate, l'ordigno non sarebbe un tradizionale proiettile da mortaio né un munizionamento riconducibile a un mezzo cingolato.

L'ipotesi è invece quella di una bomba sganciata da un aereo militare dell'epoca, presumibilmente durante le operazioni belliche che interessarono il territorio nel corso della Seconda guerra mondiale.

Si tratta, tuttavia, di una prima ricostruzione che dovrà essere verificata dagli specialisti. Saranno infatti le caratteristiche tecniche del residuato e gli accertamenti effettuati sul posto a consentire di stabilirne con maggiore precisione natura, provenienza e modalità di neutralizzazione.

Area delimitata e cartelli di pericolo

La prima esigenza dopo la scoperta è stata quella di impedire che l'ordigno potesse essere avvicinato o, soprattutto, toccato o spostato. Per questo la zona è stata immediatamente transennata e resa riconoscibile attraverso la presenza di appositi cartelli.

L'indicazione "Pericolo non avvicinarsi" segnala la necessità di mantenere le distanze dal residuato fino alla conclusione delle operazioni.

Una misura particolarmente importante in considerazione del fatto che la secca ha modificato l'accessibilità di una parte del territorio normalmente occupata dalle acque. Il nuovo paesaggio del lago può infatti attirare curiosi e frequentatori, rendendo necessario impedire l'accesso all'area interessata dalla presenza dell'ordigno. La messa in sicurezza resterà quindi il passaggio prioritario fino all'arrivo degli specialisti.

Ora dovrà intervenire l'Esercito

La fase successiva sarà affidata agli esperti dell'Esercito, chiamati a esaminare il residuato e a procedere alla sua definitiva neutralizzazione.

In base alle caratteristiche dell'ordigno e alle condizioni dell'area, gli specialisti dovranno individuare la procedura più adeguata. Tra le possibilità rientra anche il brillamento dell'arma, oppure l'utilizzo di altre tecniche finalizzate a renderla definitivamente innocua.

Non è quindi ancora possibile stabilire tempi e modalità dell'intervento conclusivo. La priorità resta quella di mantenere l'area interdetta e garantire che nessuno possa avvicinarsi al residuato prima delle operazioni specialistiche.

La secca come archivio della storia del territorio

Il ritrovamento aggiunge un elemento particolare alla situazione determinata dalla grande secca del 2026. L'abbassamento del livello del Trasimeno sta infatti modificando in maniera evidente il paesaggio delle sue rive, facendo emergere aree che normalmente restano sommerse.

La comparsa dell'ordigno dimostra anche come questi cambiamenti possano riportare alla luce testimonianze appartenenti a epoche lontane. In questo caso, la trasformazione del paesaggio ha fatto emergere un oggetto legato direttamente agli anni più drammatici della storia contemporanea. Il lago diventa così, almeno temporaneamente, anche una sorta di archivio materiale del territorio: sotto il fondale possono infatti essere rimasti per decenni oggetti e tracce delle attività umane che hanno interessato le sue rive.

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