13 Sep, 2026 - 08:00

“Etruschi di campagna”, Mario Valentini racconta le radici della Tuscia perugina e dell’anima di Perugia

“Etruschi di campagna”, Mario Valentini racconta le radici della Tuscia perugina e dell’anima di Perugia

Un viaggio nella storia più antica del territorio perugino, ma anche una riflessione sul presente e sulla responsabilità di custodire la memoria. È questo il percorso proposto da “Etruschi di campagna, una storia civile della Tuscia perugina”, il nuovo libro di Mario Valentini, presentato venerdì 11 settembre nell’Aula Magna di Palazzo Gallenga, sede dell’Università per Stranieri di Perugia. 

L’incontro ha richiamato un pubblico numeroso e ha messo al centro un’opera che, attraverso la storia degli Etruschi, prova a ricostruire un legame profondo tra territorio, identità e valori civili. Non soltanto una ricerca sulle tracce archeologiche di una civiltà scomparsa, dunque, ma un racconto che guarda alla terra, alle campagne, alle persone e a quella memoria collettiva che continua a dare forma al carattere di una comunità.

A dialogare con l’autore sono stati Valerio De Cesaris, rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Nadia Togni, docente di Storia del Cristianesimo all’Università di Ginevra, e Leonardo Varasano, storico e consigliere comunale di Perugia, curatore della prefazione del volume. È intervenuta anche l’assessore comunale Alessandra Sartore, che ha portato i saluti della sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi.

Dalle campagne etrusche alle radici di Perugia

Classe 1939, Mario Valentini ha ricoperto diversi incarichi politici e istituzionali, tra cui quello di sindaco di Perugia dal 1990 al 1995. Con “Etruschi di campagna” torna a occuparsi delle radici storiche e culturali della città, proseguendo idealmente il percorso avviato con il precedente volume “L’anima libera e fiera di Perugia”, pubblicato da Volumnia Editrice nel 2022.

Il filo conduttore tra i due libri è evidente e si fonda su una convinzione precisa: dove affondano le radici etrusche nasce anche l’anima libera e fiera di Perugia. Un’identità che, nella lettura proposta da Valentini, non deriva soltanto dai grandi monumenti, dalle mura cittadine o dai reperti più conosciuti, ma anche dalla storia meno visibile delle campagne e dei territori che hanno accompagnato lo sviluppo della comunità.

Il nuovo volume, composto da oltre 200 pagine, concentra infatti l’attenzione sugli Etruschi fuori dalle mura, sulle loro attività, sul lavoro, sulla vita quotidiana, sui rapporti con il territorio e sulle tracce lasciate nel paesaggio. Un punto di vista che consente di allargare lo sguardo oltre la dimensione monumentale e urbana, restituendo centralità a luoghi spesso considerati soltanto come sfondo, ma che custodiscono una parte essenziale della storia dell’Italia centrale.

Come si legge nella bandella del libro, “ogni collina, ogni valle della Tuscia perugina custodisce una storia millenaria. Prima di Roma, prima dei castelli medievali, prima dei Comuni, queste campagne furono la casa degli Etruschi. Attraverso documenti, testimonianze archeologiche e un’attenta rilettura delle fonti, il libro accompagna il lettore alla scoperta di un mondo ancora sorprendentemente vicino”.

Una civiltà ancora presente nella memoria del territorio

L’obiettivo del libro non è soltanto riportare alla luce una civiltà antica, ma mostrare quanto quella presenza continui a sopravvivere nelle forme del paesaggio, nelle tradizioni e nella percezione che le comunità hanno dei propri luoghi.  “Etruschi di campagna” viene definito anche “un invito a riconoscere nelle radici storiche una parte della nostra identità e a custodire un patrimonio culturale e civile da trasmettere alle nuove generazioni”.

Il passato, in questa prospettiva, non viene trattato come un capitolo chiuso. Diventa piuttosto uno strumento per leggere il presente e per comprendere che cosa significhi appartenere a un territorio. La storia degli Etruschi si trasforma così in una riflessione sul modo in cui una comunità costruisce nel tempo la propria identità e trasmette valori e consapevolezze. La stessa quarta di copertina suggerisce che la più grande vittoria degli Etruschi sia stata quella di lasciare un’impronta così profonda da continuare a essere raccontati ancora oggi.

L’Etruria di campagna, dunque, non è del tutto scomparsa: resta nella terra, nei segni del paesaggio e nelle storie di chi vive ancora in quei luoghi.

Valentini: “Ho tentato di scavare nelle radici della civiltà perugina”

Nel corso della presentazione, l’autore ha spiegato il legame personale che lo ha portato a confrontarsi con la civiltà etrusca, ricordando una fascinazione nata in gioventù e cresciuta attraverso il rapporto con la Tuscia perugina.

