12 Sep, 2026 - 12:45

Chirurgia robotica, 268 interventi al Santa Maria di Terni nei primi sei mesi: attività in crescita e top 10 nel benchmarking nazionale

Chirurgia robotica, 268 interventi al Santa Maria di Terni nei primi sei mesi: attività in crescita e top 10 nel benchmarking nazionale

Sono 268 gli interventi di chirurgia robotica eseguiti nei primi sei mesi del 2026 all’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, 92 in più rispetto alle 176 procedure realizzate nello stesso periodo del 2025. Un incremento che fotografa la progressiva espansione del programma robotico dell’ospedale ternano e che si accompagna a una crescita dell’attività nelle principali specialità coinvolte, a un utilizzo sempre più intenso della piattaforma e a un’organizzazione strutturata dell’attività chirurgica.

Il dato assume particolare rilievo anche nel confronto con gli altri centri italiani che utilizzano la tecnologia da Vinci. Sulla base del benchmarking relativo alle strutture ospedaliere dotate di una singola piattaforma, il Santa Maria di Terni si colloca infatti tra i primi dieci centri per performance.

Un dato che va letto, tuttavia, all’interno del corretto perimetro di confronto: non si tratta di una graduatoria generale di tutti gli ospedali italiani che effettuano chirurgia robotica, ma di un'analisi riferita esclusivamente ai centri che utilizzano la medesima tecnologia e dispongono di una singola piattaforma. Il report considera complessivamente oltre 190 centri da Vinci in Italia, dei quali più di 140 dotati di una singola piattaforma.

La crescita delle specialità: 114 procedure in Urologia

A determinare l’aumento complessivo dei volumi è soprattutto il consolidamento dell’attività nelle tre principali aree specialistiche del programma. Nel primo semestre 2026 sono state effettuate 114 procedure di Urologia, 104 di Chirurgia Generale e 50 di Ginecologia, cui si aggiungono interventi realizzati in ulteriori ambiti specialistici.

Il confronto con i primi sei mesi del 2025 evidenzia una crescita in tutte e tre le discipline. In Urologia le procedure sono passate da 86 a 114, mentre in Chirurgia Generale sono aumentate da 49 a 104. In Ginecologia, infine, si è passati da 41 a 50 interventi.

È soprattutto il dato della Chirurgia Generale a evidenziare l’ampliamento dell’attività: in un anno, le procedure robotiche realizzate nell’ambito della specialità sono più che raddoppiate.

La piattaforma viene utilizzata oggi per una casistica articolata, comprendente anche procedure di particolare complessità. Tra gli interventi di Chirurgia Generale rientrano resezioni del colon e del retto, chirurgia dell’ernia iatale, gastrectomie e chirurgia epatica e pancreatica. A queste attività si affiancano quelle dell’Urologia e della Ginecologia, che rappresentano ormai componenti consolidate del programma.

Il quadro che emerge è quindi quello di una chirurgia robotica non più concentrata su un’unica disciplina, ma progressivamente inserita in un modello multidisciplinare, nel quale la stessa piattaforma viene condivisa tra differenti percorsi clinici.

122 procedure nel primo trimestre, 146 nel secondo

La crescita dei volumi è evidente anche osservando l’andamento dell’attività nel corso del semestre. Nel primo trimestre 2026 sono state eseguite 122 procedure robotiche, mentre nel secondo trimestre il numero è salito a 146. Nello stesso periodo del 2025 gli interventi erano stati rispettivamente 86 e 90.

Il dato trimestrale consente di leggere con maggiore chiarezza la progressione del programma: non soltanto un aumento complessivo delle procedure rispetto all’anno precedente, ma una crescita che si consolida anche nel passaggio dal primo al secondo trimestre del 2026.

A questa maggiore attività corrisponde un utilizzo particolarmente intenso della piattaforma. Nel primo trimestre il tasso di utilizzo nei giorni feriali ha raggiunto il 94%, mentre nel secondo trimestre è arrivato al 98%. Anche in questo caso il confronto con il 2025 evidenzia un miglioramento: 2 punti percentuali in più nel primo trimestre e 12 punti nel secondo.

Una crescita programmata, non soltanto più interventi

Dietro i numeri c’è un modello organizzativo che punta a governare l’espansione della chirurgia robotica attraverso una pianificazione preventiva dell’attività e un monitoraggio costante delle performance. La Direzione Aziendale ha infatti impostato la programmazione dei volumi e dei relativi costi su base annuale, verificando nel corso dell’anno la corrispondenza tra quanto previsto e quanto effettivamente realizzato. Nei primi sei mesi del 2026, attività e costi risultano coerenti con le previsioni definite in sede di programmazione.

Il monitoraggio riguarda non soltanto il numero delle procedure. Vengono presi in considerazione anche gli indicatori relativi all’efficienza del blocco operatorio, tra cui saturazione della piattaforma, orari di avvio e conclusione delle sedute, turnover tra gli interventi, numero di procedure per giornata e utilizzo dei dispositivi robotici.

Un capitolo specifico riguarda inoltre il controllo dei consumi e la gestione delle scorte dei dispositivi dedicati, con l’obiettivo di ottimizzare le risorse impiegate.

