L’Umbria possiede competenze, capacità imprenditoriali e un tessuto produttivo capace di adattarsi ai cambiamenti, ma il salto di qualità passa ora dalla capacità di trasformare conoscenza, innovazione e ricerca in valore economico stabile per il territorio.
È questo il cuore del ragionamento di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, che richiama l’attenzione su alcune delle principali sfide che attendono il sistema regionale: digitalizzazione delle imprese, sostegno alle realtà di minori dimensioni, trasferimento tecnologico, brevetti, proprietà industriale e costruzione di una rete più solida tra mondo produttivo, università e istituzioni.
«L’Umbria ha competenze e capacità imprenditoriali importanti: dobbiamo creare le condizioni perché possano generare più innovazione e più valore qui, nel nostro territorio», afferma Mencaroni.
Il primo punto riguarda la struttura stessa dell’economia umbra, caratterizzata da una forte presenza di piccole e medie imprese, spesso chiamate a competere in mercati sempre più complessi con risorse organizzative e finanziarie inferiori rispetto ai grandi gruppi.
Secondo Mencaroni, proprio queste imprese hanno dimostrato negli anni una notevole capacità di reazione e trasformazione.
«Le imprese umbre hanno dimostrato molte volte di saper cambiare, anche quando dimensioni ridotte e risorse limitate rendono tutto più difficile», sottolinea il presidente della Camera di Commercio.
Il problema, dunque, non è la mancanza di capacità imprenditoriale, quanto piuttosto la necessità di costruire un contesto che renda più semplice innovare, accedere alle competenze e adottare strumenti che, soprattutto per le realtà più piccole, possono risultare difficili da introdurre senza supporto.
Uno degli ambiti decisivi è quello della transizione digitale.
Non si tratta più, osserva Mencaroni, di un tema riservato alle imprese tecnologiche, ma di una trasformazione che riguarda ormai tutti i settori: produzione, servizi, commercio, artigianato e organizzazione interna delle aziende.
Per le imprese di dimensioni ridotte, tuttavia, il passaggio può risultare particolarmente impegnativo.
«La transizione digitale è una sfida concreta per tutte, soprattutto per le più piccole, che hanno bisogno di competenze, strumenti e accompagnamento».
Il rischio è che l’innovazione proceda a velocità differenti, creando una distanza crescente tra le aziende già attrezzate per investire in nuove tecnologie e quelle che, pur avendone bisogno, incontrano maggiori ostacoli economici o organizzativi.

È in questo spazio che, secondo Mencaroni, la Camera di Commercio può continuare a svolgere una funzione di accompagnamento.
Il presidente richiama l’esperienza maturata attraverso il Punto Impresa Digitale, le attività di formazione e gli interventi collegati alla doppia transizione digitale ed ecologica.
L’obiettivo è mettere le aziende nelle condizioni di comprendere quali innovazioni siano realmente utili, quali competenze servano per adottarle e come integrare i nuovi strumenti nei processi produttivi.
Non quindi digitalizzazione come semplice acquisto di tecnologie, ma come cambiamento organizzativo e culturale, capace di aumentare produttività, competitività e capacità di presidiare nuovi mercati.
La stessa logica riguarda la sostenibilità ambientale, ormai sempre più intrecciata all’innovazione tecnologica e alle nuove richieste provenienti dai mercati.
Il secondo grande tema riguarda il rapporto tra ricerca e sistema produttivo.
L’Umbria dispone di competenze accademiche, professionali e imprenditoriali, ma la vera sfida consiste nel riuscire a trasformare queste conoscenze in risultati concreti: brevetti, proprietà industriale, nuovi prodotti, servizi e processi innovativi.
È questo, secondo Mencaroni, uno dei terreni sui quali occorre rafforzare maggiormente il sistema regionale.
La ricerca, da sola, non basta se non riesce a incontrare l’impresa. Allo stesso modo, un’azienda difficilmente può sviluppare innovazione avanzata senza poter accedere a competenze scientifiche, tecnologiche e finanziarie esterne.
Da qui la necessità di costruire una rete più stretta e permanente.
«Su questo nessun soggetto può agire da solo», osserva Mencaroni, indicando la necessità di un rapporto sempre più strutturato tra imprese, università, centri di ricerca, Regione, sistema del credito e associazioni di categoria.
Il punto è creare un ecosistema nel quale un’idea possa trovare rapidamente competenze, finanziamenti e strumenti per diventare un progetto industriale.
Per il presidente della Camera di Commercio, la partita dell’innovazione umbra si gioca proprio qui: evitare che competenze, ricerca e capacità imprenditoriali restino isolate e fare in modo che possano produrre crescita direttamente sul territorio.
Una prospettiva che riguarda non soltanto la competitività delle singole aziende, ma anche la capacità dell’Umbria di trattenere conoscenze, investimenti e opportunità.