“Il libro nasce da una fascinazione giovanile nei confronti di una civiltà presente nel territorio dove io sono nato e cresciuto, la Tuscia perugina - ha dichiarato Valentini -. Ho tentato di scavare nelle radici della civiltà perugina e ho capito che sono quelle dalle quali è nata l’anima libera e fiera di Perugia, per i contenuti, per i tratti distintivi di una società che ancora difende quei valori, come la solidarietà, il rispetto e la parità donna-uomo, ma soprattutto un orgoglio di appartenenza, una convinzione che il proprio destino deve essere definito, stabilito, costruito dalle persone, dai cittadini, dalla gente. Questa civiltà ci ha insegnato a difendere la nostra autonomia, il nostro modo di essere, la consapevolezza di poter gestire il proprio destino”.

Nelle parole di Valentini, la ricerca storica si lega quindi a una riflessione sui valori che ancora oggi possono essere riconosciuti nella vita della comunità: solidarietà, rispetto, parità tra donne e uomini, orgoglio di appartenenza e capacità di costruire autonomamente il proprio futuro.

Il libro diventa così anche una forma di dialogo tra generazioni. Raccontare gli Etruschi significa interrogarsi su ciò che è rimasto, ma anche su ciò che rischia di essere dimenticato se non viene studiato, valorizzato e trasmesso.

Varasano: “Un dono preziosissimo” per Perugia

Particolare rilievo è stato dato da Leonardo Varasano alla prospettiva scelta dall’autore. Il volume, infatti, non si concentra sugli Etruschi già noti e collocati dentro le mura della città, ma porta l’attenzione verso la dimensione rurale e verso quei territori che hanno rappresentato una parte decisiva della storia perugina.

“Quell’anima libera e fiera si vede ancora nelle vestigia della nostra città - ha affermato Varasano -. Valentini si occupa non degli Etruschi già noti dentro le mura, ma degli etruschi fuori dalle mura, quelli che egli definisce con una espressione efficace ‘gli Etruschi di campagna’; il libro è un dono preziosissimo, scaturito dal sentimento d’amore dell’autore verso la città di cui è stato anche sindaco e di cui è tutt’ora innamorato; così ci lascia questa primizia, uno sguardo significativo e originale, carico di sentimento e di studio ben equilibrati, come raramente avviene”.

Il giudizio di Varasano mette in evidenza uno degli aspetti centrali del lavoro: l’equilibrio tra approfondimento e sentimento. La storia non viene proposta come una semplice successione di date e avvenimenti, ma come un racconto capace di restituire il rapporto tra le persone e i luoghi, tra le tracce del passato e il modo in cui ancora oggi vengono percepite.

Il valore dell’incontro e del dialogo

La presentazione a Palazzo Gallenga ha assunto un significato particolare anche per la natura dell’istituzione che l’ha ospitata. L’Università per Stranieri, pur essendo fortemente proiettata verso una dimensione internazionale, mantiene un legame diretto con la città e con il territorio.

“L’Università per Stranieri è internazionale - ha sottolineato De Cesaris - ma al tempo stesso è radicata nel territorio, è un’istituzione di Perugia e dei Perugini e quindi siamo felici di ospitare la presentazione di questo libro che racconta un pezzo della storia del territorio. Mario Valentini sottolinea diversi valori, tra cui aspetti di modernità della civiltà etrusca, in particolare rispetto al ruolo della donna che non era del tutto subalterna all’uomo e per quei tempi comunque era qualcosa di innovativo, e poi anche questa capacità di una civiltà radicata in Italia centrale, di incontrare, di dialogare attraverso il commercio, con le città etrusche sul mare; quindi c’è anche il tema dello scambio, dell’incontro con altre civiltà e questo resta valido anche oggi, in un tempo in cui appunto il valore dell’incontro e del dialogo resta fondamentale”.

Il rettore ha richiamato alcuni elementi della civiltà etrusca che possono parlare anche alla contemporaneità. Tra questi, il ruolo della donna, la capacità di scambio e la propensione al dialogo con altre comunità attraverso i commerci e le relazioni. Temi che, pur appartenendo a un contesto storico lontano, continuano a offrire spunti di riflessione in una società nella quale l’incontro tra culture e il confronto tra esperienze rappresentano una necessità quotidiana.

Il ricavato destinato alla ricerca e alla solidarietà

Il progetto editoriale presenta inoltre una finalità concreta che va oltre la dimensione culturale. L’intero ricavato della vendita del libro sarà infatti devoluto a due associazioni impegnate in ambiti particolarmente delicati: l’Associazione italiana tumori neuroendocrini, Ainet, e l’Associazione nazionale Sindrome di deficit CTNNB1.

La scelta attribuisce alla pubblicazione un ulteriore significato. Il libro non è soltanto un’opera dedicata alla riscoperta delle radici etrusche e alla storia civile della Tuscia perugina, ma diventa anche uno strumento di sostegno alla ricerca contro il cancro e alle persone che convivono con una rara malattia congenita. Cultura e solidarietà si incontrano quindi all’interno dello stesso progetto, trasformando la memoria storica in un gesto concreto rivolto al presente.

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