È un aspetto meno immediatamente visibile rispetto al numero degli interventi, ma centrale per una tecnologia che richiede un’organizzazione capace di tenere insieme dimensione clinica, gestione delle sale operatorie e sostenibilità economica. La crescita della chirurgia robotica viene quindi accompagnata da un sistema di programmazione e controllo che punta a evitare che l’aumento dei volumi si traduca semplicemente in un maggiore impiego della tecnologia. L’obiettivo è, piuttosto, far coincidere appropriatezza, efficienza e capacità organizzativa.

La formazione al centro del programma

Oltre alla sala operatoria c’è poi un altro elemento considerato strategico dall’Azienda: la formazione. Il Santa Maria di Terni dispone del simulatore SimNow e della doppia console, strumenti che permettono di strutturare percorsi progressivi di training per i professionisti impegnati nella chirurgia robotica.

Il simulatore consente di esercitarsi sulla stessa console chirurgica utilizzata durante gli interventi, attraverso esercizi di difficoltà crescente e moduli dedicati anche a specifiche procedure. Il percorso può essere accompagnato da metriche oggettive delle performance, utili a valutare la progressione delle competenze e a individuare le successive fasi dell’addestramento.

La doppia console consente invece l’affiancamento progressivo del chirurgo durante l’attività in sala operatoria. Simulazione e pratica chirurgica vengono così inserite all’interno di un percorso unitario di acquisizione e consolidamento delle competenze.

È anche attraverso questo binomio tra tecnologia e formazione che l’Azienda punta a sostenere l’incremento dell’attività. L’aumento dei volumi, infatti, richiede parallelamente una crescita delle competenze necessarie a utilizzare la piattaforma e a gestire una casistica sempre più ampia.

Verso la tiroidectomia robotica

Il programma è inoltre destinato ad ampliare ulteriormente i propri ambiti di applicazione. È in corso il percorso formativo finalizzato all’introduzione della chirurgia robotica negli interventi di tiroidectomia, che rappresenta un ulteriore passaggio nello sviluppo della piattaforma.

L’estensione a nuovi ambiti specialistici si inserisce nella stessa traiettoria che ha caratterizzato la crescita degli ultimi mesi: aumentare l’attività, consolidare le competenze e ampliare progressivamente la casistica, mantenendo al tempo stesso un’organizzazione capace di sostenere l’utilizzo della tecnologia.

Una leva per l’attrattività sanitaria del territorio

La crescita della chirurgia robotica rappresenta anche un elemento rilevante sul piano dell’offerta sanitaria regionale.

Il consolidamento di un programma ad alta specializzazione contribuisce infatti alla capacità attrattiva dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni e si inserisce nella strategia regionale di contrasto alla mobilità sanitaria passiva, rafforzando la possibilità per i cittadini umbri di trovare nel proprio territorio risposte chirurgiche specialistiche supportate da tecnologie avanzate.

Per i pazienti, la chirurgia robotica può consentire, in numerosi interventi, di operare attraverso incisioni di dimensioni ridotte, con una maggiore precisione dei movimenti chirurgici e una visione tridimensionale ad alta definizione del campo operatorio.

In numerosi casi, queste caratteristiche possono tradursi in minore perdita di sangue, riduzione del dolore post-operatorio, minore incidenza di complicanze, degenze più brevi e recuperi più rapidi rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto.

Casciari: “L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero degli interventi”

A fare il punto sul significato dei risultati raggiunti è il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, Andrea Casciari, che sottolinea come la crescita della chirurgia robotica debba essere accompagnata da programmazione, controllo dei risultati e investimento sulle professionalità.

“I risultati dei primi sei mesi del 2026 dimostrano come l’innovazione tecnologica produca pienamente valore quando viene inserita all’interno di una programmazione strutturata - sottolinea il direttore generale, Andrea Casciari -. L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero degli interventi robotici, ma governarne lo sviluppo attraverso la programmazione dell’attività, il monitoraggio delle performance, la valutazione dei costi e, soprattutto, l’investimento continuo sulle competenze dei professionisti. È questa integrazione tra tecnologia, organizzazione e formazione che consente di rendere sostenibile nel tempo la crescita della chirurgia robotica”.

Il dato di Terni nel quadro nazionale

I numeri del primo semestre restituiscono dunque una crescita su più livelli. Sono aumentate le procedure complessive, passate dalle 176 del primo semestre 2025 alle 268 del 2026; sono cresciuti i volumi delle principali discipline; l’utilizzo della piattaforma ha raggiunto il 98% nei giorni feriali nel secondo trimestre; parallelamente è proseguito il lavoro sulla formazione e sull’ampliamento delle indicazioni chirurgiche.

Il dato più significativo, al di là della singola cifra, è quindi la progressiva trasformazione della chirurgia robotica in un’attività strutturata e multidisciplinare. La piattaforma non rappresenta soltanto una tecnologia a disposizione dei chirurghi, ma diventa parte di un sistema che comprende programmazione, organizzazione delle sale operatorie, controllo dei costi, formazione e sviluppo delle competenze.

È su questo equilibrio che il Santa Maria di Terni costruisce la propria crescita: più interventi, più specialità coinvolte, un utilizzo più intenso della piattaforma e un investimento parallelo sulla preparazione dei professionisti. Un percorso che, alla luce dei dati dei primi sei mesi, colloca l’attività robotica ternana tra quelle maggiormente performanti nel ristretto universo dei centri italiani dotati di una singola piattaforma da Vinci e pone le basi per un ulteriore ampliamento del programma nei prossimi mesi.

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