08 Sep, 2026 - 18:00

Discarica Ast, via libera al landfill mining: rimossi 1,1 milioni di metri cubi di vecchi rifiuti per salvare la falda

Discarica Ast, via libera al landfill mining: rimossi 1,1 milioni di metri cubi di vecchi rifiuti per salvare la falda

La Regione Umbria ha dato il via libera definitivo al Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale) per il progetto di ampliamento e bonifica della discarica Ast di Terni. Un passaggio amministrativo che sblocca il piano di landfill mining, un'operazione strategica da cui dipende la rimozione di 1,1 milioni di metri cubi di vecchi rifiuti urbani, responsabili per decenni delle infiltrazioni di percolato nella falda acquifera locale. A dettare la linea politica e tecnica dell'operazione è l’assessore regionale all'Ambiente, Thomas De Luca: “Pieno rispetto dei tempi nell'attuazione dell'Accordo di programma, garantendo la continuità produttiva. Con la revisione dell'Ecotassa raddoppiamo la vita della discarica, disincentivando lo smaltimento e favorendo il recupero”.

Il progetto di landfill mining: stop al percolato e zero consumo di suolo

L'atto autorizzativo, formalizzato dalla Determinazione Dirigenziale n. 8949, fissa l'efficacia della Compatibilità ambientale (Via) a 15 anni e consolida le prescrizioni del decreto del ministero dell'Ambiente sulla Messa in Sicurezza Permanente (Misp). Il cuore dell'intervento è la risoluzione di una criticità ecologica che grava sulla conca ternana dagli anni Ottanta. Il cantiere prevede lo scavo materiale dei rifiuti solidi urbani abbancati dal Comune di Terni prima del 1997, i cui costi di gestione del percolato hanno pesato a lungo sulla collettività.

Una volta svuotato il bacino storico, Arvedi-Ast realizzerà una barriera geologica artificiale di fondo, composta da un metro di argilla compattata e quattro livelli di geocomposito bentonitico, per isolare in modo stagno il nuovo catino e proteggere in via definitiva le acque sotterranee. L'intera operazione industriale avverrà a zero consumo di nuovo suolo: l’ampliamento volumetrico in verticale si svilupperà interamente entro il perimetro di 62 ettari già autorizzati. I materiali estratti saranno vagliati per recuperare circa il 3% di metalli ferrosi e non, mentre le terre pulite di copertura daranno vita a una duna alberata alta fino a 20 metri, un'infrastruttura verde pensata per abbattere polveri, rumore e l'impatto visivo sulle aree residenziali limitrofe.

La compensazione climatica: un bosco urbano per Terni e la Condizione 5

Le prescrizioni imposte da Palazzo Donini al polo siderurgico umbro non si limitano al solo perimetro aziendale. La Condizione Ambientale n. 5 del provvedimento introduce un vincolo stringente sulla responsabilità climatica: la compensazione integrale di 1.177 tonnellate di CO2 generate dai cantieri e dalla logistica.

Per azzerare questo impatto, l'azienda siderurgica dovrà finanziare un Piano di Forestazione Urbana, piantumando essenze arboree su una superficie minima di 6 ettari di terreno. Le aree prescelte saranno quelle immediatamente adiacenti allo stabilimento o, in alternativa, lotti messi a disposizione dall'amministrazione municipale. Qualora gli spazi urbani non dovessero bastare, il deficit sarà colmato obbligatoriamente investendo in nuovi impianti a fonti rinnovabili (FER) o in interventi di efficienza energetica da realizzare entro un biennio. A fine ciclo di coltivazione, è già stato vincolato un ulteriore investimento di 1,2 milioni di euro per il ripristino vegetale definitivo del sito.

La riforma dell’Ecotassa: il Ddl Umbria Circolare e i fondi ai Comuni

L'approvazione del Paur viaggia in parallelo con una profonda revisione fiscale, contenuta nel DDL Umbria Circolare attualmente in fase di approvazione all'Assemblea Legislativa. A partire dal 2028, l'Ecotassa per il conferimento dei rifiuti speciali cambierà fisionomia. Il nuovo impianto normativo abbandona il prelievo punitivo sui minimi imponibili in vigore dal 1997, per introdurre un meccanismo di premialità ambientale basato sul merito.

È lo stesso assessore Thomas De Luca a chiarire la portata della riforma fiscale: “Smaltire costerà proporzionalmente di meno quanto più i residuali delle scorie saranno riciclati. Ad esempio la tariffa si ridurrà al 70% con un recupero di scorie del 5%, al 25% con un recupero del 50%, fino a scendere al 10% se si supera l'80% di riciclo”. Questo incentivo economico, favorendo il recupero spinto, permetterebbe di raddoppiare la vita utile della discarica, portandola a superare i 30 anni di operatività. Il gettito generato avrà inoltre una redistribuzione etica sul territorio: il 5% andrà direttamente ai Comuni ospitanti e limitrofi per finanziare il monitoraggio ambientale e sanitario, mentre la quota restante alimenterà il Fondo regionale per l'economia circolare, destinato a sostenere le bonifiche pubbliche dei siti contaminati.

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